“Berluscolandia”… il libro su villa Certosa

Il libro nella doppia versione: in lingua Cece e in lingua italiana

Il libro nella doppia versione:  lingua Ceca e in lingua italiana

 

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“Berluscolandia”, (200 pagine a colori con 186 immagini totalmente inedite) è un libro di testo con foto annesse che raccontano il mio lavoro ma soprattutto la mia verità sui famosi ‘scatti’ su Berlusconi e villa Certosa.
Il libro la racconta, ripercorrendo, sommariamente, le mie vicende, che mi vedono ‘partecipe’ alla liberazione del piccolo Kassam sino alle foto di Berlusconi e Mirek Topolanek.
Raccontano il mio rapporto con un mondo a me, sino allora parzialmente, sconosciuto. Il mondo degli avvisi di garanzia, delle perquisizioni, degli interrogatori, dei pedinamenti, delle minacce, dei processi… Un mondo di avvocati, giudici, e, calunniatori.
Otto anni di lavoro che ha avuto inizio nel settembre 2009, scrivendo, prima in un mio blog e poi nei social per denunciare di quando e quanto Berlusconi abbia violato una miriade di leggi. Di quanto, questo signore, si sia fatto beffa dei principi fondamentali di uno Stato democratico e delle sue regole, visto che costui confligge con la legge anche quando va in gabinetto.

 

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Dal libro “Berluscolandia” 

(…) Cristo! Era un’estate di merda!. Un caldo infernale, non si respirava, non tirava un alito di vento, e senza auto ero vincolato agli amici che, per simpatia, ma soprattutto per commiserazione, venivano a raccogliermi per portarmi al mare. Quel giorno di metà agosto del 2015 aspettavo Roberto; mi aveva già preavvertito che avrebbe tardato di un’ora. Il caldo, giuro, mi faceva boccheggiare.

Mi immaginavo in acqua nelle ‘piscine’ di Coda Cavallo, davanti la maestosità dell’isola di Tavolare, il sole, il sale nella pelle, l’acqua fresca, i graniti: stavo impazzendo di voglia di mare.

Per passare quell’ora di attesa decisi di aprire la cartella delle immagini archiviate dal Cd, scartai le foto viste e riviste e puntai sui filmati. Do uno sguardo fugace, uno, due, tre filmati, ognuno pochi secondi, 10, 20, raramente più di un minuto. Si vede Berlusconi che parla del giardino dei cactus, Berlusconi gelataio, Berlusconi nella grotta di pinocchio. Filmato dopo filmato sono quasi alla fine, ne mancano tre. Intanto Robi mi manda un messaggio tramite whatsapp: ”Pochi minuti è sono da te”. Mi ero collocato gli auricolari per ascoltare meglio, sentivo le voci dei ragazzi, dei professori, degli ospiti, di Silvio, ascoltavo ma non li guardavo. Preferivo navigare su internet, passando da una pagina web ad un’altra. I secondi scorrevano, un video terminava e via un altro, fino ad un punto in cui Silvio Berlusconi, raccontando di un avvenuto ritrovamento e pronuncia la parola: “fenicia”.

Rimando indietro il filmato, caccio via tutte le pagine web aperte che ‘sostano’ nel monitor, lo riavvio dall’inizio e colloco il video a pieno schermo. Non sento più il caldo, l’afa è sparita, la voce nitida di Berlusconi racconta: “..hanno trovato una tomba dove c’erano sepolte due ragazze, della apparente età di 16 anni e avevano i loro monili, li abbiamo conservati, orecchini, bracciale ed anello. Tutti bellissimi, di pasta di vetro. Dell’epoca fenicia”. (…)

 

TUTTO SUCCEDE A FINE LUGLIO DEL 2009

Quando il caso delle 30 tombe fenicie scoppiò nel 2009, l’avvocato Ghedini si affrettò a smentire i giornali, e, specificamente, L’Espresso: “Un’altra miserabile storia. Mai il presidente Berlusconi potrebbe aver parlato del ritrovamento di 30 tombe fenicie nel suo parco, perché mai nulla di simile si trova o è stato rinvenuto nell’area di villa Certosa. Un’area -afferma- già oggetto di un minuzioso accertamento dell’autorità giudiziaria conclusosi poco tempo. In ogni caso, qualsiasi ulteriore controllo in merito potrà essere eseguito in qualsiasi momento. Tutto il resto -spiega il parlamentare del Pdl e avvocato del premier Berlusconi riferendosi ai servizi del gruppo Repubblica-l’Espresso – è solo un tentativo di diffamazione del presidente del Consiglio che comunque continua miseramente a fallire”.

È il giorno seguente. Sempre Ghedini, quasi in un isterismo mediatico-ripetitivo, in una nuova nota recapitata agli organi d’informazione riafferma che: “Le trenta tombe fenicie non ci sono e il Presidente Berlusconi non poteva in alcun modo citarle. Il gruppo Repubblica-l’Espresso non vuole accettare l’evidenza e per difendere le proprie registrazioni, comunque illecite e della cui origine continua a tacere, non consentendo così alcuna verifica”. Poi ricordando riporta, parzialmente, un articolo apparso sull’Unione Sarda nel 2005 in cui si narrava del ritrovamento nell’area di villa Certosa di alcuni reperti archeologici dell’epoca punica.

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I media, sempre quando si tratta di Berlusconi, si dividono: per la stampa di destra la necropoli fenicia: non c’è ‘sta, e per quella ‘comunista’ Silvio Berlusconi è: il capo dei capi dei tombaroli di Cerveteri.
Anche gli esperti si dividono tra possibilisti e scettici.
La mattina successiva l’Osservatorio sulle archeomafie presenta un esposto-denuncia alla procura di Roma, ai carabinieri dei Beni Culturali e, per conoscenza, al ministro Sandro Bondi capo di quel dicastero, per chiedere di far luce sull’ormai celebre chiacchierata erotico-culturale tra il premier e la escort Patrizia D’Addario. Tutto nasce dalla conversazione, registrata dalla signora e poi diffusa dai media, in cui l’allora capo del governo dispensava consigli all’amica su come raggiungere l’orgasmo, rischiando però -almeno alla luce delle sue clamorose rivelazioni- di suscitare qualcosa di molto simile tra gli archeologi più appassionati.
Sempre che la presenza di un insediamento fenicio a Porto Rotondo sia reale e non una sparata per far colpo sull’ospite.

Nel primo caso, come impone la legge, Berlusconi avrebbe dovuto darne subito comunicazione al000_9 soprintendente oppure al sindaco o all’autorità di pubblica sicurezza. Ma Rubens D’Oriano, responsabile dell’ufficio di Olbia della Soprintendenza per i beni archeologici di Sassari e Nuoro, quindi il funzionario preposto a ricevere quell’informazione prima di tutti, dice di non saperne niente: “Al mio ufficio non è pervenuta alcuna informazione di tal genere a meno che, tenuto conto della specialità dell’area per quanto riguarda la sicurezza nazionale, non si sia pensato di darne comunicazione a organismi superiori”. Per quanto riguarda invece la verosimiglianza di una tale scoperta, D’Oriano storce il naso: “Certo, in archeologia quasi nulla si può escludere, ma se dovessi andare alla ricerca di una necropoli fenicia, non la cercherei in quel punto”.

La pensa così anche Piero Bartoloni, docente di Archeologia fenicio-punica all’Università di Sassari: “Francamente per ora non si conosce alcuna ragione che giustifichi la presenza di fenici più a nord di Olbia, in un’area dove oltretutto non avevano interessi minerari. Sarebbe un vero ‘scoop’, perciò sono più propenso a credere che si tratti di una vecchia villa rustica di epoca romana”. Ma Bartoloni evidenzia un altro aspetto curioso: “Chi denuncia il ritrovamento di reperti archeologici ha per legge diritto al 25 per cento del valore dei reperti scoperti”.
Come dire, Berlusconi potrebbe addirittura guadagnarci, come se Silvio avesse necessità di quattro spiccioli dello Stato.

Chi invece, pur con prudenza, non si mostra meravigliato da un eventuale ritrovamento è Marcello Madau, archeologo ed esperto di storia fenicio-punica: “La fonte appare indubbiamente confusa perché parla di Fenici, in Sardegna dall’800 al 530 avanti Cristo circa, datandone però i reperti al 300 avanti Cristo, ossia in età punica. Ciò detto, dietro la confusione delle fonti talvolta si cela un nucleo di verità: chi scambia Remo con Remolo può anche parlare di tombe fenicie del 300 avanti Cristo. Ed è tale confusione a farci sembrare la fonte affdabile”.

Si la fonte è affidabile, affidabilissima, anche perché, ed io ne ho la prova, già agli inizi del 2007 asseriva che a villa Certosa erano state ritrovate delle tombe fenicie ed esattamente due tombe. Lo raccontava agli alunni di una scuola media di Olbia, accompagnati da insegnanti, dal sindaco di Olbia Settimo Nizzi e genitori. La scoperta viene registrata in un filmato in cui appare Berlusconi che illustra la sua scoperta archeologica.

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