NEL PDL HANNO DAVVERO TUTTI PERSO LA TESTA!

DAGOREPORT
Angelino Alfano ha capito che la sua stagione a capo della fu PDL era ormai finita e la sua stella tramontata tra martedì notte e mercoledì mattina. E per assurdo anziché rendersi conto che doveva rivedere il suo progetto é andato a piangere dai vari Cicchitto, La Russa e Gasparri, quelli che maggiormente l’hanno contrastato in questi anni di regno senza corona. Berlusconi ne ha preso atto e gli ha dato il benservito come sa fare solo lui.
Un pugno secco e cinquanta carezze tanto che l’interlocutore non capisce cosa stia succedendo. Per Berlusconi é stata una sconfitta bruciante dopo che per mesi aveva cercato di imporlo e proteggerlo cercando di convincere tutti – soprattutto quelli che lo conoscevano bene – che era una scelta sbagliata.
In questi mesi Angelino Jolie é rimasto chiuso nel bunker che si è’ fatto costruire in via dell’Umilta’ ma non è’ riuscito né a stringere alleanze né ad avvicinare al partito pezzi di società’. Mai riunioni progettuali solo incontri con giovani collaboratori per preparare comparsate televisive, interviste e contatti con i social network lontani peraltro anni luce dall’elettorato della PDL.
Ma andiamo per ordine. La drammatica seduta del gran consiglio di martedì notte si apre con l’annuncio di Berlusconi che non si sarebbe presentato come candidato premier e che semmai l’unico in grado poteva essere Gianni Letta che si tirava subito fuori dalla partita.
A questo punto, forte dei sondaggi che la sua diligente portavoce Danila Subranni lo faceva indicare come favorito su Silvio Berlusconi, Alfano arrivava a dire di essere pronto a mettere una mano sulla spalla del Patonza per aiutarlo nell’uscita di scena. Solo lui avrebbe potuto tessere le alleanze giuste e far ripartire la PDL. Gelo nella sala. Berlusconi livido di rabbia incassava in silenzio ma dentro di se capiva che il suo figlio prediletto stava diventando Giuda.
La mattina dopo incurante di cosa fosse successo Alfano si ripresenta da Berlusconi con il suo progetto politico di rilancio della PDL. È a quel punto che Berlusconi é tornato ad essere il Caimano e gli ha detto che non aveva capito nulla che la PDL verrà’ sciolta nel giro di due settimane così tutti si sentiranno liberi da ogni carica e vincolo e lui tornerà ad essere il padrone assoluto circondato solo da una ventina di fedelissimi ed un gruppetto di imprenditori, professionisti ed intellettuali proveniente dalla società’ civile.
A quel punto Alfano ha capito di aver perso la partita e ha tentato la carta mediatica affidandosi al gran rapporto che la sua Subranni ha con una vecchia volpe del Corriere della Sera, il notista politico Francesco Verderami. Un articolo che metteva proprio Alfano al centro del nuovo progetto. Una mossa però’ un po’ azzardata smentita clamorosamente oggi da Paola di Caro sempre sul Corriere.
Esaltato dal nuovo progetto, Berlusconi con i fedelissimi del ‘94 ha ripreso a tessere la sua tela sperando sempre di reclutare Montezemolo e Casini che però’ non ci pensano neppure. Ma con una pattuglia di 50 parlamentari fedelissimi ed efficienti é convinto di potersela ancora giocare nel prossimo parlamento.
Resta sempre ossessionato dalla televisione e sta cercando il volto giusto, disgustato com’è stato in questi anni dalle apparizioni dei vari La Russa, Gasparri e Cicchitto che considera come il miglior spot per l’antipolitica. Sta pensando ad una donna con l’aria credibile e affidabile. Sotto osservazione per ora l’ex ministro liftato e parrucchinato Anna Maria Bernini, non ancora troppo sfruttata televisivamente.

Ma il progetto di Berlusconi trova l’opposizione di tutti i colonnelli che cercano di ricompattarsi per sopravvivere a se stessi proprio ad Alfano. Persino una vecchia volpe come Fabrizio Cicchitto, che sente il fiato sul collo per il suo futuro, arriva ad appoggiare il progetto di Maria Stella Gelmini di tre partiti federati nord-centro e sud pur di bloccare l’ultimo colpo di teatro che sta preparando il Patonza.

Un altro in gran movimento che sta facendo una partita a sé, giocando anche sulla legge elettorale per trovare l’appoggio del Pd é Renato Schifani convinto – solo lui – di poter andare al Quirinale. Nel PDL hanno davvero tutti perso la testa.

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