LA DOPPIEZZA DEL PD

Il Senato ha respinto la mozione di sfiducia nei confronti del ministro Angelino Alfano per il caso Shalabayeva, presentata da M5S e Sel. Tredici senatori leghisti si sono astenuti, mentre un manipolo di senatori Pd

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(Puppato, Ricchiuti, Tocci e Mineo) ha scelto di non partecipare al voto.

“Dalla relazione Pansa è inoppugnabile il mancato coinvolgimento del governo e l’estraneità del ministro Alfano”, ha detto il presidente del

Consiglio Enrico Letta. “Chiedo un nuovo atto di fiducia al governo che ho l’onore di presiedere”, ha aggiunto il premier, spiegando che “il voto che vi chiedo oggi non è solo sul no alla mozione di sfiducia verso Alfano”.

 

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Scoppia il caso dei tre assenti nel voto del Pd contro la mozione di sfiducia ad Angelino Alfano. È Stefano Esposito che non ne può più e chiede, e ottiene per mercoledì, l’assemblea dei senatori per fare chiarezza.

“Zanda in dichiarazione di voto è stato chiarissimo: ha scaricato Alfano e confermato la fiducia a Letta. Ha espresso perfettamente la linea del gruppo. Poi arriva la Puppato che vuole farsi pubblicità…”. Esposito ce l’ha anche con Walter Tocci e Lucrezia Ricchiuti che, come Puppato, non si sono presentati alla chiama.

Per non parlare di Pippo Civati: “Se fosse stato qui – prosegue Esposito – avrebbe fatto come loro. La verità è che vogliono fare la campagna congressuale, magari si candidano alla segreteria, proprio contro il partito. Per due terzi questi sono grillini, diciamolo: e allora se ne andassero con Grillo…”.

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Silvio Berlusconi è rimasto fino alla fine in aula al Senato ad attendere l’esito del voto sulla mozione di sfiducia (respinta) ad Angelino Alfano. Mentre il ministro all’Interno era seduto al suo posto, tra i banchi del governo, ad aspettare che il presidente Pietro Grasso proclamasse il risultato, Berlusconi si è messo in piedi al centro dell’emiciclo, contornato dai senatori del Pdl.

Appena l’esito della votazione (226 no, 13 astenuti e 55 sì) è stato pronunciato, Berlusconi si è avvicinato ad Alfano e i due si sono stretti la mano. Il segretario del Pdl ha poggiato la mano sulla spalla del Cav, poi si sono allontanati assieme per andare fuori dall’aula.

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I senatori del Pd che non hanno partecipato al voto sono Laura Puppato, Lucrezia Ricchiuti e Walter Tocci; Corradino Mineo (Pd) non era presente in aula.

Il Senato ha respinto la mozione di sfiducia contro Alfano presentata da M5S e Sel. I voti contrari alla mozione sono stati 226; i favorevoli 55, 13 gli astenuti. I senatori presenti alla votazione sono stati 295, i votanti 294. La maggioranza richiesta era di 148 voti. Contro la mozione hanno votato tutti i gruppi della maggioranza (Pd, Pdl, Scelta Civica, Gal, autonomie); a favore Sel e M5S. Ad astenersi sono stati i senatori della Lega Nord.

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“C’era una mozione di sfiducia, è stata respinta. Sono soddisfatto”. Così il ministro dell’Interno Angelino Alfano, lasciando il Senato dopo il voto sulla mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Interno Angelino Alfano dopo l’espulsione di Alma Shalabayeva ha risposto ai cronisti, che gli chiedevano se ha apprezzato il discorso del premier Enrico Letta.

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13:25 – Oggi

I 13 astenuti sono leghisti

I 13 astenuti sono leghisti. Tre senatori del Pd (Puppato, Ricchiuti e Tocci) non hanno risposto alla chiama; Corradino Mineo (Pd) non era presente.

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“Penso proprio di no” è la risposta del capogruppo Pd in Senato, Luigi Zanda, ai giornalisti che insistono nel chiedergli se vi saranno conseguenze per coloro che, sulla mozione di sfiducia ad Angelino Alfano, hanno votato in dissenso dal gruppo.

Zanda conferma che mercoledì si terrà l’assemblea dei senatori, una “riunione organizzativa”, sottolinea, e a chi gli domanda ancora se si discuterà di chi ha votato in difformità dalle indicazioni replica: “Non c’è mai stata in tutta la nostra storia una discussione sul voto di uno o di un altro. La riunione è necessaria perché il gruppo è molto consistente”.

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Il Senato non approva la mozione di sfiducia al ministro degli Interni Angelino Alfano. Gli astenuti sono 13

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13:14 – Oggi

Casson vota sì per sbaglio

Il senatore Felice Casson non voleva votare a favore della sfiducia contro Alfano per la vicenda kazaka. Al termine della votazione in Senato sulla sfiducia al ministro dell’Interno, ha chiesto di intervenire: “Chiedo scusa per l’errore che ho fatto. Passando sotto il banco ho detto sì, ma intendevo rinnovare la fiducia al ministro, così come si capiva dal mio intervento. È stato un errore di cui mi assumo le responsabilità. Il mio voto era da intendersi con un ‘no'”

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“L’intervento in Aula del presidente Zanda ha chiarito con precisione perché anche il Pd avrebbe dovuto votare a favore della mozione di sfiducia nei confronti del Ministro Alfano. Le sue parole, le sue argomentazioni e i toni che ha usato rendono ancora più inspiegabile la decisione di piegarsi al ricatto del Pdl ed esprimere un voto che va contro la verità, la giustizia e le stesse convinzioni del senatori del Pd”. Lo affermano in una nota congiunta la senatrice Loredana de Petris, presidente del gruppo Misto-Sel e il senatore Peppe De Cristofaro, capogruppo di Sinistra, Ecologia e Libertà in commissione Giustizia.

Zanda ha infatti usato parole molto pesanti nei confronti del ministro Alfano. “Lasciare il proprio incarico in determinate circostanze rientra tra i doveri dei servitori dello Stato. Nel momento in cui, nonostante molto sia ancora poco chiaro, respingiamo la mozione di sfiducia nei confronti del ministro Alfano, dobbiamo anche ricordare che servitori dello. Stato debbono esserlo non solo i funzionari pubblici, ma anche i ministri della Repubblica”

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Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, ha votato sulla mozione di sfiducia ad Angelino Alfano, presentata al Senato da M5S e Sel, e ha lasciato l’Aula di Palazzo Madama, dove stamani è tornato per seguire il dibattito e le successive dichiarazioni di voto.

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“È andato in scena il copione dell’ipocrisia”. Il leader di Sinistra Ecologia e Libertà, Nichi Vendola, ha commentato così la posizione del premier Enrico Letta che oggi nell’aula del Senato ha sostenuto l’estraneità del ministro Angelino Alfano nella vicenda della moglie del dissidente kazako.

“Credo che con il voto di oggi al Senato, il penoso, patetico, impudico salvataggio del ministro Alfano si sia determinata una lesione irreparabile sul volto dello Stato, sulla sua autorevolezza morale – ha aggiunto Vendola – da questo momento il Governo Letta è gravato da un’ombra morale, non solo da un’ipoteca politica. Sono prigionieri politici di Silvio Berlusconi”.

“Se l’emergenza, l’emergenzialismo che viene invocato a ogni piè sospinto è il riparo anche per le vergogne – ha concluso – ciascuno si assumerà la propria responsabilità, anche il Partito Democratico”.

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Al Senato va di scena il dibattito sulla mozione di sfiducia ad Angelino Alfano per il caso Shalabayeva. Il premier Enrrico Letta ha chiesto di votare affinché l’intero governo possa andare avanti. Ma Nicola Morra non ci sta: “Qui non stiamo decidendo se sfiduciare o no un governo che comunque riteniamo inadeguato. Stiamo valutando l’operato di un singolo ministro in merito alla violazione dei diritti di una donna e di una bambina di sei anni”.

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È iniziata nell’aula del Senato la “chiama” dei senatori sulla mozione di sfiducia individuale presentata dal movimento 5 Stelle e da Sel contro il ministro Alfano in relazione al caso Shalabayeva. Il primo senatore chiamato al voto è stato Francesco Scalia del Pd. A causa delle troppo numerose richieste di deroga rispetto all’ordine alfabetico sorteggiato, il presidente dell’assemblea Pietro Grasso ha annunciato che non avrebbe ammesso deroghe “se non per gravi e documentate motivazioni”.

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Confusione in aula durante la dichiarazione di voto di Laura Puppato. “Ci asterremo sulla mozione, non riteniamo di votare la fiducia al ministro Alfano”. Lo dice la senatrice del Pd, Laura Puppato, intervenendo in aula nel corso delle dichiarazioni di voto in dissenso dal suo gruppo. Puppato ha precisato di parlare a nome di un gruppo di senatori.

 

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“I senatori del Partito Democratico voteranno contro la mozione di sfiducia al ministro Alfano, con la piena coscienza di assicurare l’azione del governo ma anche sapendo quanto il caso non possa dichiararsi concluso”. Lo ha detto il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda in Aula durante le dichiarazioni di voto sulla mozione di sfiducia al ministro Alfano.

Zanda ha però sottolineato che “dimettesi è un dovere dei servitori dello Stato”. “Dirigenti importanti della Polizia di Stato sono stati indotti o hanno deciso di lasciare i loro incarichi in relazione allo svolgimento dei fatti della vicenda kazaka. Lasciare il proprio incarico in determinate circostanze rientra tra i doveri dei servitori dello Stato. Nel momento in cui, nonostante molto sia ancora poco chiaro, respingiamo la mozione di sfiducia nei confronti del ministro Alfano, dobbiamo anche ricordare che servitori dello Stato debbono esserlo non solo i funzionari pubblici, ma anche i ministri della Repubblica”.

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Dopo che il capogruppo M5s Nicola Morra era stato ripreso dal presidente Pietro Grasso nell’aula del Senato perché aveva voluto citare Giorgio Napolitano (“non si può fare riferimento, non lo può citare”, gli ha detto Grasso) anche il presidente dei senatori del Pdl Renato Schifani ha citato in aula le parole del capo dello Stato sul caso Shalabayeva. In questo caso però Grasso non è intervenuto e Schifani, svolgendo la sua dichiarazione di voto sulla mozione di sfiducia individuale contro il ministro dell’interno Angelino Alfano, ha potuto concludere la sua citazione. E lo ha citato per una seconda volta nel prosieguo del suo intervento.

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“Grazie in particolare al senatore Berlusconi che ci onora della sua presenza e così fa capire che regge questa maggioranza insieme al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano”. Così il capogruppo M5S Nicola Morra, in Aula al Senato. “Finalmente si appalesa agli occhi degli italiani quale sia la verità – aggiunge – E non è una mancanza di rispetto, onorevole Letta”. Morra è stato richiamato dal presidente del Senato Pietro Grasso: “Non sono ammessi riferimenti al Capo dello Stato!”, ha detto Grasso.

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“Nel giorno in cui l’Onu, rispetto al caso Shalabayeva, parla di extraordinary rendition. Nel giorno in cui Napolitano, ormai sovrano assoluto, commissaria ancora una volta il Pd (lo dicono quelli del Pd) compiendo un’ulteriore insopportabile ingerenza sul parlamento chiamato ad esprimersi… Beh in questo giorno il Partito Democratico, o derogatico (in deroga ai propri ideali che a questo punto nessuno più crede siano davvero i loro ideali) salva un ministro inadeguato, ridicolo, incapace, senza polso, scaricabarile, uno ‘Schettino qualunque’. Complimenti!”. Lo scrive su Facebook Alessandro di Battista, deputato 5 stelle.

“Da oggi non risponderò mai più a chi mi chiede perché non abbiamo dato la fiducia al Pd – aggiunge – perché la risposta è in questi ignobili mesi del governo dell’inciucio. A noi non importa nulla delle poltrone, di far cadere il governo, di indebolire il Pd. Noi non vogliamo fare carriera politica. Noi siamo cittadini nelle istituzioni con contratti co.co.pro. Stiamo dando il meglio e poi torneremo ai nostri lavori. Noi vogliamo che questo paese possa diventare un paese normale dove chi sbaglia (cosciente o a sua insaputa fa lo stesso) paghi! ma ricordatevelo, fino a che voterete certa gente non lo sarà mai”.

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Nel caso Shalabayeva ci sono “fatti che ci lasciano attoniti” a cominciare dal “comportamento inaudito dell’ambasciatore kazako” a Roma. Lo ha sottolineato il presidente del Consiglio Enrico Letta intervenendo al Senato nel dibattito sulla mozione di sfiducia al ministro dell’Interno Angelino Alfano. Dopo aver ribadito la volontà della “trasparenza totale” sulla vicenda il premier ha voluto rimarcare la determinazione a non “cedere al tic del complotto”. E per Letta “emerge chiaro il non coinvolgimento di Alfano” nelle fasi decisionali dell’affaire.

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La signora Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Ablyazov, “è in buona forma e ha ringraziato il governo italiano per quanto sta facendo”. Lo riferiscono fonti della Farnesina dopo l’incontro tra un funzionario diplomatico dell’ambasciata d’Italia in Kazakistan e la signora ad Almaty, dove si trova ora la donna.

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“In un’epoca in cui dominano le urla e gli insulti dico ai senatori e agli italiani che credono nel nostro progetto che devono avere fiducia nella mia determinazione”. Così Enrico Letta ha concluso il suo intervento al Senato sul caso kazako. Il premier va oltre alla discussione sulla vicenda Shalabayeva. Innanzitutto fa notare: “C’è un rumore di sottofondo troppo strumentale, una bandiera politica facile da sventolare”, c’è chi fa polemica solo per dare “un’immagine dell’Italia di uno stato precario, come se la colpa fosse sempre di altri e il Paese fosse irriformabile. È un racconto che non mi appartiene. I problemi li affrontiamo come dentro una casa di vetro senza sconti né scorciatoie”. Poi aggiunge, premettendo che si tratta di “una nota personale”: “Non vorrei che su di me si commettesse un errore di valutazione: che la mia buona educazione venisse scambiata per debolezza”.

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“Chiedo un nuovo atto di fiducia al governo che ho l’onore di presiedere”. Lo ha detto in Senato il premier Enrico Letta, spiegando che “il voto che vi chiedo oggi non è solo sul no alla mozione di sfiducia verso Alfano”.

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“Non c’è responsabilità oggettiva del ministro”. E ancora: “Alfano è estraneo” alla vicenda. Così il premier ha difeso l’operato del responsabile del Viminale sul “caso Shalabayeva” durante il suo intervento al Senato.

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“Vogliamo evitare nuove inammissibili pressioni da parte di qualsiasi diplomatico straniero”. Lo dice il premier Enrico Letta, intervenendo al senato sul caso Kazakistan. Letta definisce “inaudito il comportamento dell’ambasciatore” e informa che il ministro Bonino esprimerà “il doppio sconcerto” italiano.

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“Dalla relazione del capo della Polizia Alessandro Pansa emerge una chiara estraneità del governo e del ministro Alfano”, ha detto Letta.

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“L’espulsione di Alma Shalabayeva è motivo di imbarazzo e discredito”, ha detto Enrico Letta in apertura del suo intervento

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10:19 – Oggi

Chiede “la più ferma protesta per l’indegno comportamento delle autorità kazake accreditate presso lo Stato italiano”. “L’ambasciatore kazako, in vacanza, non trova il tempo per rispondere all’invito del nostro ministro degli Esteri, ma trova il tempo per spiegarci sulle colonne della Stampa che Ablyazov è un pericoloso criminale”, dice Pier Ferdinando Casini prendendo la parola in Aula al Senato dove è in corso la discussione generale sulla mozione di sfiducia al ministro Angelino Alfano.

“Se la Farnesina non è impegnata al telefono, dovrebbe chiedere chiarimenti sul comportamento dell’ambasciatore. La nostra Costituzione – aggiunge Casini – e le nostre leggi sanciscono rigorosi codici di comportamento. Dobbiamo fare uno sforzo comune di verità” perchè “troppe anomalie ci sono in questa vicenda per farla rientrare nella normalità e la prima è che ne parliamo in Parlamento a un mese e mezzo da quella sfortunata e triste giornata”

 

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