SIAMO TUTTI DEI CORONA? Con le mie foto anch’io ho ricattato

La mappa satellitare di Villa Certosa, nel cerchio rosso la villa costruita, sembrerebbe con una licenza edilizia per foresteria per carabinieri

Satellitare di Villa Certosa, nel cerchio rosso la l’immobile, costruito nel maggio 2001


Siamo tutti Corona? Fotografi, razza bastarda e maledetta? Magari un po’ sì.. forse è anche così. Di sicuro lui (che tra l’altro non mi risulta sia mai stato davvero fotografo) ha superato ogni limite, ma, come si dice se la foto è d’argento se sei furbo a nasconderla, può diventare d’oro. Con qualche foto, diciamo, intrigante anche io mi sono dimenticato della mia deontologia professionale. Successe negli ultimi anni del vecchio millennio. L’interessato era il più potente della mia città, il mio sindaco. A dire il vero a comportarsi male, inizialmente, fu proprio lui che, senza una vera motivazione stornò, distolse, insomma svuotò il capitolo del bilancio dove era stati, preventivamente, impegnati i soldi per asfaltare la piccola e periferica strada dove, io ed un’altra dozzina di cittadini, risiedevamo. Questa cosa mi fece incazzare come una belva, chiesi spiegazioni e fui liquidato in modo brusco e maleducato come spesso un politico sa fare. All’epoca lavoravo per il giornale più diffuso in Sardegna. Confesso che fu realmente per ritorsione che decisi, a quel punto, di pubblicare nel giornale, complici inconsapevoli i colleghi giornalisti, una mia istantanea che lo ritraeva nell’espressione e, ancor di più, nel sorriso piuttosto goffamente. Anche a suo dire, sembrava il fratello scemo di Forrest Gump. Ogni volta che c’era da corredare il pezzo con una sua foto, io inserivo quella immagine. Naturalmente questo lo faceva imbestialire. Continuava a chiedermi, anche con inusuale cortesia, di non pubblicarla più quella maledetta foto. La mia risposta, piuttosto monotona, era sempre la stessa: “ ci asfalti la strada?” E lui mi rispondeva immancabilmente: ”No! Perché sei comunista”. All’epoca in Forza Italia, bastava non votare a destra ed eri comunista. Oddio anche oggi è così, solo che non esiste più Forza Italia. Comunque è andata a finire che ho vinto io. Lui ha resistito 4 mesi, poi la strada è stata asfaltata ed io, che nel frattempo ho pure cambiato residenza, ma…ho anche distrutto quella foto.


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Fabrizio Corona si è costituito, piangendo o no, come dice chi se ne intende “mo’ so cazzi.” Quando scoppiò il caso di Valletopoli, Corona disse una cosa (l’unica) che io condivo in pieno. Raccontò di agenzie che proponevano foto a giornali che le acquistavano non per pubblicarle ma, per salvaguardare il buon nome della persona fotografata, per toglierle dalla circolazione. Nel maggio del 2002 lavoravo spesso per un’Agenzia (non faccio il nome, per evitarmi qualche altro casino). Il mio compito era seguire delle persone, certo non Tiu Bodale di Sorradile, e fotografarle. Una noia da spararsi nelle palle. In una occasione queste persone, evidentemente stanche dei bagordi della notte precedente, disertarono il quotidiano tour in barca. Avendo comunque a disposizione i motoscafi pagati, si pensò bene di fare comunque l’uscita prevista dal budget, la direzione decise di far partire le barche anche senza gli ospiti, ma con a bordo i soli fotografi. Io ed un collega salimmo su uno dei tre motoscafi noleggiati e decidemmo di andare nell’arcipelago a La Maddalena. La cambusa era piena di ogni ben di dio: vermentino, insalate, bresaola, sandwich al salmone, botarga, salumi di ogni tipo, e poi pecorino, quello buono stagionato il giusto.
In tutto dovevamo esser nove persone. Finì con il motoscafista che lanciava il pecorino ai gabbiani e noi, nella comprensibile noia della inattesa zingarata, che li fotografavamo. Sino a quando, stufi e annoiati di fotografare uccelli, non ebbi l’idea di andare a fotografare Villa Certosa. Grazie ai “cavalli” del bolide arrivammo in un baleno. Eravamo agli inizi di maggio e, va detto, all’epoca la sorveglianza, forse per risparmiare, era limitata al perimetro di terra. Quello specchio di mare era del tutto libero da carabinieri e da impedimenti alla visuale. Fotografammo il parco, ma in particolare io presi di mira un edificio in costruzione dentro gli ettari del parco di Villa Certosa. Nelle immagini: operai senza alcuna imbracatura salva vita, lavoravano sul tetto di quell’edificio che, lo scoprii successivamente, veniva realizzato con una licenza edilizia rilasciata per “foresteria per i carabinieri”. Per dirla cruda: l’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi e, un po’, anche i carabinieri di sorveglianza se ne fottevano delle norme sulla sicurezza nel lavoro. Nella mia testa, vedevo già i titoli nei giornali. La mattina successiva chiamo un’altra Agenzia, quella con cui lavoravo nella piazza di Milano, che mi chiede di mandare le foto. Qualche giorno dopo mi informavano che le foto erano state acquistate per una cifra interessante che mi venne presto liquidata. Ma, come i delfini, anche i fotografi sono di indole curiosa e quindi continuavo a chiedere, come Mimì Mettallurgico “unnè e quanno?” Cioè a dire, dove quando le mie foto fossero o sarebbero state pubblicate. Chi si era aggiudicato lo scoop e relativa pubblicazione di quelle immagini? Dopo forte e tenace insistenza mi viene spiegato dall’agenzia che il capolinea si era fermato alla Mondadori…
Chiaro come il sole che quelle foto mai “fossero, né sarebbero” state pubblicate.
E così fu…
Ora per chi mi segue nel blog e gli amici di Facebook eccole. Le pubblico con, a conferma di quei ricordi, il contorno di una di quei gabbiani, amorevolmente nutriti a pecorino.
Di quello stagionato, al punto giusto.


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