Prato, strage nella fabbrica-dormitorio video sette morti tutti cinesi

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Drammatico bilancio dell’incendio divampato in un’azienda tessile cinese. Altri due corpi sono stati estratti dalle macerie del tetto crollato andando ad aggiungersi agli altri 5 già recuperati. Tre feriti gravi. Il governtore Rossi:”Sotto la soglia dei diritti umani”

banner repubblicaPRATO - Una tragedia del lavoro nero e dell’immigrazione nel distretto tessile cinese che probabilmente contiene la più grande contraddizione, appunto, tra immigrazione e sfruttamento nel lavoro. Sono morti in sette, mentre lavoravano. I resti carbonizzati li hanno trovati i vigili del fuoco nel capannone dove aveva sede l’azienda tessile cinese, nella zona Macrolotto di Prato. All’inizio non è stato nemmeno possibile determinarne il sesso. Erano incastrati sotto i detriti del tetto distrutto nel rogo. Uno di loro è stato trovato con un braccio fuori dalla finestra che aveva rotto nel vano tentativo di salvarsi, per essere poi bloccato dalle sbarre dell’inferriata. Dei tre feriti, due uomini sono più gravi e si trovano al reparto di rianimazione dell’Ospedale Nuovo di Prato, per intossicazione da monossido.

Al momento dell’incendio nell’edificio c’erano una decina di persone. I vigili del fuoco continuano a cercare tra le macerie dei “loculi” di cartongesso crollati nell’incendio, che servivano probabilmente come alloggio per i lavoratori della ditta. Una delle vittime era in pigiama. Una fotografia impietosa dello sfruttamento al limite della schiavitù più volte denunciato dietro il fenomeno dell’esplosione della piccola imprenditoria cinese (soprattutto tessile) nella zona di Prato, alla quale corrisponde una concentrazione record di lavoratori immigrati. Spesso in nero e in queste drammatiche condizioni di vita.

A dare l’allarme è stato un ex carabiniere
. “Stavo passando con la mia auto – ha raccontato Leonardo Tuci dell’Associazione nazionale carabinieri in congedo – quando ho visto una colonna di fumo provenire dal capannone. Mi sono avvicinato e ho visto che c’erano alcuni cinesi che mi venivano incontro piangendo e urlando. Sono corso verso il capannone e ho visto un uomo con un estintore in mano. Allora ne ho preso uno anch’io. Era stremato, anche per il freddo, e continuavo a sentire le loro urla”.

ll capannone che i lavoratori cinesi usavano anche da dormitorio era costituito da “loculi” sopraelevati, tutti in fila lungo una parete e costruiti in cartongesso ma anche in semplice cartone per dividere i diversi ambienti. I primi cinque morti sono stati trovati lì.
Il capannone ospitava anche altre ditte. Non è escluso che per riscaldare il dormitorio ci fosse una stufa elettrica, ma le cause ancora non sono state accertate.

I vigili del fuoco continuano a cercare. “Stiamo facendo un lavoro di spegnimento e messa in sicurezza, stiamo lavorando con molta cautela – ha spiegato il comandante Vincenzo Bennardo – soprattutto nella parte in cui c’è stato il crollo del tetto. L’incendio è ancora covante perché i materiali di lavorazione hanno una copertura che noi dovremo togliere per spegnere i focolai”.

PRATO - Una tragedia del lavoro nero e dell’immigrazione nel distretto tessile cinese che probabilmente contiene la più grande contraddizione, appunto, tra immigrazione e sfruttamento nel lavoro. Sono morti in sette, mentre lavoravano. I resti carbonizzati li hanno trovati i vigili del fuoco nel capannone dove aveva sede l’azienda tessile cinese, nella zona Macrolotto di Prato. All’inizio non è stato nemmeno possibile determinarne il sesso. Erano incastrati sotto i detriti del tetto distrutto nel rogo. Uno di loro è stato trovato con un braccio fuori dalla finestra che aveva rotto nel vano tentativo di salvarsi, per essere poi bloccato dalle sbarre dell’inferriata. Dei tre feriti, due uomini sono più gravi e si trovano al reparto di rianimazione dell’Ospedale Nuovo di Prato, per intossicazione da monossido.

Al momento dell’incendio nell’edificio c’erano una decina di persone. I vigili del fuoco continuano a cercare tra le macerie dei “loculi” di cartongesso crollati nell’incendio, che servivano probabilmente come alloggio per i lavoratori della ditta. Una delle vittime era in pigiama. Una fotografia impietosa dello sfruttamento al limite della schiavitù più volte denunciato dietro il fenomeno dell’esplosione della piccola imprenditoria cinese (soprattutto tessile) nella zona di Prato, alla quale corrisponde una concentrazione record di lavoratori immigrati. Spesso in nero e in queste drammatiche condizioni di vita.

A dare l’allarme è stato un ex carabiniere
. “Stavo passando con la mia auto – ha raccontato Leonardo Tuci dell’Associazione nazionale carabinieri in congedo – quando ho visto una colonna di fumo provenire dal capannone. Mi sono avvicinato e ho visto che c’erano alcuni cinesi che mi venivano incontro piangendo e urlando. Sono corso verso il capannone e ho visto un uomo con un estintore in mano. Allora ne ho preso uno anch’io. Era stremato, anche per il freddo, e continuavo a sentire le loro urla”.

ll capannone che i lavoratori cinesi usavano anche da dormitorio era costituito da “loculi” sopraelevati, tutti in fila lungo una parete e costruiti in cartongesso ma anche in semplice cartone per dividere i diversi ambienti. I primi cinque morti sono stati trovati lì.
Il capannone ospitava anche altre ditte. Non è escluso che per riscaldare il dormitorio ci fosse una stufa elettrica, ma le cause ancora non sono state accertate.

I vigili del fuoco continuano a cercare. “Stiamo facendo un lavoro di spegnimento e messa in sicurezza, stiamo lavorando con molta cautela – ha spiegato il comandante Vincenzo Bennardo – soprattutto nella parte in cui c’è stato il crollo del tetto. L’incendio è ancora covante perché i materiali di lavorazione hanno una copertura che noi dovremo togliere per spegnere i focolai”.

Immigrazione. Prato dichiarava ufficialmente, nel 2010, 17 mila immigrati cinesi, ma il numero supera probabilmente i 50 mila contando i clandestini. “Dopo l’esplosione – è la dichiarazione dell’Adoc, Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori – chiediamo allo Stato di porre fine a queste sventure e di ripristinare i diritti dei cittadini cinesi in Italia, che spesso vivono e lavorano in condizioni limite, vicini alla schiavitù”.

Le reazioni. 
“Il mio pensiero è per la tragedia di Prato. Grave la violazione della dignità umana dei lavoratori” ha detto il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge con un tweet. E un amaro atto d’accusa arriva dal governatore della Toscana Enrico Rossi: “Questa tragedia l’abbiamo sulla coscienza tutti. Occorre andare più a fondo nella denuncia della più grande concentrazione di lavoro nero in Italia. Siamo sotto la soglia dei diritti umani”.
“Questa tragedia non mi sorprende”, ha detto l’assessore alla sicurezza del Comune di Prato Aldo Milone, tra i primi ad arrivare davanti alla fabbrica. “Più volte abbiamo detto quello che poteva succedere in questi capannoni alla presenza di dormitori, con impianti elettrici scadenti, non a norma”.

“L’incendio di oggi è un episodio gravissimo, una tragedia che non può e non deve ripetersi.  Esprimo tutto il mio dolore per i lavoratori costretti, per necessità,  a vivere e lavorare nell’illegalità e alle loro famiglie”, ha detto la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli (Pd). Profondo dolore per le vittime è stato espresso anche da Deborah Bergamini di Forza Italia: “I fatti di oggi ci ricordano ancora una volta, e con estrema gravità, che i manufatti prodotti dalle fabbriche cinesi presenti sul nostro territorio sono così economici perché per produrli si risparmia non solo sulla qualità ma anche sulla dignità umana dei lavoratori. Presenterò un’interrogazione al governo per sapere quali misure urgenti intenda adottare”. Per Matteo Salvini, vicesegretario federale della Lega Nord, si tratta della “cronaca di una morte annunciata. Perché si vuole continuare a chiudere gli occhi su quello che accade dietro ai cancelli di fabbriche e laboratori gestiti da extracomunitari?”.

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