LE OLGETTINE ALL’ATTACCO SU RUBY SU TWITTER: “MA VAFFFFFFFFFFFF CULO!’’

LE OLGETTINE ALL’ATTACCO SU RUBY SU TWITTER: “MA VAFFFFFFFFFFFF CULO!’’

blitzOlgettine all’attacco di Ruby, nel giorno in cui Karima el Marough ha manifestato davanti al palazzo di Giustizia di Milano chiedendo di essere ascoltata dai magistrati.

Ioana Visan e Barbara Guerra si sono scatenate su Twitter in una serie di insulti.

“Ruby si difende emozionata davanti al Tribunale di Milano, manca poco e ci dice che la Minetti è una brava ragazza. Ipocrita”, scrive Ioana Visan.

“Ma perché non se ne torna a casa sua a fara la puta! Forse perché ha paura del linciaggio! Che vergogna. Ha fatto tutto lei”, le fa eco Barbara Guerra. Che rincara la dose: “ma vaffffffffffff culo!ha preso più schizzi lei che i quadri di Picasso. Si è fatta mezza Milano in 6 mesi!”

E Ioana Visan insiste rispondendo a un follower che accusa Ruby di volersi fare pubblicità per entrare nel mondo dello spettacolo: “Si, con quella faccia brufolosa e le ascelle puzzolenti! Secondo me esiste ‘Dove’ (sapone) anche in Marocco, cavolo!”. “Sta tr… lancia la pietra e poi nasconde la mano! Ha rovinato le nostre vite e quella del presidente pur di diventare famosa”, scrive ancora la Guerra

 

Ruby: “Giudici, ascoltatemi”. Chiamata due volte, mai presentata. Ora la recita

MILANO – Da tempio della giustizia, da sfondo per la fine delle nefandezze della Prima Repubblica sono diventate ora, le scale e i corridoi del Tribunale di Milano, poco meno di un set televisivo. Ultima ad utilizzarlo ieri (4 aprile) Karima El Mahroug. Ricalcando un copione non originale, l’ex Ruby Rubacuori le ha scelte come cornice per il suo monologo. Occasione finora non colta e ieri rivendicata per raccontare la sua verità o, per usare le parole di quella che si autodefinì “il culo” di Silvio Berlusconi, “la mia versione dei fatti, cioè l’unica verità possibile”. Ma se la contraddizione è in termini, come può infatti essere una versione l’unica verità possibile non è chiaro, quella che rimane è comunque una verità singolare, che fa letteralmente a pugni con molte altre versioni comunque avvalorate da fatti provati, ad esempio le intercettazioni.

Partendo dalla coda vale la pena citare il Tg di Enrico Mentana di ieri sera che, raccontando dello sfogo della millantata nipote di Mubarak, unico neo autoriconosciuto nella dichiarazione della giovane marocchina, ha raccontato di come la commossa ragazza si sia confusa niente poco di meno che tra Brad Pitt e George Clooney, unica ventiduenne al mondo forse a non distinguerli. Raccontando, Ruby, di come il biondo attore hollywoodiano fosse presente ad una delle cena di Arcore. Anche se, agli atti, risulterebbe che alle cene ci fosse capitato l’amico dai capelli brizzolati, Clooney e non Pitt. Errore marchiano che secondo il Tg di La7 è forse la riprova migliore di come le pagine scritte e recitate da Karima non fossero da lei state scritte in realtà.

Appaiono infatti le pagine lette molto simili ad un copione. E se c’è un copione e uno sfondo scenico quello che ne vien fuori non può che essere una recita. Immagina Massimo Gramellini su La Stampa un colloquio tra un ragioniere ed un avvocato ad Arcore, i nomi sono lasciati all’intuizione dei lettori, in cui il suddetto copione avrebbe preso vita.

“Pare di vederlo, l’Ufficio Sceneggiature, al lavoro in un salotto di Arcore oppresso dai quadri con la targhetta del prezzo infilata nella cornice. “Oggi chi mandiamo a fare la vittima sotto il palazzo di Giustizia, avvocato?”. “La bionda e la bruna”. “Ma non ci sono già state il mese scorso con gli altri dipendenti parlamentari?”. “Ha ragione, ragioniere. E se ci spedissimo Ruby? E’ tornata dal Messico apposta”.  “Ma chi glielo scrive il copione?”. “C’è quello che gli autori di Forum avevano buttato giù per Lavitola. Senta qua: ‘L’atteggiamento apparentemente amichevole dei magistrati si è trasformato in una tortura psicologica. Mi sento vittima di uno stile investigativo fatto di promesse mai mantenute e domande incessanti sulla mia intimità’”. “Non sarà troppo tecnico? Con tutto il rispetto, avvocato, ma è la nipote di Mubarak, mica di Grisham”. “Si fidi, ragioniere, la gente è ubriaca di balle. Le beve a garganella. Anzi, sa cosa faccio? Ci aggiungo un moto di sdegno, che la Ruby mi reciterà col broncetto: ‘Trovo sconcertante e ingiusto che nessun giudice voglia ascoltarmi!’”.

Conversazione semiseria e comunque improbabile, almeno nei modi, quella descritta da Gramellini. Ma ricostruzione che risponde ad un’impressione comune e diffusa tra chi allo sfogo di Ruby ha assistito e anche tra chi ne ha solo letto le cronache.

Tra le verità singolari spicca la volontà, evidentemente tardiva, della giovane Ruby Rubacuori di essere ascoltata dai giudici. Volontà che doveva esser distratta da altro quando, due volte convocata, Karima El Mahroug se ne rimase felicemente in Messico per oltre un mese ignorando le convocazioni dei giudici e le pulsioni della sua stessa volontà. Volontà di essere ascoltata che, guarda caso, si manifesta quando questo non è più possibile essendo il processo giunto alla fase delle requisitorie. E forse la “verità” di Ruby proprio così va interpretata, come una requisitoria difensiva parallela e di sostegno a quella che terranno gli avvocati di Berlusconi.

Fosse andata in aula, Ruby avrebbe dovuto tollerare e affrontare il confronto tra la sua verità e le intercettazioni e gli atti con la sua voce. Sulla scalinata del Tribunale questo confronto viene evitato. Quella di Ruby è l’unica verità possibile? Una verità scritta su carta e che sfugge le domande? Come nelle migliori rappresentazioni artistiche, finita la scena, Ruby non ha infatti concesso bis. Niente domande e, ad un cronista che provava a domandare “Ruby, perché dicevi che Noemi era la pupilla e tu il culo?”, un sibilo: “Con tutto quello che è successo solo questo vi ricordate…”. In verità no, non solo questo, ma queste sono parole registrate, di difficile smentita quindi.

L’unica verità possibile racconta poi di giudici truffaldini che l’hanno prima blandita e poi abbandonata, solo per colpire Berlusconi con cui, si badi bene, Ruby non ha mai avuto rapporti sessuali. A pagamento. E di giornalisti crudeli e senz’anima che l’hanno dipinta come quello che non è: una prostituta. La colpa “della mia sofferenza”, recita Ruby, “è di quella stampa che per colpire Silvio Berlusconi ha fatto male a me. E anche “di quei magistrati che, mossi da intenti che non corrispondono a valori di giustizia, mi hanno attribuito la qualifica di prostituta”. L’unica verità possibile espressa con un linguaggio assai diverso da quello a cui Ruby ci aveva abituato, quasi non fosse il suo.

Uno sfogo che però contiene anche una parte genuinamente autentica, l’amarezza negli occhi della giovane donna che si sente giudicata. Un’amarezza racchiusa nell’episodio, magari anche reale, che la stessa Karima racconta, l’incontro cioè con una donna che, all’uscita della chiesa dove Ruby era andata insieme a sua figlia e al suo compagno, l’ha guardata e ha detto alla piccola: “Speriamo che non diventi come tua madre”. Un dolore, un’umiliazione, una vergogna e una voglia di riscatto vere quelle di Ruby. Ma anche se l’unica verità possibile dice il contrario, non sono stati né i magistrati né i giornalisti ha definirla “il culo di Berlusconi”.

RUBY O BLUFFI? ECCO COME KARIMA SI CONTRADDICE

Ruby ha poco da fare scenate sui gradini del tribunale – Ghedini ha rinunciato alla sua testimonianza in aula, chiedendo di rifarsi a una testimonianza della ragazza nel 2010 – Carta canta: i verbali parlano chiaramente di “bunga bunga”, di sesso, e di Arcore che è un “puttanaio”…


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di Piero Colaprico  / L’UDIENZA DEL 14 GENNAIO 2013
C’è più d’un paradosso, nella difesa che Ruby tenta di fare di se stessa, e soprattutto di Silvio Berlusconi. Innanzitutto, è stato Berlusconi a non volerla più al processo. Basta ripercorrere alcune date e alcuni fatti (incontrovertibili) per sgomberare il campo da ogni torbido equivoco.

Arriva Ruby, accompagnata dall’avvocato Paola Boccardi, dopo la sua improvvisa e lunghissima vacanza in Messico. Ecco le trascrizioni di quanto accade in udienza.

Ghedini: «Presidente, nel richiamo alla serenità, volevo appunto prospettare che – lo dice attraverso lunghi giri di parole – questa difesa possa rinunciare alla teste Karima El Mahroug, se la Procura riterrà di darci il consenso al deposito, e all’utilizzo, dei verbali delle dichiarazioni» di Ruby.

Il presidente Giulia Turri chiede precisazioni, e lo fa anche il pubblico ministero.

Boccassini: «Scusi, presidente, non ho capito. C’è una rinuncia a sentire la parte offesa da parte della difesa Berlusconi? (…) Viene ribadito?».

Ghedini: «Viene ribadito, se voi date il consenso al deposito (dei verbali)».

Boccassini: «Avvocato, il (nostro) consenso per acquisire i verbali era stato dato anche in udienze precedenti».

Ghedini: «Benissimo! Ne prendo atto, mi dispiace di non averlo ricordato. Non ricordavo questo particolare! Altrimenti non l’avrei proposto». La Boccassini sembra basita, un avvocato che dimentica? Ma Ghedini ripete, si dice «soddisfatto dalla produzione dei verbali (…) integrali, presidente».

Boccassini: «Preso atto che la difesa Berlusconi, nonostante sembrasse molto interessata
a sentire la parte offesa, oggi ci rinuncia, così come la Procura aveva paventato (…). E presta il proprio consenso».

I VERBALI DELL’ESTATE 2010

Ruby quindi ri-sparisce dal processo. E, soprattutto, non viene controinterrogata dai magistrati nell’aula del processo aperto al pubblico. Ma quei verbali acquisiti, e pubblicati a suo tempo solo da pochi mass media, che cosa dicono in sostanza? Serve un passo indietro nel tempo, all’estate 2010.

Ruby che è stata fatta uscire dalla questura di Milano grazie a un intervento di Silvio Berlusconi e che si trova in comunità incontra i magistrati e quei suoi verbali vennero registrati alla presenza anche di assistenti sociali e altri soggetti. E tutti i presenti «attestarono » e firmarono che Ruby aveva detto proprio quello che era stato verbalizzato. E lei stessa aveva messo la firma.

IL CONTENUTO CONFERMATO DAI TESTI

Schermata 2013-04-05 a 17.22.00Ruby nei suoi verbali aveva spiegato che c’era un rito, «il bunga bunga»; che correva denaro; che alcune ragazze disinibite avevano appartamenti con l’affitto pagato; che anche lei, scappata di casa, l’avrebbe voluto, ma era minorenne, e non poteva; allora Berlusconi scoprì la sua giovane età.

Il dramma, per Berlusconi e la sua difesa, è che poco dopo due testi, una ballerina di danza del ventre, e un’amica di Nicole Minetti, Melania Tumini, elettrice pdl, raccontano ai magistrati e poi confermeranno nell’aula del processo che le «cene eleganti» erano invece un «puttanaio».

 

Confermano sesso, spogliarello, competizione tra le ragazze: ciò che Ruby aveva già messo nei verbali davanti a Pietro Forno e Antonio Sangermano. E come scordare le intercettazioni? Altre conferme su bunga bunga, e sui ruoli di chi porta sempre «carne nuova» nella villa di Berlusconi. L’allora premier aveva chiamato la questura milanese di notte, in modo da far rilasciare e affidare alla consigliera regionale e spogliarellista ad Arcore Nicole Minetti questa sua invitata speciale: perché? Per «buon cuore», come dice lui?

«LA VITTIMA DELLA GUERRA»
Sui gradini del tribunale, Ruby dunque smentisce se stessa. Come non ricordarle che proprio quando avrebbe dovuto parlare, era «sparita» dall’Italia? Ed è esattamente da allora che, con legittimi impedimenti, uveiti, sbalzi di pressione e persino ricorsi per legittima suspicione, vengono rimandate «sine die» la requisitoria dei pubblici ministeri, e la sentenza.

Mentre da ieri, con un sovvertimento mediatico del processo e della realtà, è Ruby ad accusare i magistrati. Per chi crede che il conflitto d’interessi sia un tema d’attualità fa impressione il Tg 5: dopo aver ignorato per larga parte il processo, ieri dà il massimo risalto alla «notizia». Anzi, ci apre l’edizione principale, quella della sera: «Io, vittima della guerra a Berlusconi» è il titolo.

 

 

 

1 Comment

  1. Luigi Conte

    è una povera disgraziata che si è prostituita con un vecchio bavoso come B.
    E poi pretende di prendere per il culo un intera nazione (a parte i deputati che hanno votato che Ruby è nipote di Mubarak)

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