Fu la P3 a nascondere i voli di Stato con le escort Dalle carte di Bariemerge l’intervento di Lombardi per archiviare la vicenda scomoda per Berlusconi Tarantini chiedeva:«Presidente, ci aspetti e saliamo con lei». Il Premier aspettava e imbarcava tutti…

di Claudia Fusani Roma

Il problema non sono solo le escort. Il problema è che la compagnia di giro di meteorine e letterine e aspiranti conduttrici tv ospiti tenaci delle serate con il premier avvelena e fa saltare le regole della democrazia e della convivenza civile. Una volta occorre far intervenire la P3 per far nascondere in un cassetto l’inchiesta sui voli di Stato. Un’altra volta ci deve pensare Agostino Saccà, quando era direttore generale della Rai. Per non dire degli interventi personali e diretti del premier con Guido Bertolaso, all’epoca potentissimo capo supremo dell’altrettanto potente Protezione Civile per far entrare, come si legge negli atti depositati a Bari, due avventurieri come Tarantini e l’amico Intini nella esclusiva short list delle aziende che avevano accesso garantito ad appalti milionari. Il problema, quindi, è che il vizio privato del premier ha conseguenze assolutamente pubbliche. Il caso voli di Stato è tra i più esemplari dell’intreccio tra le alcove del Presidente e i meccanismi della democrazia. Il caso esplode nel giugno 2009 grazie ad alcune foto «rubate» dal fotoreporter Antonello Zappadu. L’Unità pubblicò le immagini dell’aeromobile del Servizio Cai con le insegne di stato su cui salivano cuochi, cantanti, ragazze e capofila l’ape regina Sabina Began, tutti con destinazione Olbia e poi villa Certosa. La procura di Roma aprì subito un’inchiesta, il fascicolo fu trasmesso come prassi al Tribunale dei ministri e dopo dieci giorni si seppe che era già stato tutto archiviato. Due anni dopo, incrociando gli atti delle numerose inchieste dove il premier è stato a vario titolo coinvolto anche solo come spettatore o parte lesa, possiamo dire – o almeno così sostiene la pubblica accusa – non solo che quello di far salire chi capitava sui voli di Stato è un’abitudine del premier ma anche che la questione è stata considerata così delicata da palazzo Chigi da far intervenire gli uomini della P3. Tra le carte dell’ inchiesta di Bari spunta fuori che la sera del 26 novembre 2008 (prima delle foto di Zappadu) Berlusconi, già nelle mani del lenone ruffiano Tarantini, accetta di trasferire a bordo di un volo di Stato dove viaggiava anche lui gli ospiti di una cena organizzata a palazzo Grazioli e, per improvvisi impegni istituzionali del premier, trasferita a Milano. «Cavaliere, veniamo insieme a lei a Milano, se ci dà mezz’ora, il tempo di fare la valigia veniamo con lei» dice Tarantini. Di fronte a tanto ardore, Berlusconi accetta. E la Guardia di Finanza non può che evidenziare a margine dell’intercettazione: «Tarantini e le ragazze hanno volato sull’aereo presidenziale». Il bello è che il 12 di agosto, quando la procura di Roma (occhio a non confondere gli uffici) deposita l’avviso di chiusura indagini sulla P3, tra gli atti depositati c’è l’interrogatorio di Arcangelo Martino (uno dei tre presunti faccendieri della P3 con Lombardi e Carbone) del 24 settembre 2009. «Mi ero però dimenticato di riferire l’intervento di Lombardi (ex segretario della Dc e giudice tributario per trent’anni), almeno secondo le sue parole, sul presidente Fargnoli che, quale presidente del Tribunale dei ministri di Roma, sempre a dire del Lombardi, era competente di un procedimento penale contro Berlusconi per la vicenda dei voli con gli aerei di Stato. Il Lombardi – continua Martino – sosteneva di essere intervenuto su Fargnoli su richiesta di Gianni Letta e che «era stato lui a risolvere il problema», intendendo dire in questo modo che il procedimento contro Berlusconi era stato archiviato dal Tribunale dei ministri grazie al suo aiuto. Proprio per questo intervento il Lombardi riteneva di avere un credito importante da parte di Letta e di Berlusconi». Che la passione privata del premier avesse conseguenze dirette sulla selezione di veline, bustine, letterine, meteorite e generi affini, ne avevamo già avuto un assaggio nell’inchiesta, sempre di Napoli, su Agostino Saccà (giugno 2008) quando divennero pubbliche le telefonate con il dg Rai in cui Berlusconi pregava Agostino: «Dammi una mano perché c’è quella ragazza che non mi da’ pace, sta diventando pericolosa, non puoi chiamarla per farle fare un provino…». Nelle carte di Bari è tutto più esplicito: Francesca Lana accetta di andare a letto con il premier perché vuole fare la Fattoria; Manuela Arcuri vuole Sanremo, un film o una parte per il fratello ma «finché non vede cammello», cioè un contratto, non accetta. La lista delle utilità «pubbliche» è lunga. Del fenomeno candidature chieste e a volte ottenute dalle ragazze e da chi le procurava, si sa già abbastanza. Poi c’é il filone nomine in enti e società partecipate e quello degli appalti. Tarantini, sappiamo, arriva a Finmeccanica. Media, per lui, direttamente il premier. Ma su questo Bari sta indagando ancora.

19 settembre 2011
pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 10) nella sezione “Politica”

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