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Martedì la
manifestazione
Il leader Ricardo Ulcuango: sui fondi per l'irrigazione misureremo la voglia del governo di dialogare davvero con noi testo e foto di Antonello Zappadu
Non è facile avvicinare Ricardo Ulcuango vice presidente della Conaie la potente confederazione indigena dell'Ecuador. Ricardo è considerato un capo, il vero leader della Conaie. E il vice di Antonio Vargas, ma per tutti è lui, Ricardo Ulcuango, l'interlocutore tra il popolo degli indios e il governo dell'Ecuador. Il personaggio m'incuriosisce parlano di lui: ha studiato grazie ai preti; non ha studiato, si è fatto da solo, -ed ancora- è un uomo molto intelligente, ma chiede troppo. Cosa chieda poi Ulcuango a favore degli indios, quel troppo, per un popolo che da oltre cinquecento anni non ha avuto niente, mi sembra un eufemismo. Tramite conoscenze conquisto un "lasciapassare" da consegnare a Giuliana, la sorella di Ricardo. Cayambe geograficamente si trova ubicato tra le province di Pinchincha, di Imbabura e l'estremità della provincia del Napo. Ad ovest di Quito a solo un'ora sulla statale che porta alla frontiera colombiana. Cayambe è collocata a 3.500 metri ai piedi dell'omonimo vulcano. E' giorno di festa, la festa dell'lnty Ravmi, non c'é niente di più sacro per gli indios delle Ande. Troviamo subito Giuliana. Minuta, con gli abiti della festa, coordina gli indios affinché tutto proceda nel migliore dei modi. Ricardo, é un leader e da leader é trattato. E' sul palco d'onore con il sindaco e le autorità arrivate da Quito. Sceso dal palco é circondato da decine di indios che gli stringono la mano e che lo salutano calorosamente. Finalmente possiamo parlare, anzi urlare, la musica il frastuono della festa ci costringe a parlarci con un tono di voce da stadio. Più tardi Ricardo é nel gran piazzale del Puntiatzil, é attorniato da amici, accetta di buon grado di sottoporsi all'intervista, prima di iniziare devo brindare con loro, una birra. Ha in testa un foulard giallo con disegni incaici, prima di bere versa un po' di birra per terra: "E' un usanza indigena, cosi c'ingraziamo la terra".
Dopo la sommossa del gennaio e del febbraio scorso gli indigeni hanno dovuto dialogare con il governo Centrale, sono ventitre i punti perché si dia una risposta, alcuni di questi, prioritari, riguardano la politica Nazionale, Internazionale e la politica locale, su questi punti abbiamo discorso per più di dieci mesi. Sopra questi temi il Piano Colombia, la politica emigratoria, la politica economica, le politiche sociali per lo sviluppo delle comunità, tra questi c'è la richiesta di un credito del Banco Nazionale, per la creazione del fondo d'irrigazione, per il sistema d'irrigazione delle comunità indigene. Dobbiamo concretare una missione per l'ispezione della frontiera nord-est per vedere quale sia l'impatto che sta provocando il Piano Colombia, stiamo insistendo sulla nullità dell'approvazione da parte del Congresso degli Stati Uniti sull'istituzione della base di Manta, perché crediamo che i popoli indigeni con la collocazione, in territorio ecuatoriano, di quella base militare si sia creata una situazione di non ritorno, tutto si è complicato, per questo stiamo esigendo dal Governo centrale perché tutto ciò sia annullato. Il nostro paese dall'oggi al domani ha perso la sovranità, politica, economica e culturale. Sono punti che ci preoccupano, pertanto sono questi alcuni temi che stiamo discutendo con il Governo. Sino ad oggi non abbiamo avuto risposta, avevamo dato tempo sino al 24 di giugno scorso per darci delle risposte per la riduzione delle tariffe dei passaggi, chiediamo un fondo a favore degli indigeni, è importantissimo che si capisca che il fondo per l'irrigazione dei canali principali e secondari è indispensabile per la stessa sopravivenza del popolo indios, gli emigranti devono essere garantiti dal governo ecuatoriano e gli stessi emigranti devono ottenere il diritto di voto all'estero per eleggere il proprio presidente. Questi sono alcuni temi che noi abbiamo discusso noi chiediamo che siano approvati con un provvedimento esecutivo, con un accordo ministeriale o in un convegno popolare, tutto entro metà luglio. Se questo non avviene noi altri andremo dal popolo indigeno e gli chiediamo se dobbiamo o no continuare a dialogare con il Governo centrale, dipende tutto dalla risposta che ci darà.
La base di Manta è voluta dal governo, noi siamo convinti che la base serva agli Stati Uniti per controllarci e non sia stata realizzata contro la lotta al narcotraffico, ma principalmente per controllare i popoli indios del sud-america e particolarmente noi altri, perché i popoli indigeni si stanno unendo in una sola identità, in Ecuador, in Perù, in Colombia, in Bolivia e in Argentina, gli indios stanno riconquistando la dignità e in alcuni casi il potere politico, per questo motivo il Governo nordamericano vuole la base di Manta, per terrorizzare e demonizzare noi altri, tutto questo noi l'abbiamo marcato al Governo dell'Ecuador, e rimane, per noi, uno dei punti principali dove attendiamo una risposta concreta, la base dia Manta è in contrasto con i nostri principi.
In questo momento dipende dal Governo, se risponde degli otto o nove punti conclusi nell'agenda di lavoro, e la risposta è positiva vuol dire che il Governo vuole dialogare, se invece non risponde su tutti i punti vuol dire che ha rotto ogni possibilità di dialogo, noi allora ci confronteremo con altre forma di lotta.
La nostra estrazione è quella pacifica, nessuna forza brutta, non abbiamo mai usato armi, pertanto l'ultima repressione fu totalmente colpa del Governo, repressione che causò la morte di sette persone, molti feriti e più di cinquecento arresti illegali. Noi siamo stati sempre pacifici, questo è nel nostro carattere, in questo momento stiamo chiedendo, per la repressione effettuata dal Governo, alla Corte Intramericana per i diritti umani perché risponda dei morti, dei feriti come di un delitto di Stato, ora il Governo sta inculcando, ovviamente d'accordo con gli Stati Uniti, che gli indigeni sono un pericolo, noi rispondiamo che non siamo un gruppo armato, non siamo terroristi d'estrema destra, neanche di sinistra, noi siamo diretti discendenti del popolo Inca che ha dovuto subire la dominazione e la repressione degli spagnoli, ed oggi deve subire quella degli Stati Uniti, ma in tutto questo c'è la forza, l'unità del popolo indigeno che in questo momento sta crescendo sempre di più. Ripeto se il Governo non ci accorderà i punti concordati, noi saremo uniti e forti. Stiamo preparando per il 18 di luglio i tribunali popolari in tutto il paese, perché si denunci i crimini di Stato affinché si sappia in tutto il mondo quello che in Ecuador sta accadendo. Il 24 di luglio ci sarà una mobilitazione generale in tutto il paese per la difesa dell'acqua, se il governo dovesse intervenire brutalmente, è avvertito, noi saremo in piazza con ancor maggiore forza.
La Conaie è un movimento che ha più di quattromilioni di iscritti, ma dietro di noi ci sono altri indios non iscritti alla stessa Conaie, non possiamo sapere quanti saremo il ventiquattro di luglio, molti, moltissimi in tutto il paese.
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