HO UN GRILLO PER LA TESTA

IL ROMANTICISMO DELL’ANTIPOLITICA


Beh, potete giurarci. Siatene certi, adesso verrà mobilitato l’intero orbe terracqueo del chiacchiericcio televisivo per spiegare il “fenomeno” dei penta stellati e del populismo antipolitico dei suoi leader. Poco importa se, loro, i protagonisti di questa nuova faccia dell’Italia che sarà, non hanno alcuna voglia di farsi riconoscere né come leader, né sentirsi chiamare onorevoli o depositari della cosa pubblica per interposta persona (gli elettori). Poco importa, perché i commentatori del mediatico mondo digitale e papirstampato, cioè del nulla avranno di che ciarlare per spiegare le nuove tendenze di un elettorato finalmente consapevole della sua dissacrante forza riformatrice e progressista. Proveranno a spiegarlo, come sempre, come finora hanno sempre fatto. Vale a dire con le arcaiche e desuete formule dell’ancien regime: e quindi via alle critiche sulle derive populiste e demagogiche di chi, da anni ormai, sta ponendo al centro della sua analisi politica la rottamazione (questa sì) dell’intero bagaglio politico di una classe dirigente che ha rovinato il Paese. E poiché casta non mangia casta, non saranno pochi (anche se sempre gli stessi) i critici e analisti politici che, dall’alto della loro prosopopea saccente, decreteranno i limiti temporali e di contenuto di un messaggio così assurdamente ribaltante. Insomma un episodico incidente di percorso, persino comico, che, evidentemente è destinato a svanire col tempo. Il grandissimo merito del calabrone Grillo è quello di fottersene, delle logiche del mercato mediatico e di andare dritto per la sua strada. Fissando fin da adesso i contorni anche del prossimo passo, il programma di domani mattina, con lo sconvolgente messaggio numero cinquantatre. Sconvolgente, ovviamente per chi non vuol capire, ma chiarissimo e preveggente per chi parla lo stesso linguaggio e mette in essere la stessa operatività. Bellissimo per me, da qui in Colombia, è stato assistere alla diretta che i penta stellati siciliani hanno messo in piedi per annunciare al mondo gli accadimenti dello spoglio e della vicende della loro terra.

Incantato nel saperli, per due settimane, affollare le piazze di tutte le contrade della Trinacria per lanciare il loro messaggio di amore per la loro terra e, subito dopo i comizi, ripulire le piazze dalle cartacce e dai rifiuti, meglio di qualsiasi azienda municipalizzata atta alla nettezza urbana. Educativo vedere che il primo degli eletti al parlamentino di Palazzo dei Normanni ha preso meno preferenze del secondo o terzo degli esclusi del Piddì, perché tra gli M5S quel che vale è il gruppo non il candidato. Eppoi che dire di quel messaggio “qualunquista e populista” che porterà questi cittadini normali ad auto dichiarare la restituzione delle somme mensili di “retribuzione” superiori al minimo sindacale prefissato in cinquemila euro, in luogo delle tante mila e mila euro che, da sempre, tutti gli impudenti e spocchiosi “onorevoli” componenti la casta percepiscono per le loro tasche e la loro trimalcionica e gargarozzona cupidigia. Il 53, inteso come comunicato, così recita: “Terremo sempre un piede fuori dal Parlamento, quindi con i nostri rimborsi, con i nostri stipendi, che non dovranno superare un certo limite, con tutte le cose fatturate, messe online. Quelli di fuori controlleranno quelli dentro e quelli dentro saranno a disposizione di quelli fuori, cioè i Cittadini fuori potranno esporre una loro legge e proposta che verrà messa dentro attraverso i parlamentari e discussa in Parlamento.


E tutto questo per un tempo massimo e comunque determinato, affinché la cosa pubblica sia amministrata sempre da cittadini normali, in prestito, e non da professionisti della politica, in eterno conflitto di interessi con la loro avida cupidigia personale.
Comunque la pensiate questo ritorno alla naturalezza, altruismo, gratuità e volontarismo delle azioni pubbliche, ha un che di mistico. Con tutto il rispetto dovuto, somiglia tanto al Nazireato di Gesù e dei suoi seguaci, a quel voto di umiltà e povertà che, alla lunga, finì per avere il sopravvento persino sul più grande degli imperi dell’antichità. Ed a guardar, anzi, a mirar ancor più attentamente può anche succedere che… come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei.
Ed è un suon piuttosto suadente.
Buon lavoro amici, cittadini della nostra normalità
Antonello Zappadu

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