LA BIANCOFIORE: “IN UN PAESE SERIO NON PRESIEDEREBBE NEANCHE UN’ASSEMBLEA DI CONDOMINIO”

LA BIANCOFIORE: “IN UN PAESE SERIO NON PRESIEDEREBBE NEANCHE UN’ASSEMBLEA DI CONDOMINIO”

Il vice direttore del Fatto quotidiano commenta con la consueta ironia la giornata politica di ieri. Oggetto dell’analisi, il completamento della squadra di governo e il ritiro delle deleghe a Michaela Biancofiore, “spostata” dalle Pari Opportunità alla Pubblica Amministrazione.

Tutto è bene quel che finisce bene. Michaela Biancofiore, sottosegretario alle Pari Opportunità per mezza giornata, è stata spostata alla Pubblica Amministrazione, che tanto è la stessa cosa. Il governo dei giovani e dei competenti è salvo. C’è stato forse un piccolo errore, come cantava Celentano. Ma non sarà una minuscola smagliatura, dovuta all’inesperienza per la tenera età, a sminuire la statura del Premier Nipote, reduce dal trionfale tour in Europa (pare che alcuni capi di Stato e di governo l’abbiano addirittura riconosciuto).

Naturalmente nessuno intende difendere la signora Biancofiore. In un paese serio le sue idee (si fa per dire) su Mussolini e Berlusconi, i suoi spiriti guida, le impedirebbero di presiedere un’assemblea di condominio. Ma delle sue idee l'”amazzone di Silvio”, come orgogliosamente si fa chiamare, non ha mai fatto mistero. E allora sarebbe interessante sapere chi ha avuto la splendida idea di chiamarla a far parte del governo, per giunta alle Pari Opportunità. Non bastava tutto quel che aveva detto fino all’altroieri? Pare di no, tant’è che le è stata fatale un’intervista di ieri a Rep u b b l i ca in cui -horribile dictu – invitava le associazioni gay, “invece di autoghettizzarsi e difendere il loro interesse di parte, a condannare i femminicidi”. Acqua fresca, rispetto a quel che aveva detto prima della nomina. E allora c’è da capire chi fa le nomine nel governo Letta: Tafazzi? Bombolo? Jimmy il Fenomeno? Ma ora che Michaela va a occuparsi della Pubblica Amministrazione, il problema è risolto. Almeno per i giornali e tg governativi (praticamente tutti), che usano il caso Biancofiore come specchietto per le allodole.

Come se ora avessimo il migliore dei governi possibili. È il trionfo di Tartuffe, l’apoteosi dell’ipocrisia democristiana, il festival del “si fa ma non si dice”. Infatti Lettino invita i ministri e i loro vice alla “sobrietà” nelle esternazioni: come se il problema non fosse quello che fanno, ma quello che dicono. Lo sanno tutti, per esempio, che il sottosegretario Micciché è l’uomo di Lombardo (imputato per mafia) e di Dell’Utri (condannato per mafia). E infatti lui rivela al Co r r i e re che l’amico Marcello gli “ha telefonato per i complimenti” e “ha avuto un ruolo nelle scelte che ha fatto Berlusconi (e dunque Letta, ndr)” e che Lombardo “ha telefonato a Verdini e Berlusconi invocando la mia nomina”. Però Dell’Utri e Lombardo in Parlamento non ci sono e B. al governo non ci è entrato: dunque dov’è il problema? Ci sono Alfano, Lupi, Quagliariello & C., tutte figure notoriamente autonome e indipendenti dal Cainano.

Ora la battaglia di Tartuffe si sposta sulla presidenza della Convenzione che riformerà la Costituzione. B. dice che spetta a lui e il Pd, che ha calato le braghe facendogli scegliere il presidente della Repubblica e poi il premier, si oppone fieramente come sull’ultima trincea della Resistenza. Ma il guaio non è che B. potrebbe presiederla: è che, non essendo bastata la disfatta della Bicamerale, questi sciagurati abbiano deciso di riscrivere la Costituzione, per giunta con lui. Ed essendosi pappati – col 25% dei voti – le prime quattro cariche dello Stato, hanno già riconosciuto il diritto del Pdl a occupare quella della Convenzione. Che poi vi si accomodi B., o Schifani, o Calderoli, fa qualche differenza? Anzi, paradossalmente è molto meglio B.: almeno chi non ha ancora capito chi comanda se ne fa una ragione e si leva ogni residua illusione. Ma proprio su questo equivoco si regge il governo della vergogna: sulle foglie di fico e sulla truffa del meno peggio. Non c’è Verdini, ma c’è il suo sodale Girlanda, circondato da un esercito di cementificatori e nemici dell’ambiente. Non c’è Gaparri né Letta (Gianni), ma c’è il loro clone Catricalà. Non ci sono gli imputati del Pdl, in compenso ci sono quelli del Pd (Bubbico e De Luca), che notoriamente profumano di Chanel numero 5. Viene in mente una vignetta di Altan. “Poteva andare peggio”. “No”. 

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