Bunga bunga, il rammarico di Fede: “Ho perso anche il seggio al Senato”

fede_1Emilio Fede difende Berlusconi e riflette sulle conseguenze del Rubygate: “Per colpa di questa storia ho perso anche un seggio al Senato”.

“Non sono stato candidato al Senato per timore che si dicesse: ecco qui il socio del bunga bunga a palazzo Madama. Ho solo pagato per questa storia”. Lo dice l’ex direttore del Tg4 Emilio Fede in un’intervista alla Stampa in cui commenta la sentenza sul caso Ruby. “Provo tristezza – spiega. – Una grande tristezza in generale, e in particolare perché colpisce un amico. Aspettavo questa sentenza con molta malinconia, più questa sentenza di quella che mi riguarda”. Si aspettava la condanna, ma il verdetto, ammette, “va al di là di ogni pessimistica previsione”, “non riesco a capire come possano motivare una condanna simile”. “Per quel che so – aggiunge, – posso veramente assicurare – e lo dico con la stretta al cuore – che Berlusconi certamente non sapeva che Ruby era minorenne. E per quanto mi riguarda posso giurare di non aver mai parlato con Berlusconi della sua età”. “Per fortuna”, aggiunge in un’intervista a Repubblica, Fede ha appreso che non è nell’elenco di testimoni che potrebbero aver dichiarato il falso: “ho sempre detto la verità – dice. – Alle cene ad Arcore non c’era sesso. La villa di Berlusconi non era una casa di tolleranza, ma la residenza del presidente del Consiglio. Io sono una persona per bene”.

 

Si proprio una brava persona

 

RINVIO A GIUDIZIO PER EMILIO FEDE ACCUSATO DI TRUFFA E GIOCO D’ AZZARDO

BERGAMO – “Non me l’ aspettavo. Contro di me non hanno uno straccio di prova, solo sensazioni, e poi questa famosa inchiesta-bis l’ hanno costruita tutta su quello che ho raccontato io. Sei stato bravo, mi ha detto l’ avvocato, ti sei incriminato da solo”. Emilio Fede è furibondo: dopo decine d’ ore di interrogatori, confronti all’ americana con successive dichiarazioni soddisfatte (“ho spiegato tutto, non ci sono punti oscuri”), l’ inchiesta bergamasca sulle bische clandestine è arrivata a un primo risultato, pessimo per l’ animatore di “Test”. Il sostituto procuratore Mario Conte ha infatti depositato la sua requisitoria, in cui Fede, al pari del conte Caproni, del discografico Briatore, dell’ avvocato Ponce de Leon, come dire di coloro che l’ accusa considera i registi dell’ Anonima spennapolli che ripuliva le tasche dei gonzi ai tavoli di poker e chemin-de-fer, viene indicato come responsabile di associazione a delinquere, truffa e gioco d’ azzardo. Ventitrè imputati, tutti con le stesse accuse: due agli arresti domiciliari, uno in attesa di estradizione dall’ Austria, cinque latitanti; gli altri a piede libero, tra cui lo stesso Fede (“Tanto non c’ era pericolo che scappasse”, spiega il magistrato). In trenta cartelle, il Pubblico ministero fa la storia di questa vicenda dai contorni dorati, piena di “bei nomi”, rispettabili finanzieri, aristocratici blasonati, personaggi dello spettacolo. Venivano adocchiate le persone da spennare, poi con il miraggio di concludere buoni affari, o solo di un po’ di public-relations d’ alto livello, le attiravano nel tranello. A casa del conte bancarottiere Achille Caproni di Taliedo, nell’ attico del playboy Flavio Briatore, oppure in coincidenza con safari in Africa o battute di caccia in Jugoslavia, i malcapitati finivano le serate al tavolo verde, dove, secondo i magistrati, venivano prosciugati di decine (centinaia, in qualche caso) di milioni. Una buona tranche di questa storia è già stata oggetto di processo. Il magistrato, però, è venuto a conoscenza di episodi, di altre persone coinvolte, e ha chiesto di aprire una seconda inchiesta, a cui non si esclude possa seguire una terza. Martedì il Pm ha presentato le sue richieste al giudice istruttore Enrico Fischetti, che deciderà entro gennaio se confermare le accuse e rinviare a giudizio gli imputati. Finora i due magistrati hanno agito di concerto e in perfetto accordo (oltretutto, Conte e Fischietti si assomigliano talmente nell’ aspetto che li hanno soprannominati “cip e ciop”), per cui appare difficile che la “linea dura” del Pm venga modificata dal giudice istruttore. Chi ci spera molto, al contrario, è Emilio Fede, che nello scandalo ha visto precipitare la sua immagine pubblica (trombato alle elezioni europee, chiusura di “Test”, blocco di collaborazione giornalistica, contratti pubblicitari, il tutto per – dice – un paio di miliardi). “Lo sanno tutti: sono un giocatore. Ma in un paio d’ anni avrò fatto non più di una dozzina di serate a casa Caproni, mentre a Campione sono andato 70 volte. Che cretino sarei stato, visto che mi accusano di truffare al gioco e di avere la vincita assicurata – protesta Emilio Fede -. In tutto avrò vinto, da Caproni, 60 milioni. Capirai, con quello che ci ho rimesso dopo…”. Secondo il giornalista, all’ epoca della truffa le persone oggi incriminate erano del tutto specchiate e irreprensibili. “Il conte Caproni aveva una villa a Venegono con 20 chilometri di muro di cinta e un museo interno; Cesare Azzaro era un marchese; Briatore un discografico di successo. Se mi invitavano, perchè non andare? Mai ho sospettato di nulla. E come me gli altri, gli spennati. Insomma – continua Fede – sono fatti di gioco, nessuno ha minacciato un altro con la pistola… Che io fossi partecipe, che stessi in torta, nessun fatto lo prova”.

dal nostro inviato ENRICO BONERANDI

 

SCANDALO DELLE BISCHE CLANDESTINE ASSOLTO IN APPELLO EMILIO FEDE

MILANO Emilio Fede è stato assolto per insufficienza di prove dall’ accusa di truffa aggravata al processo d’ appello per le cosiddette bische clandestine di Bergamo. La terza sezione penale della Corte d’ Appello ha confermato per il giornalista anche l’ assoluzione con formula dubitativa dall’imputazione di associazione per delinquere. Per la truffa, Fede era stato condannato a un anno e 10 mesi. Il reato di gioco d’ azzardo è caduto per amnistia. E’ stata ridotta da tre anni e due mesi a un anno e due mesi la condanna inflitta al conte Achille Caproni, mentre l’ avvocato Adolfo Ponce de Leon e sua moglie Elia, che in primo grado avevano avuto due anni, sono stati assolti per insufficienza di prove. Il processo riguardava il giro di partite truccate a chemin de fer organizzate per spennare numerosi e danarosi polli, che venivano coinvolti con il pretesto di una serata in società e con il miraggio di qualche affare da realizzare. Gli avvocati Antonio Maria Galli e Angelo Giarda, difensori di Fede, hanno annunciato l’ intenzione di ricorrere in Cassazione contro l’ assoluzione con formula dubitativa. Il giornalista, attuale direttore di Rete A, non era in aula ieri mattina al momento della sentenza. Dopo il verdetto ha rilasciato una dichiarazione alle agenzie di stampa. Una giustizia lenta, lentissima ha detto Fede mi assolve oggi in appello dai reati connessi alla vicenda delle cosiddette bische clandestine per la quale ero stato condannato in primo grado dal tribunale di Milano. Mi assolve per insufficienza di prove: una sentenza contro la quale mi sono già appellato in Cassazione. Ho il diritto ad essere assolto per totale estraneità ai fatti, come avevo il diritto di non essere neppure rinviato a giudizio. Per anni ha aggiunto il mio caso è stato sulle prime pagine dei giornali. Oggi che sono stato assolto nell’ aula non era presente neppure un cronista. Evidentemente la mia presunta colpa interessava, la mia riabilitazione no. Lotterò fino in fondo, comunque, non soltanto perché mi si riconosca l’ innocenza senza ombre, ma anche perché mi si ripaghi di ciò che mi è costato moralmente ed economicamente, e mi appellerò in questo senso in tutte le sedi consentite. La sentenza di assoluzione per insufficienza di prove ha dato modo a Mario Capanna e Marco Pannella di rilasciare dichiarazioni di commento. La notizia ha detto il parlamentare di Democrazia proletaria non può che essere accolta con soddisfazione, a maggior ragione se si ricorda l’ accanimento con cui l’ imputato fu messo alla berlina da vasta parte dei mezzi di informazione. Giungerà finalmente il giorno in cui un imputato sarà considerato innocente, come indica la Costituzione, fino a condanna definitiva?. Marco Pannella: Emilio Fede è stato assolto in appello. Poco importa se con formula piena o dubitativa. C’ è ancora la Cassazione che dovrà dire la parola finale. Quattro anni fa le prime o le seconde pagine dei giornali per dare notizia della condanna (la sentenza di primo grado è del 27 novembre ‘ 86 – ndr) conseguente alla solita campagna di linciaggio fondata sulla sistematica violazione del segreto istruttorio. Oggi, poco o nulla? Mi auguro di no. Ma se Fede è innocente, chi pagherà i danni?.

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