La fine del mondo

Il mondo dell’Informazione, non solo quella della carta stampata, ha gridato alla lesa maestà perché Grillo, parlando della potenziale chiusura di 70 giornali in Italia, per mancanza di fondi pubblici, ha osato dire: “finalmente una bella notizia”. 
“L’anticamera dell’autoritarismo” l’ha definita l’amico Franco Siddi responsabile della Federazione dei Giornalisti che parla di “professione dell’antipolitica” e di strategia tesa ad “ammazzare il malato, invece che curarlo”. Il politico di cinque stelle non è nuovo a queste “attenzioni”, soprattutto adesso che, al di là di quel che raccontano gli organi di informazione, pare aver sempre più presa tra la gente e, quel che fa più paura, anche nell’elettorato. Ma non è di Grillo che voglio parlare, ma solo di questa sua ennesima provocazione. 
Ed allora mi chiedo se sia giusto che in Italia siano stati spesi per anni miliardi di euro per “garantire” il cosiddetto “bene pubblico” della libertà di Stampa? Nel 2012, nonostante l’iniziale “apprensione” del governo tecnico siamo arrivati alla non irrilevante cifra di 114 milioni di euro l’anno.

L’ipotesi che si riveda questo contributo, al ribasso, ha fatto parlare a troppi di “catastrofe” della Libertà di Stampa, chiusura di 70 giornali e di perdita di circa 4.000 postidi lavoro. Pensate! Questi soldi, questa marea di Miliardi (non meno di cinque secondo calcoli abbastanza approssimativi) viene erogata, con modalità e metodi tutt’affatto equi, sin dal 1981. Dalla bellezza di 31 anni siamo diventati un Paese finalmente Informato in maniera Libera e Pluralista, solo grazie alle nostre tasse. Non scherziamo! 
Questa del finanziamento pubblico ai giornali è un’altra delle innumerevoli ANOMALIE italiane, del Regime Sfascista Italiano, quello che obbliga al Canone Televisivo per la Rai che non guarda più nessuno, che continua ad insistere sulla distribuzione per Edicole (irreggimentate, in sistema, dal fascismo proprio per il miglior controllo e la censura dei giornali e mantenute, come le farmacie, per un doveroso privilegio di casta), all’esistenza dell’Ordine dei Giornalisti, unico al mondo che consente solo a chi è iscritto all’ordine il “diritto” di esprimere fino all’estremo la propria libertà di pensiero. 


Anche per questo, siamo un Paese unico al mondo. Ma, quantomeno su questo, non certo il più bello al mondo. Insomma oltre che per le strade (che non abbiamo), le ferrovie (che non funzionano), gli ospedali (che comunque ci rattoppano), oltre che per la pubblica sicurezza, il governo della cosa pubblica etc. etc. le tasse noi le paghiamo anche per garantire la Libertà di Stampa dei giornalisti, non quella dei cittadini. 
È a dir poco allucinante, per esempio, che ad oggi abbiamo speso quasi un miliardo di euro (850 milioni per l’esattezza) per foraggiare i giornali di partito. Paghiamo ancora profumatamente la Voce repubblicana, L’Europa, La Discussione, La Padania, Terra, Zukunft in Suditirol, L’Avanti, L’Unità, il Secolo d’Italia. Ah, paghiamo anche il Romanista (!!!). 
E tutti stiamo zitti. Finchè ce n’è, viva il re!
Perché offendere la Casta dei giornalisti in Italia è apologia di peccato ancor più che se parlassimo male del Papa e della Chiesa (a proposito milioni di euro li paghiamo anche per i giornali dei loro vescovi). 
A confidarvela tutta, anche io ne faccio parte di questa Casta, perché per garantirmela questa libertà di informazione DEBBO avere la tessera in tasca, altrimenti invece di licenziarmi e lasciarmi senza lavoro, probabilmente mi avrebbero anche arrestato. La verità che aziende (editoriali) che, in un sistema liberista, dovrebbero confrontarsi come tutte le altre, semplicemente con il mercato e facendo leva solo sulle loro proprie risorse, vengono assistite direttamente (finanziamenti) ed indirettamente (agevolazioni postali, fiscali, trasporto ed altre) in una maniera che, a conti fatti, è diventata insopportabile anche per la repubblica delle banane tricolore.

Se, come sembra, questo Governo (o il nuovo) prende mano ai conti e cancellasse questo iniquo sostegno, probabilmente sarebbero ben più di 70 i giornali in fallimento, cifra ipotizzata se si attuasse una riduzione di circa il 40% del finanziamento. 
Ma, se ciò avvenisse, siamo proprio sicuri che questo provocherebbe automaticamente la fine della Libertà di Stampa? Parliamone, perché io non ne sono affatto convinto. Diverso è il discorso degli addetti e dei lavoratori dell’Informazione. Ma per loro le prospettive, probabilmente si sposterebbero su altri tipi di media e di organi di informazione. Su altro modo di fare informazione e comunicazione:
Anche se, tranquilli, i Giornali e i Libri stampati, non moriranno mai.


Antonello Zappadu

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