Regione Sardegna, diciannove consiglieri rinviati a giudizio per peculato

Regione Sardegna, diciannove consiglieri rinviati a giudizio per peculato


Nel Consiglio Regionale, esponenti del Idv, Pdl, mastelliani, casiniani, sardisti e autonomisti, socialisti, tutti sotto accusa per una “paghetta” di 2500 euro al mese. Nell’ordinamento della regione non c’è alcuna norma sull’obbligo di rendiconto

di Giorgio Meletti | 25 settembre 2012

La Sardegna è molto più avanti della Regione Lazio. Non solo perché già domani si svolgerà l’udienza preliminare per il rinvio a giudizio di ben 19 consiglieri regionali accusati, tutti insieme, di peculato. Ma anche perché al Consiglio regionale di Cagliari già da anni si è consolidata la prassi di spendere allegramente i soldi pubblici per farsi gli affari propri, senza rendiconto e in un clima di generale accordo tra tutti i partiti. E dunque la richiesta di rinvio a giudizio pende su due esponenti dell’Italia dei Valori, svariati del Pdl, e poi mastelliani, casiniani, sardisti e autonomisti, socialisti. Tutti accusati di aver utilizzato una paghetta mensile di 2.500 euro assegnata a ciascun consigliere dal gruppo misto e dal gruppo “Insieme per la Sardegna” durante la legislatura 2004-2009, quando era presidente Renato Soru.

GIÀ RINVIATO a giudizio risulta un ventesimo ex consigliere regionale, oggi senatore del Pdl, Silvestro Ladu. Sulla carta di credito assegnatagli dal gruppo dal gruppo è riuscito ad addebitare anche il conto del carrozziere per l’auto di sua moglie. “Per sbaglio”, ha detto al pubblico ministero Marco Cocco, che non gli ha creduto, anche perché ha scoperto che la carta di credito personale di Ladu era scaduta da anni. Il senatore Pdl deve rispondere di 253 mila euro pubblici spesi senza rendiconto. Il caso è esemplare. La prassi della regione Sardegna era che tutti i mesi il capogruppo versava sui conti correnti dei consiglieri la paghetta da utilizzare, come suol dirsi, per l’attività politica.
Non essendoci nell’ordinamento della regione alcuna norma sull’obbligo di rendiconto, è difficile per il senatore rinviato a giudizio dimostrare che, dopo l’errore, ha rimborsato a se stesso come consigliere le spese del carrozziere sostenute da se stesso. L’altro insegnamento che viene dalla Sardegna è che in questo caso qualcuno ha rotto il muro del silenzio e ha innescato l’inchiesta della magistratura. Non un politico, naturalmente, ma una funzionaria del Consiglio regionale, Ornella Piredda, che ha pagato un prezzo salato al suo coraggio.

È stata demansionata e trasferita, ha perso parte della retribuzione, non è più stata in grado di pagare le rate del mutuo e ha dovuto vendere la casa. “Chi prova a rompere il silenzio va incontro a ritorsioni molto pesanti”, ha detto alla “Nuova Sardegna”. Spalleggiata dall’avvocato Andrea Pogliani, ha intrapreso e vinto una causa davanti al giudice del lavoro, che ha condannato a risarcirla l’allora presidente del gruppo misto, il sardista Giuseppe Atzeri. Atzeri a questo punto, oltre alle accuse dipeculato,devefronteggiareun’altrapendenza penale, quella per abuso d’ufficio legata al mobbing inflitto alla Piredda. La quale, paradossalmente, è garantita solo dall’allegria con cui i gruppi consiliari della Regione Sardegna facevano le assunzioni. Insieme ad altri 25 funzionari, è stata assunta dal Consiglio Regionale a tempo indeterminato ma senza concorso, in un rapporto privatistico. In seguito, con gli altri 25, è stata trasferita con una delibera alle dipendenze della Regione, dove oggi si occupa di servizi sociali mentre gli altri sono rimasti ai gruppi grazie al nobile istituto del distacco. Secondo Piredda, che ha lavorato solo per il gruppo misto e per “Insieme per la Sardegna”, si può comunque dedurre che la musica non cambia negli altri gruppi, visto anche l’isolamento subito dopo la denuncia.

LE STORIE ricostruite dalla procura avrebbero richiesto un buon romanziere per essere inventate. A un certo punto il gruppo “Insieme per la Sardegna” si scioglie, e tutti i suoi membri confluiscono nel gruppo misto. Rimangono però in cassa dei soldi, che quattro consiglieri (Sergio Marracini dell’Udc, Salvatore Serra della Sinistra autonomista, Giuseppe Giorico dell’Udeur e Carmelo Cachia della Margherita) decidono di dividersi, secondo l’accusa, con assegni per 17mila euro a testa. E c’è il consigliere dell’Idv Giommaria Uggias, ex sindaco democristiano di Olbia e oggi unico europarlamentare sardo, che è accusato di aver pagato con i soldi della Regione le bollette telefoniche del suo studio legale. Stranezze del partito dipietrista: il suo difensore è un altro esponente idv, Federico Palomba, ex presidente della Regione nella legislatura 1999-2004, che due giorni fa ha attaccato gli attuali consiglieri regionali, chiedendo perentoriamente di “pubblicare subito sul sito istituzionale del Consiglio il rendiconto dettagliato delle spese dei gruppi consiliari, in modo che i cittadini sappiano come sono stati spesi i soldi pubblici”. Ma per adesso l’unico modo che hanno i cittadini di sapere come sono stati spesi i loro soldi è aspettare il processo al suo compagno di partito e cliente.

da Il Fatto Quotidano del 25 settembre 2012


MI PERMETTO UNA MIA CONSIDERAZIONE DEL TUTTO PERSONALE:
UGGIAS? CHE C’AZZECCA???
Con mia personale sorpresa apprendo da questo articolo che anche Giommaria Uggias, unico europarlamentare sardo, è inquisito su questa squallida vicenda che riguarda ex consiglieri regionali. Uggias, oltre che il mio avvocato nelle cause contro Berlusconi è anche mio amico, è anche persona assolutamente adamantina da questo punto di vista. A suo tempo ebbi modo di essere informato di questa indagine, proprio dallo stesso Uggias che, mi spiegò, come gli inquirenti chiedevano che fine avessero fatto i soldi consegnati loro per l’attività politica nel territorio. Sempre Uggias mi raccontò che, per la parte che lo riguardava, era stato in grado (ovviamente) di certificare spese della sua segretaria politica per cifre di molto superiori a quelle ricevute, come da regolamento, dal bilancio della Regione. Dalla notizia giornalistica, leggo infatti che il rinvio a giudizio si baserebbe su un’accusa, diversa da quella iniziale dell’inchiesta e specificatamente indirizzata all’ipotesi “di aver pagato con i soldi della Regione le bollette telefoniche del suo studio legale”.
Ho frequentato per anni lo studio legale Uggias e ho, da sempre, riscontrato che la sua segreteria Politica, prima personale (quando appunto aderì al gruppo misto, periodo oggetto dell’inchiesta) e attualmente dell’ IdV, è allocata in un localino separato e autonomo dal suo Studio Legale, sempre nello stesso caseggiato, ma proprio all’inizio del lungo corridoio che immette, appunto allo studio degli avvocati. Il caseggiato è lo stesso: via Carducci, n 5, ma i luoghi sono diversi ed autonomi. Questo è il posto dove tutti i giorni si svolge l’attività forense dello studio Uggias, ma anche il posto dove ancora oggi, il segretario dell’IDV Gallura, l’amico Tore Fadda, si reca tutti i giorni al lavoro. Nel sito dell’IDV sono reperibili anche i numeri di telefono comunque autonomi ed adibiti esclusivamente all’attività politica. Ora come allora, quel piccolo locale è stato il luogo deputato all’attività politica. Se quel telefono, come sembra di capire, allora e magari anche oggi, sia stato intestato personalmente all’avvocato Uggias, questo non lo so. Dall’ipotesi di rinvio sembrerebbe questa, la leggerezza, più che il reato, commessa da Giommaria. Quello che posso garantire è che quel sito, quel telefono e quelle persone che hanno operato e operano in quella piccola sede, niente hanno a che vedere con lo Studio legale e sono sempre state la Segreteria Politica di Uggias e del suo schieramento politico. Uno schieramento che, si badi bene, non mi ha convinto allora e meno mi convince oggi. Ma, una cosa, sono le idee politiche altra è la coscienza civica che non può non tener conto della verità dei fatti.

Antonello Zappadu

3 Comments

  1. Antonia Bittau

    Vergognoso! Riprenderò l’esercizio del voto solo quando avrò chiara la percezione di tutela della mia dignità di cittadina elettrice…

  2. E che ci vogliamo fare la politica volenti o nolenti è questa, ossia come tanti animali pure i politici stanno sulle loro comode poltrone solo per ingrassare… i loro conti in banca.
    Certo fanno sorridere (amaramente) quei politici che si fanno portatori
    di problemi che ci affliggono, vedi Pili che un giorno sta in miniera, un giorno sulla Tirrenia, un giorno a Buoncammino ecc ecc… Fanno pure sorridere quei sindaci che paventano l’ipotesi di rendere la fascia tricolore se lo stato non seguirà i loro voleri. Forse ho la memoria corta ma un passo nobile come quello di levarsi dalle palle in pochi hanno il coraggio di farlo. Intanto tutto va a rotoli perchè andare a p…e è un lusso……

  3. Condivido quando detto su Giommaria Uggias. Personalmente lo considero un genio della politica cross border europea. Ora vediamo con Grillo come si mette la faccenda….perchè certo le cose cambieranno per tutti. Complimenti Antonello per il tuo libro LA BAMBA!

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