Caso Kazakistan, il mistero dell’aereo austriaco e dell’informativa scomparsa

Dalle carte del procedimento che ha portato alla rapida espulsione della moglie e della figlia del dissidente Ablyazov emergono fatti che cozzano contro la versione rassicurante del ministro Alfano. L’aereo utilizzato per il rimpatrio è stato noleggiato dall’ambasciata kazaka prima che il provvedimento fosse firmato. E dal faldone manca una carta inviata alla Questura di Roma che confermava la validità del passaporto della donna

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di Luca Pisapia | 8 luglio 2013

banner il_fatto quotidianoUn aereo pronto a decollare prima ancora che l’Italia abbia deliberato l’espulsione, documenti che avrebbero impedito il rimpatrio che scompaiono, e riappaiono poi solo in Austria. Inquietanti novità si aggiungono alla vicenda del rimpatrio forzato di Alma Salabayeva e di sua figlia Alua di sei anni, rispettivamente moglie e figlia del dissidente kazako Ablyazov, e che sta provocando guai molto seri nel governo delle larghe intese.

Il 31 maggio scorso, quando i parenti delle donne vedono l’aereo pronto con i motori rombanti sulla pista diCiampino per portare le due ad Astana , capitale del Kazakistan, è della compagnia austriaca Avcon, chiamano Vienna. Qui la procura austriaca apre immediatamente un’inchiesta da cui si verrà poi a sapere che l’aereo è stato pagato dall’ambasciata kazaka in Italia. E, soprattutto, dalla deposizione del pilotasi viene a sapere che questi è stato allertato alle 11 di mattina del 31 maggio, ovvero prima ancora che il Giudice di pace del Cie di Ponte Galeria convalidasse il fermo di Alma, dato che l’udienza, come da verbale, è terminata dopo le 11.20 di quella stessa mattina.

C’è da chiedersi come mai l’ambasciata del Kazakistan fosse certa di un rimpatrio non ancora convalidato, e così celere da preparare l’aereo perché non sopraggiungessero altri intoppi. Ma l’apparire sulla scena della procura austriaca è molto importante anche per altre questioni. Un passo indietro. Quando la notte tra il 29 e il 30 maggio Salabayeva è prelevata dalla sua villa di Casal Palocco da una cinquantina di uomini armati della Digos e della Squadra mobile della Questura di Roma, la donna è immediatamente indagata per possesso di documenti falsi (art. 497 bis del codice penale). Reato per il quale è previsto l’arresto facoltativo in flagranza, e in questi casi è prassi comune procedere con l’arresto. Questa volta la Questura di Roma decide diversamente. In caso di arresto si sarebbe aperto un procedimento penalecon tutte le garanzie del caso nei confronti dell’indagato. L’espulsione evidentemente doveva essere immediata.

Un altro passo indietro. Come riportato in anteprima da ilfattoquotidiano.it, la nota dell’ambasciata kazaka che avvisava della presenza di Ablyazov sul suolo italiano è stata inviata solo alla Questura di Roma e non, come prassi, anche ai ministeri competenti. Ora, dagli atti depositati in procura di Roma risulta che le note dell’Ambasciata inviate alla questura di Roma sono due: la prima del 28 maggio si riferisce alla presenza sul suolo italiano di Ablyazov; la seconda, del 31 maggio, avvisa della presenza della figlia Alua. E basta. Eppure, agli atti della procura di Vienna, che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare, c’è anche una terza nota inviata dall’ambasciata kazaka alla Questura di Roma, datata 30 maggio, in cui si avverte che la signora Alma Salabayeva è in possesso di due passaporti validi rilasciati in Kazakistan (N° 0816235 e N°5347890). Passaporti che evidentemente avrebbero permesso il rimpatrio volontario della signora, che non aveva dichiarato il suo ingresso in Italia, e non coatto.

Come mai questa terza nota dell’ambasciata kazaka, fondamentale per permettere a Salabayeva di non essere rimpatriata in fretta e furia su un jet austriaco prenotato ancora prima che si fosse concluso il processo, non è in possesso degli avvocati tra gli atti depositati alla procura di Roma? Ma c’è di più. Conclusa l’udienza dal Giudice di pace, quello stesso 31 di maggio gli avvocati della donna – come strategia difensiva per prendere tempo – chiedono alla Procura di Roma di interrogarla. Eppure nel giro di un’ora arriva un’informativa della Questura, in particolare dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma diretto da Maurizio Improta. Dice che, in forza della relazione tecnica della Polizia di Frontiera di Fiumicino (che stabilisce in tempo record che il passaporto di Salabayeva è falso, venendo poi smentita dalla sentenza del 25 giungo Tribunale del Riesame) non c’è bisogno di ulteriori accertamenti e bisogna procedere con il rimpatrio.

Per chiudere il cerchio va sottolineato che si tratta dello stesso Ufficio Immigrazione della Questura di Roma che prima decide di non richiedere l’arresto, e che in un secondo momento riceve da destinatario la nota dell’ambasciata kazaka in possesso solo della procura austriaca. Quella famosa nota del 30 maggio in cui l’ambasciata avvisava che Alma Salabayeva aveva due passaporti validi kazaki. Cosa che la avrebbe salvata dal rimpatrio coatto immediato, come specifica il decreto di trattenimento fatto nel Cie di Ponte Galeria: dove è scritto che la donna non può lasciare volontariamente l’Italia entro termini stabiliti per legge proprio per la mancanza di documenti validi. Sono molti i passaggi oscuri di questa vicenda, e sul fronte politico piovono richieste di chiarimento al ministro dell’Interno Angelino Alfano, che ha frettolosamente avallato l’operazione come perfettamente regolare. E da cui “dipendono” la Questura di Roma e il suo Ufficio stranieri.

Governo, resa dei conti sul caso Kazakistan. “Alfano dia risposte precise”

La moglie e la figlia del dissidente Ablyazov sono state rispedite dalla Digos nelle mani del dittatore Nazarbayev, amico di Berlusconi. Ma il tribunale di Roma ha smentito che i loro passaporti fossero falsi. Una figuraccia internazionale. Bonino furiosa per essere stata tagliata fuori, Cancellieri smentita dai fatti. Ora Letta chiede spiegazioni al ministro dell’Interno, artefice dell’operazione: “Poi si trarranno le conseguenze”

di Sara Nicoli | 8 luglio 2013

Un’inchiesta interna al Viminale e un’altra “verifica” tra gli organi di governo per far luce, “nel più breve tempo possibile”, sul caso che sta causando un vero terremoto nell’esecutivo di Letta. E non per questioni economiche, ma per qualcosa di più grave sotto il profilo internazionale. E non solo. E’ la vicenda che vede protagoniste Salabayeva e Alua, moglie e figlia dell’oppositore kazako Mukhtar Ablyazov, ora nelle mani del dittatore Nursultan Nazarbayev, grande amico di Berlusconi.

Il 29 maggio scorso, il ministro dell’Interno e segretario del PdlAngelino Alfano, ha mandato una cinquantina di uomini armati della Digos a prendere le due donne nella loro casa di Casal Palocco, aRoma, arrivando alla loro successiva espulsione con l’accusa di avere passaporti falsi. Accusa poi smentita dal tribunale di Roma, secondo cui l’espulsione non andava in alcun modo autorizzata, visto che i documenti erano il regola. La violazione ha però regalato al dittatore kazako due preziosi ostaggi contro il suo nemico principale, appunto il dissidente Ablyazov. E siccome l’intera operazione è stata portata a termine dal ministro Alfano senza che nessun altro del governo ne venisse messo a conoscenza, neppureEnrico Letta, c’è il forte sospetto che il vicepremier e segretario del Pdl abbia voluto chiudere la vicenda rapidamente e in barba ad ogni regola solo per compiacere il dittatore kazako, partner privilegiato dell’Eni e – soprattutto – su pressioni dello stesso Cavaliere. Su questo, Letta ha chiesto piena luce.

La questione, che sta tenendo banco da giorni sui media internazionali, ha mandato su tutte le furie il ministro degli Esteri, Emma Bonino, che non ha alcuna intenzione di prestare il fianco alle critiche feroci dei media sull’operato dell’Italia a cui lei, per altro, non è in grado in alcun modo di rispondere, perché tenuta all’oscuro di tutto. Bonino si è quindi si è rivolta a Letta: “Evitiamo all’Italia, se possibile, l’ennesima figuraccia…”, spingendo il premier verso l’indagine interna. Anche il ministro Cancellieri, che in un primo momento aveva parlato di “espulsione avvenuta secondo le regole”, dopo la smentita del tribunale di Roma ha chiesto a Letta di avere “chiarimenti”; il fatto di essere stata messa “fuori strada” dal collega ministro dell’Interno, a cui aveva chiesto lumi, l’ha profondamente contrariata.

Tutti contro Alfano? A quanto sembra, l’intera vicenda è stata gestita con una dose sospetta di superficialità. Alle domande di Letta, durante un colloquio tra i due avvenuto l’altro giorno a Palazzo Chigi, il vicepremier si sarebbe giustificato sostenendo che i funzionari del ministero gli avevano assicurato che i passaporti delle due donne erano falsi e lui ha quindi dato il via libera all’operazione. Ma la ricostruzione, a quanto sostengono alcune fonti informate a Palazzo Chigi, farebbe “acqua da tutte le parti”. “La cosa più grave – prosegue una di queste fonti – è che nessuno ha saputo nulla fino ad operazione conclusa e non c’è stata alcuna chiarezza su chi e perché avrebbe chiesto di proseguire nell’espulsione di queste due persone; per altro, sono state violate anche le regole in materia di rifugiati e abbiamo avuto forti critiche anche dall’agenzia dell’Onu che si occupa dei rifugiati, l’Unhcr”.

Sembra, infatti, che l’Italia abbia violato il Testo Unico Immigrazione secondo cui nessuno può essere in nessun caso rimandato verso uno Stato in cui rischia di subire persecuzioni: “ Le autorità italiane – ha criticato l’Unhcr – non hanno valutato appieno le conseguenze che tale rimpatrio forzato potrebbe avere”. Il caso, che è seguito “da vicino” anche dal presidente della Camera, Laura Boldrini, è quindi destinato ad avere forti ripercussioni a livello di governo. Soprattutto se, come sospetta Enrico Letta, “l’eccesso di zelo” di alcuni funzionari del ministero dell’interno sull’espulsione della famiglia del dissidente kazako non è stato affatto “spontaneo”, come sarebbe stato sostenuto da Alfano, bensì “indotto da precisi ordini superiori”.

Per questo, dalla “verifica interna agli organi di governo”, chiesta qualche giorno fa, Letta si attende “risposte precise”. “La questione diplomatica ed economica con il Kazakistan – chiude la fonte di Palazzo Chigi – non deve indurre a conclusioni di comodo; se verranno accertate responsabilità, anche a livello di governo, si trarranno le conseguenze”. Quali, al momento, non è dato sapere.

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