Villa Certosa: il grande abuso

 

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dal libro “Berluscolandia” di Antonello Zappadu
(…) Di villa Certosa si ha notizia negli anni settanta. Flavio Carboni, un immobiliarista ricco di inventiva ma povero di capitali, tra il 1972 e il 1973 acquista per soli 150 milioni i 45mila metri quadrati di terreno agricolo con annesso un rustico, dalla famiglia di Jas Gawronski, giornalista che diventerà in seguito deputato europeo di Forza Italia. In quattro giorni l’allora sindaco socialista di Olbia, anche lui di area craxiana, converte i terreni da agricoli ad edificabili, con guadagni immaginabili per Carboni che vorrebbe realizzarvi un complesso residenziale: ‘Costa delle Ginestre’.

Ma Carboni, che conduce una vita dissoluta al di sopra delle sue possibilità, si da a folli acquisti: una barca di 22 metri, subito dopo  un off-shore, quindi, mai che manchi nell’elenco dello status symbol, un aereo privato.

Per mancanza di liquidità è costretto ad accantonare il progetto residenziale. Finisce che per pagare i debiti si metta nelle mani di usurai romani tramite i quali entrerà, in seguito, in contatto con la banda della Magliana, che in quel tempo era sotto gli ordini di Pippo Calò, cassiere romano di Cosa Nostra.

Il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia avrà a dire in tribunale: “Flavio Carboni e Licio Gelli si erano occupati di numerosi investimenti di denaro sporco per conto di Pippo Calò, che curava gli interessi finanziari del clan dei Corleonesi”. 

Antonio Mancini, esponente della banda della Magliana divenuto collaboratore di giustizia, dichiarò che: “Carboni costituiva l’anello di raccordo tra la banda della Magliana, la mafia di Pippo Calò e gli esponenti della loggia P2 di Licio Gelli”.

Berlusconi acquistò il terreno con il rustico di Punta Lada da Carboni, ormai con l’acqua alla gola, sul finire degli anni settanta. Esattamente in quel periodo Silvio Berlusconi si iscrive, o viene iscritto -come lui avrà a dire davanti ai giudici-  alla stessa loggia massonica di Gelli e Carboni con numero di tessera 1816.

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In molti mi hanno riconosciuto il ruolo di primo dissacratore di questo profanatore della verità, in quanto con i miei scoop ‘abusivi’ a villa Certosa sono riuscito a svelare per primo il vero stile di vita di questo finto moralista. Dopo di me escort, olgettine, minorenni e tribunali hanno comprovato ciò che le mie foto -comunque sequestrate da quella magistratura che, a parole, dovrebbe perseguire se non perseguitare il governante truffaldino- avevano in animo di svelare. Che Berluska sia malato di sesso lo sanno ormai anche le mosche. Ma gli Italiani non sono born in the U.S.A. che, per un tentato (?) succhiotto al glande del loro presidente, lo hanno fatto sparire inopinatamente dalla loro scena politica. Noi Italiani, si sa, siamo un popolo di peccatori e di santi e, come la storia insegna, spesso le due figure collimano. E quindi ormai agli elettori italici, che il loro ‘governanti’ siano puttanieri o megalomani, poco importa. Purché sappiano, almeno a parole, regalarci un sogno.

doppio_per_webÈ così che si vince l’impero mediatico del Grande Fratello di Orwell, riveduto e corretto dalla sua Mediaset.

Siamo il popolo dell’isola dei famosi, del c’è posta per te, degli uomini e donne, delle veline, dei tronisti: abbiamo superato la soglia di 70mila studenti universitari in meno negli ultimi anni e siamo al 34° posto su 36 Paesi dell’Occidente per laureati tra il 30 ed i 34 anni. Siamo il perfetto popolo pronto ad un’altra, nuova ed esaltante avventura berluskoniana: il baratro.

Per questo motivo ho deciso, una volta per tutte, di entrare anch’io nella sua camera da letto, nella sua più personale intimità. Non per parlare dei suoi pruriti sessuali di cui tutte le sue donne, a cominciare dall’ex moglie Veronica, hanno minuziosamente spiegato particolari, peculiarità e meschina ipocrisia. No, stavolta mi interessa svelare, con dovizia di testimonianze fotografiche, l’anima più profonda del Berluska massone.

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Quello che vedete in queste pagine è stato a suo tempo presentato come corredo al mio esposto-denuncia di uno degli innumerevoli abusi edilizi perpetrati da questo Signore impunito e fuorilegge protetto, costantemente, dall’entourage politico locale e nazionale.

Credo che sia venuto il momento di mostrare, finalmente, le foto che hanno imbarazzato la magistratura tempiese, che tace, acconsente e che archivia, e lo stesso Silvio Berlusconi, che sa quanto di ‘misterico e inconfessabile’, anche per il blando puritanesimo italico, sia insito in questi fotogrammi. Le foto sono eloquenti e dimostrano, senza ombra di dubbio, che a villa Certosa è stato eseguito un abuso edilizio di grosse proporzioni. B_001Basandoci su un’immagine, sempre dello scavo, dove è presente una golfcar modello WKRO3-P4 riportando, secondo le istruzione della casa di fabbricazione, queste dimensioni: 3400 x 1200 x 1850 mm. (lungh.x largh.massima x altezza) la buca risulterebbe lunga 33mt. per 8 mt. di larghezza e profondo 6 mt. con una cubatura, più o meno, 1600 m³.

Il mio esposto-denuncia presentato nell’estate 2011 alla magistratura di Tempio è stato archiviato perché: “l’inviolabilità di villa Certosa era ancora in essere, almeno per altri tre anni”. È quanto traspare dall’ennesima richiesta di archiviazione sull’esistenza di abusi edilizi. Stando alla querela presentata nell’area centrale di villa Certosa, tra cactus e piscine di talassoterapia, i progettisti dell’ex premier avrebbero effettuato scavi per realizzare una sorta di tempio massonico che venne coperto, a scavo ultimato, con una serra quadrata a cielo aperto. La denuncia viene esaminata così come le foto allegate, che rappresentavano le varie sale sotterranee dell’abuso. Le richieste di accesso al sito sono state stoppate dall’apposizione (prefettura di Sassari) del segreto di Stato, e quindi non si è potuto accertare se la denuncia fosse o meno fondata.

L’archiviazione viene richiesta dal procuratore della Repubblica di Tempio Pausania Riccardo Rossi a metà luglio del 2013 Esattamente 27 giorni dopo Silvio Berlusconi verrà condannato con sentenza definitiva a 4 anni per frode fiscale.

(…)
È martedì 9 luglio 2013, Andrea Busia un bravo giornalista dell’Unione Sarda, mio caro amico di vecchia data, è per i corridoi del tribunale di Tempio; è già estate, calda, soffocante come ogni estate in Sardegna. I corridoi sono vuoti, pochi gli impiegati, qualcuno è già in ferie. Andrea è in cerca di notizie e si incammina per l’ufficio del procuratore Rossi, ma davanti alla porta c’è un signore in attesa del suo turno. Il Procuratore è in ufficio, è occupato con altri.

Andrea riconosce subito, per la statura alta e snella e per la sua notorietà, l’avvocato Nicolò Ghedini. Da perfetto segugio intavola una discussione con l’avvocato più famoso d’Italia. Presentazioni d’obbligo e poi il giornalista chiede all’avvocato: -Qual buon vento la porta a Tempio?
-“Ma solite pratiche, solita routine… villa Certosa, insomma… normale amministrazione”. Spiega l’avvocato.

Siamo a metà ottobre del 2013, ero appena rientrato in Italia dalla  Colombia. Tutte le volte che sbarco in qualunque aeroporto d’Italia mi assale un frenetico desiderio di pizza. La sera stessa, ad Olbia, decidiamo con Sergio Derosas, un collega fotografo, di abbuffarci di pizza. Obbligatoriamente ci rechiamo dal Ciclope nel centro di Olbia.

(…)
Vi è mai capitato di pensare improvvisamente ad una persona, senza motivo apparente, e dopo qualche istante incontrarla per strada o ricevere una sua telefonata? O addirittura sollevare il telefono per chiamarla e sentirti il telefono squillare tra le mani, e misteriosamente è la persona ‘cercata’?

Una volta sollevai il telefono per chiamare un amico e senza fare il numero, senza che questo abbia squillato, la persona era lì, dall’altra parte della ‘cornetta’.

Telepatia, attrazione, sincronicità, soprannaturale. Chiamatela come più vi aggrada, comunque tutte le volte che mi succede la cosa mi spaventa e non poco. Così quella sera, nell’attimo del silenzio, mi viene in mente Andrea Busia e di come fare per contattarlo. Erano anni che non avevo più suoi contatti. Erano appena passati tre mesi dalla richiesta di archiviazione e se volevo delucidazioni, capire, dovevo contattare quel ‘topo’ di tribunale di Busia.

Ed ecco la sincronicità. Andrea appare dal nulla, come un fantasma, si accompagna con una sua amica. Da via Regina Elena imbocca via Dettori ed è lì che ci incontriamo. Rimango basito, incredulo. Andrea e la sua amica non si accorgono del mio sbigottimento; col tempo ho imparato a nascondere le mie emozioni. Fatte le dovute presentazioni, Andrea mi racconta dell’incontro con Ghedini avvenuto il nove luglio scorso.
“Pensa… gli ho chiesto di questo accanimento contro di te e ho aggiunto che dopotutto tu facevi solo il tuo mestiere”.
-E lui che ti ha detto? – Chiesi.
“No, lui ha avuto parole di elogio nei tuo confronti, anzi ha precisato che anche il Presidente ti ritiene un ottimo professionista, uno bravo insomma. Ma che era solo una questione di principio”.
-Ha capito che mi sei amico e quindi ha fatto il piacione, quello mi odia… Berlusconi, stanne sicuro. Gli hai chiesto perché era lì, davanti all’ufficio de procuratore della Repubblica?
“Si! Figurati, glielo chiesto… per villa Certosa, ma è rimasto sul vago, però due giorni dopo Rossi chiede l’archiviazione. A quel punto ho capito: Ghedini non poteva scomodarsi certo per una semplice pratica”.
-Capito, la solita Italietta. -Risposi in un tono di disgusto.
“Aspetta però, non andartene, qui viene il bello. Dopo la richiesta di archiviazione dell’abuso edilizio sono andato da Rossi con una scusa e gli ho chiesto di vedere la tua pratica, l’esposto-denuncia. Lui aveva ancora la pratica sulla sua scrivania e me l’ha allungata. L’ho sfogliata, ho preso in mano le foto, le ho esaminate una ad una e poi gli ho detto: Dottò, questo è un abuso, un palese, grosso, abuso edilizio”.
-E lui, lui che ti ha detto?
“Lui ha incominciato ad incazzarsi ed ad alzare la voce, mi ha preso il fascicolo dalle mani e poi mi ha detto che sei un rompi-coglioni, che lui ci ha provato ma che gli hanno sbattuto in faccia il segreto di Stato, e quindi non ha potuto verificare”.
-Bastavano le foto in mio possesso, se si fosse presentato con il materiale che gli ho consegnato alla soprintendenza dei beni paesaggistici, anzi, meglio direttamente allo stesso Ministero, o anche al Ministero degli Interni. Lo avrebbero appoggiato. Andrea… quella cosa lì non potevano nasconderla. Oppure, bastava aspettare 23 giorni e con la condanna a quattro anni per frode fiscale villa Certosa ritornava ad essere semplice dimora privata, di un privato cittadino. A mio parere ha fatto il Ponzio Pilato.
Con questi miei dubbi riprendiamo il cammino alla volta della casa di Sergio, finalmente, a mangiare le agognate pizze, sperando di mangiarle ancora calde.

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In altri casi, di ‘poveri pelliti mortali’, la stessa magistratura ed il corpo forestale sono tempestivamente intervenuti punendo abusi, magari di una decina di metri di muro a secco in località sperdute.

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(…)

L’ex presidente Silvio Berlusconi, avrebbe realizzato un ambiente, verosimilmente adibito a sala riunioni (?), sulla tipologia del cosiddetto Tempio di Salomone (massonico). Parliamo di camere da letto, ambienti con luci soffuse, bagni, vasca con idromassaggio e cabina di regia con telecamere dietro specchi del tipo ‘interrogatorio’ in stile Csi, discoteca, divani a forma di labbra che ricordano  il Viso di Mae di Salvador Dalì, corridoi illuminati a led, sicuramente un ambiente dedicato a bar, ed un altro a cucina. Tutto costruito, rigorosamente e senza alcuna possibile licenza, sotto tonnellate di terra. Né la Procura di Tempio, né la regione Sardegna, tanto meno l’assessorato all’Urbanistica di Olbia, preposti ai doverosi controlli di questo tipo, hanno finora sentito il dovere civico di bussare al portone di villa Certosa per chiedere spiegazioni e verificare la veridicità della mia denuncia e di quelle (queste) immagini. Nel mentre la Guardia Forestale nel 2012 aveva effettuato un controllo, ma senza tener conto dei luoghi e delle circostanze da me denunciate. Per questo scrissi: “Ma se la Procura di Tempio Pausania ha avuto, una volta tanto, le palle per aggredire il Potente per poche ‘macie’ endogene di arbusti, perché non ha inviato gli stessi ispettori a verificare se l’abuso di 1.400 metri cubi, ripeto, millequattrocento metri cubi, documentato dalla foto in mio possesso, ci sia stato o meno?

(…)

È chiaro come il sole che i 1.600 metri cubi sono lì sotto terra. Che quell’ambiente rappresenta qualcosa di segreto, inconfessabile e misterico. Nella mia personale indagine giornalistica, parlando con ‘amici’ che conoscono bene villa Certosa non sono riuscito a sapere nulla.
Perché loro nulla sanno.

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Delle ‘olgettine’ sappiamo tutto o quasi, della discoteca con asta lap-dance abbiamo anche le foto, così come della tomba ‘faraon-massonica’ ad Arcore (a proposito Emilio Fede avrà sempre il suo loculo vicini a Silvio?). Di Palazzo Grazioli abbiamo anche il letto a ‘otto’ piazze regalato da Vladimir Putin. Ma di questo ambiente, nessuno sa assolutamente niente. La cosa mi inquieta e deve inquietare tutti noi cittadini e non poco. Nessuno si è mai domandato chi in quelle quaranta sedie si sia seduto ed il perché si riuniscano? Di che cosa hanno discusso e se continuano a discutere? Ma soprattutto per decidere che cosa? Prendetemi per ‘maniaco’ o paranoico ma la storia, quella italica, che ha prodotto Junio Valerio Borghese, il Sifar, Gladio, Peteano, stagioni o periodi di bombe e stragi, la P2, la P3, Pquattro ci dà buoni motivi perché si rimanga basiti e preoccupati.

Magari, anzi quasi sicuramente, passerò altri guai. Chissà se la magistratura, forse imbeccata da qualcuno di quei ‘quaranta’ che si riuniscono sotto terra assieme al loro grande maestro, aprirà un altro fascicolo contro di me. Oppure diranno che anche queste foto che non ho scattato io, lo ricordo ancora a scanso di equivoci, e che mi sono state segretamente e molto rischiosamente fatte pervenire dallo stesso ‘entourage’ del piccolo mercante di Arcore, sono frutto della mia inguaribile fantasia di freelance alla continua ricerca della notizia che non c’è.

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