J’Accuse

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Ho preso in prestito il J’Accuse di Émile Zola (13 gennaio 1898 L’Aurore) per titolare questo mio scritto nel blog, un “io accuso” a voce alta che parte dall’agosto 2015, quando denunciai pubblicamente la possibilità che Berlusconi si fosse inglobato, dopo averlo scoperto, un sito archeologico nuragico, facendolo passare come un progetto architettonico di abbellimento al parco di villa Certosa.

Così il padrone di casa, dopo il finto vulcano, dopo i finti menhir, il laghetto artificiale, l’atollo caraibico si delizia con un villaggio nuragico tutto suo.
Credo di conoscere Berlusconi oramai come le mie tasche. La mia diffidenza, allora, mi spinse ad indagare a fondo sulla persona e sui fatti. Utilizzando anche i ricordi, provo a metter insieme quella serie di accadimenti di tipo archeologico nel buen retiro smeraldino dell’ex premier. La millanteria di Berlusconi sulle tombe fenice, confidenza fatta a Patrizia D’Addario, i megaliti, l’ispezione nel 2005 a villa Certosa del Corpo Forestale Regionale, la presenza proprio in quell’ispezione dei tecnici della Sovrintendenza archeologica e di una pattuglia di carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale e artistico costituiscono gli indizi iniziali su cui si fondano le mie perplessità.
A questi si aggiungono le mappe satellitari.

Un falso d’autore? Vale a dire una ricostruzione di un pseudo villaggio nuragico solo per il capriccio dell’uomo più potente e tra i più ricchi e fanfarone d’Italia? Oppure una scoperta reale di un sito nuragico vero e perciò potenzialmente straordinario, ma nel contempo, molto problematico per la riservatezza della sua sontuosa dimora che, lo ricordo, da anni viene proposta alla vendita nel mega mercato immobiliare dei nababbi di tutto il mondo per un importo di 500milioni di euro?

Provo a sbrogliare questa matassa… facendo la cronistoria delle circostanze servendomi di mappe satellitari, telematiche e foto aeree, recenti e storiche.

13 gennaio 2007

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È Berlusconi a rivelare ad una scolaresca delle medie di Olbia, in visita a villa Certosa, di un ritrovamento di una tomba che conteneva due scheletri di giovani donne, del loro corredo funebre composto di collane, bracciali e anelli: “… tutti bellissimi, in pasta di vetro. Dell’epoca fenicia”. Corredo funebre che lui, Berlusconi, dichiara di averli: “conservati”.

Nelle immagini sopra: il filmato dove Silvio Berlusconi racconta ai ragazzi di una scuola media di Olbia che durante dei lavori  nel parco di villa Certosa sono emerse delle tombe fenicie.
L’immagine satellitare, nel riquadro giallo, dove Berlusconi racconta l’episodio del ritrovamento.

 

Chi scambia Remo con Remolo, chi afferma che i nuraghi erano dei semplici magazzini, pensare che possa esser un esperto di civiltà Fenicia è poco credibile. Berlusconi capisce di Fenici come un bradipo dell’Amazzonia Peruviana capisce di neve.foto 1
Però, quando, nel filmato afferma che il corredo funebre è di: “pasta di vetro” mi fa pensare che dietro a lui ci sia un suggeritore, uno magari che di Fenici ne capisce… quanto un bradipo capisce di foresta pluviale.
Quindi, il 13 gennaio 2007 Berlusconi “confessa” che nel parco di villa Certosa sono state scoperte tombe dell’epoca fenicia.

Analizzando le foto satellitari nel momento in cui Berlusconi racconta delle tombe abbiamo una situazione, nel parco,  normale, niente di anomalo nella zona del ritrovamento e circostante al ritrovamento.

Nell’aerofotografia accanto datata 2006 viene segnalato con la lettera (A) nel quadrato giallo il luogo del ritrovamento delle tombe fenicie.

Nel riquadro (B) color fucsia un (strano) ritrovamento di un sito che analizzeremo più in basso.

Infine nel riquadro (C) il villaggio nuragico dove verrà costruito per il diletto del  padrone di casa.

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Altre foto, altre situazioni 2008 e 2010 … l’immagine del 2008 presenta un terreno brullo e spoglio di vegetazione, quella del 2010 una vegetazione rigogliosa che da ‘respiro’ ad un probabile rinvenimento archeologico.

La zona presa in esame è quella del riquadro fucsia nella aerofotografia del 2006 che dista dal punto di ritrovamento delle tombe circa 80 metri.

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Sotto un particolare ravvicinato del ritrovamento. La freccia rossa sta’ ad indicare una scala in muratura di 15 scalini che vanno a colmare un dislivello di 2 metri e mezzo dal piano stradale. Tutte le misure sono approssimative compreso i 12 metri del diametro del ritrovamento.

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Mercoledì 5 novembre 2008

Patrizia D’Addario si appresta a fare colazione con l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nella veranda di Palazzo Grazioli in Roma dopo una notte di sesso.
Al processo che si celebrò a Bari racconterà la escort: “Io registrai con il mio telefonino tutto quello che accadde: avemmo rapporti, parlammo a lungo e lui mi dedicò anche delle poesie”.
Dieci mesi dopo, i carabinieri ascoltando i dialoghi di quella colazione, annotavano che ad un certo punto il premier si vantava delle tombe fenicie trovate scavando nel terreno del parco di villa Certosa in Sardegna. Racconta dei megaliti, insomma racconta di un sito archeologico che è venuto alla luce o che sta progressivamente venendo alla luce.
“Fesserie, -si appresterà a dire il suo avvocato- al massimo si tratta di reperti punici”.
Questo succedeva nell’estate del 2009.

Un altro avvocato, Giancarlo Frongia, nel luglio 2015, il mio legale questa volta, mi ricorda di preparargli e mandargli le triangolazioni satellitari, per contrastare l’ennesima accusa di violazione di domicilio avanzata dall’avvocato Ghedini nei miei confronti sulle foto pubblicate nella primavera 2011 dal settimanale l’Espresso, quello con la copertina dal titolo “Voi quorum. Io papi”.
Mentre traccio linee rette, figure geometriche, percorsi e quote su immagini scaricata da Google Earth, l’occhio mi cade su una serie di ‘manufatti’ a cerchi in stile muretti a secco, notoriamente presenti nell’Isola.
Insomma le tipiche costruzioni dei villaggi nuragici in Sardegna. Da tempo vivo in Sudamerica con la mia famiglia e quindi non seguo più con troppo interesse le vicende di villa Certosa. Spinto dalla curiosità e ancora con l’ausilio di internet, colloco sul motore di ricerca le parole ‘villa certosa e villaggio nuragico’ e scovo un articolo del 27 luglio 2012 de La Nuova Sardegna dal titolo: «Villa Certosa diventa un finto parco nuragico».

Sta di fatto che basta osservare più attentamente le immagini da Google (41° 1’11.23” N –  9° 33’ 6.61” E), per accorgersi di non poche strane anomalie: per esempio il collocamento delle ‘capanne’, alcune raggruppate anche se in modo caotico ed altre più lontane. Quelle più a nord sono quattro, tre a nord-est ed una a nord-ovest: proprio quest’ultima ha qualcosa di particolare. Le due foto sotto sono stata immortalate dal satellite, la prima nell’agosto del 2013 e la seconda immagine, sempre satellitare, è dell’aprile del 2014. La differenza è molto marcata: in quella del 2013 il perimetro visibile forma una circonferenza confusa anche se decifrabile; in quella del 2014 la circonferenza è molto più decisa e nettamente visibile. Come se in qualcosa di antico sia stato ristrutturato con qualcosa di moderno, di posticcio.

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Riassumendo

Berlusconi nel gennaio 2007 rivela ad alcuni alunni di una scuola di Olbia del ritrovamento di una tomba dell’epoca Fenicia, nel novembre del 2008, sempre Berlusconi racconta a Padrizia D’Addario che a villa Certosa sono state trovate 20-30 tombe Fenicie (potrebbe trattarsi di una necropoli), e, di un sito archeologico che è venuto alla luce o che sta progressivamente venendo alla luce.
Ipotizzando che tutto quello che lui abbia detto non è semplice millanteria, provo ad impostare una sorta di tesi sulle circostanze.

Nel 2005 a villa Certosa vengono ritrovati diversi reperti archeologici del periodo punico, vengono regolarmente denunciati alla Sovrintendenza archeologica ed alle autorità competenti ce ispezionano il sito.

 

 

In questa immagine il sito in fucsia (il primo ad esser "emerso") è salvaguardato da una recinzione e il prato è curato come per sottolineare l'importanza del sito. In alto, nel riquadro bianco, il terreno viene disboscato, probabilmente, per prepararlo ad una campagna di scavi. L'immagine è stata scattata per conto della Regione Sardegna ed è del 2010.

In questa immagine il sito in fucsia  è salvaguardato da una recinzione e il prato è curato come per sottolineare l’importanza di un sito circolare del diametro di 12 metri. In alto, nel riquadro bianco, il terreno viene disboscato, probabilmente, per prepararlo ad una campagna di scavi. L’immagine è stata scattata per conto della Regione Sardegna nel 2010.

 

Siamo nel 2006, a villa Certosa viene trovata una tomba con dentro due scheletri, qualcuno, del “mestiere”,  conferma che si tratta di due giovani ragazze, hanno indosso collane, bracciali e anelli. Tutti di pasta di vetro. Sempre quel qualcuno (l’amico del bradipo che capisce di Amazzonia) spiega che il ritrovamento è ECCEZIONALE.
Questa volta la Sovrintendenza archeologica e le autorità vengono tenute all’oscuro. Si decide di cercare oltre, probabilmente è così viene ritrovato il sito della foto 3. Ma vanno ancora oltre e a 174 metri viene rinvenuto un intero villaggio nuragico. Ad avvalorare la mia tesi diverse circostanze, che per ora tengo solo per me, ma quest’immagine a sinistra da valore alla mia tesi e, denuncio,  che probabilmente un sito archeologico di ECCEZIONALE importanza è stato tenuto nascosto per propri fini personali.
Nel 2010 il tecnico incaricato dalla Idra Immobiliare si presenta negli uffici urbanistici nel comune di Olbia con una bozza di progetto per la realizzazione di una serie di bungalow, la pratica fu visionata e poi bocciata. Andava contro le normative urbanistiche vigenti: si volevano costruire i bungalow a settecento metri dal corpo principale (villa Certosa), e poi comunque non erano quantificati il numero di bungalow che volevano costruire. Ma lo scoglio principale era, soprattutto, i vincoli voluti fortemente da Renato Soru (governatore nella passata legislatura).

Però nel 2012 tutto cambia, Ugo Cappellacci (Forza Italia) governatore in carica stravolge la legge urbanistica sui vincoli di Soru  e i tecnici della Idra Immobiliare ritornano alla carica, questa volta nessun bungalow a settecento metri dal corpo principale ma un finto villaggio nuragico.


il mio “J’Accuse”


Nel mio J’Accuse c’è ne per tutti, per Silvio che si è, sicuramente, appropriato dei reperti archeologici. Fu, infatti, lui a “confessare” di aver recuperato e conservati collane, bracciali e anelli di pasta di vetro, Dell’epoca fenicia.
Fu lui a dichiarare che durante alcuni lavori nel parco di villa Certosa sono emerse delle tombe, anch’esse dell’epoca fenicia e se dobbiamo dare credito alle sue confidenze fatte alla Patrizia D’Addario che: siti archeologici sono venuti alla luce o che stanno progressivamente venendo alla luce, significa che quel finto villaggio nuragico, probabilmente, è un vero villaggio nuragico… Le leggi in questione parlano chiaro, sono talmente tanti i reati commessi nelle diverse situazioni che viene difficile, non essendo del mestiere, quantificarli e citarli… eccone, allora, alcuni:

Chi scopre fortuitamente cose immobili o mobili indicate nell’articolo 10 ne deve fare denuncia entro ventiquattro ore al soprintendente o al sindaco ovvero all’autorità di pubblica sicurezza e provvede alla conservazione temporanea di esse, lasciandole nelle condizioni e nel luogo in cui sono state rinvenute. Della scoperta fortuita sono informati, a cura del soprintendente, anche i carabinieri preposti alla tutela del patrimonio culturale. (comma così modificato dall’art. 2 del d.lgs. n. 62 del 2008).

Chiunque si impossessa di beni culturali indicati nell’articolo 10 appartenenti allo Stato ai sensi dell’articolo 91 è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 31 a euro 516, 50.

È punito con l’arresto fino ad un anno e l’ammenda da euro 310 a euro 3.099:

a) chiunque esegue ricerche archeologiche o, in genere, opere per il ritrovamento di cose indicate all’articolo 10 senza concessione, ovvero non osserva le prescrizioni date dall’amministrazione;

b) chiunque, essendovi tenuto, non denuncia nel termine prescritto dall’articolo 90, comma 1, le cose indicate nell’articolo 10 rinvenute fortuitamente o non provvede alla loro conservazione temporanea.

Chiunque, senza la prescritta autorizzazione o in difformità di essa, esegue lavori di qualsiasi genere su beni paesaggistici è punito con le pene previste dall’articolo 44, lettera c), del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.

Accuso le autorità: Regione Sardegna, il Comune di Olbia, il Corpo forestale della Sardegna e Sovrintendenza archeologica di Sassari e Nuoro di aver sottovalutato le ‘dichiarazioni’ a verbale delle registrazioni di Berlusconi fatte nascostamente dalla D’Addario, e di aver preso le dichiarazioni dell’avvocato Ghedini come oro  colato:  “Le trenta tombe fenicie non ci sono e il Presidente Berlusconi non poteva in alcun modo citarle”. (…)

Accuso i media locali e Nazionali che già informati, dalle mie tre newsletters datate agosto 2015, hanno ignorato e stanno ignorando qualsiasi mia informazione, rimarcando -con questo solito atteggiamento- che la Sardegna ed i Sardi risultino sempre relegati all’ultimo posto in qualsiasi ambito.

(continua)

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