Ingroia polemico con Monti 
”E’ la politica che ha sconfinato”

Ingroia polemico con Monti 
”E’ la politica che ha sconfinato”

Il pm palermitano che ha condotto l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia risponde all’attacco del presidente del Consiglio che ieri aveva parlato di abusi in riferimento alle intercettazioni che hanno coinvolto il Quirinale

ROMA – All’ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia non sopno piaciute le ultime esternazioni del presidente del Consiglio in materia di intercettazioni. Mario Monti ieri dalle sue vacanze svizzere aveva paralto di abusi 1 negli ascolti della magistratura a proposito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia 2e delle telefonate intercettate del presidente Napolitano. Indagine condotta tra gli altri proprio dal pubblico ministero Ingroia che una volta depositate le richieste di rinvio giudizio 3 ha deciso polemicamente di chiedere il trasferimento in Guatemala 4 al servizio delle Nazioni Unite.

“Ho apprezzato le dichiarazioni del premier quando, il 23 maggio scorso, in occasione della commemorazione di Capaci, ha sostenuto che l’unica ragion di Atato è quella dell’accertamento della verità”, ha sottolineato oggi Ingroia. “Non condivido invece – ha aggiunto – le ultime cose dette dal nostro presidente del Consiglio sull’operato della procura di Palermo, ma ovviamente ognuno ha il diritto di sostenere le proprie opinioni”.

Intervistato da Klaus Davi, Ingroia ha osservato che “questi anni sono stati teatro di reciproche accuse e invasioni di campo. Io credo però che da parte nostra, della magistratura, non ci siano mai stati sconfinamenti. Semmai ci sono stati da parte della politica. Detto questo: mi auguro che al più presto possibile si stabilisca un clima di maggiore collaborazione istituzionale”.

La morte di D’Ambrosio. Il magistrato è tornato poi sulla vicenda della morte di Loris D’Ambrosio 5, il consigliere giuridico del Quirinale finito al centro dello scandalo e morto per un infarto il mese scorso. “Non ho provato nessun senso di colpa, ma profondo dispiacere sul piano umano, questo sì”, ha chiarito Ingroia. “Dispiacere – ha precisato – per la perdita di un collega che conoscevo da tanti anni e che incrociavo nei corridoi del ministero della Giustizia, allorquando era capo di gabinetto facendo parte di commisisoni tecniche; che ho apprezzato, e con il quale ho collaborato in anni diversi. Quando muore un collega che tu apprezzi, ovviamente sei dispiaciuto. So non esserci e non poter esserci nessuna relazione tra la sua morte e le nostre indagini; indagine dove tra l’altro D’Ambrosio era testimone; e sempre come testimone era stato sentito. Nessun addebito gli era stato mosso dalla procura di Palermo, quindi non vedo per quale motivo dovrei mettere in relazione le due cose”.

Le altre reazioni. Attacca le parole del presidente del Consiglio anche Beppe Grillo. Mario Monti si “preoccupa” delle intercettazioni telefoniche? “Non sono affari suoi in quanto rappresenta un governo tecnico”, scrive il leader del Movimento Cinque Stelle sul suo blog, aggiungendo poi che “le intercettazioni servono alla magistratura per ascoltare Mancino in dolce colloquio con il Quirinale per il processo di Palermo sulle relazioni Stato-mafia (ed è questo forse a turbare Monti), ma anche per combattere la corruzione (e quindi l’evasione fiscale)”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Antonio Di Pietro. “Questo governo che sta in piedi solo
perché Berlusconi glielo permette, si prepara a fare quel che Berlusconi non era mai riuscito a fare  – sostiene il leader dell’Idv – una legge contro le intercettazioni. Imbavaglierà la stampa, toglierà alla magistratura l’arma principale per combattere la corruzione, terrà i cittadini all’oscuro delle malefatte dei politici. Così saranno tutti contenti: occhio non vede, cuore non duole. Più felici e grati di tutti saranno i corrotti e i mafiosi. Non avranno più niente da temere. Questo scempio si potrà compiere grazie a una pressochè totale complicità da parte della politica e dei mezzi d’informazione”.

Le dichiarazioni del presidente del Consiglio trovano invece consensi nel Pdl. “Dopo quello che ha detto ieri il presidente Monti la politica della giustizia, che viene ad avere un momento di confronto assai importante al Senato, deve certamente andare al di là sia delle ipotesi di sfiducia individuali sia anche della riproposizione della fiducia come avvenne alla Camera in modo da bloccare il confronto di merito”, ha commentato il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto. “A nostro avviso – ha aggiunto – entrambe queste strade portano solo a binari morti. Riproponiamo il trittico: una incisiva legge sulle intercettazioni, del resto invocata anche dal Presidente del Consiglio, la riscrittura di alcuni aspetti della legge sulla corruzione e di alcun aspetti della legge approvata dalla Camera sulla responsabilità civile dei giudici. Poi vanno esaminate eventuali nuove idee su altre questioni”.

Più cauta la reazione del Pd. “Il tema delle intercettazioni non può non essere affrontato e risolto a livello legislativo. Con due principi da rispettare, però – avverte il vice presidente della Commissione Vigilanza Rai Giorgio Merlo – Innanzitutto le intercettazioni sono uno strumento investigativo indispensabile per il lavoro della magistratura. Ma, al contempo, va riaffermato il postulato che delle intercettazioni se ne deve fare un uso corretto e non devono mai diventare un abuso. Due condizioni essenziali per non trasformarle in un dogma intoccabile e da venerare tutti i giorni”.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

19 + undici =

Translate »