Abboccano abboccano lo fanno sempre

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banner_dagospia1. OGGI BRUNETTA E SCHIFANI NON AVREBBERO CHIESTO AL CAPO DELLO STATO NÉ LA GRAZIA NÉ L’INDULTO – CHE SONO OVVIAMENTE IMPOSSIBILI. I NOSTRI EROI AVREBBERO INVECE SONDATO NAPOLITANO SULLA POSSIBILITÀ DI UNA ‘’MORAL SUASION’ NEI CONFRONTI DEI GIUDICI AFFINCHÈ IL CONDANNATO BERLUSCONI POSSA SCONTARE IL SUO ANNO DI CONDANNA DEFINITIVA “SALVAGUARDANDO AL MASSIMO I SUOI DIRITTI POLITICI” –

2. CIOE’: AVER LA POSSIBILITÀ CONCRETA DI CONTINUARE A FARE IL PADRE NOBILE DEL PDL OPPURE, SE CI SARÀ, FARE LA CAMPAGNA ELETTORALE (ANCHE SE NON SARÀ CANDIDABILE) A FAVORE DELLA RAMPOLLA MARINA CHE, NEL PARTITO NON LA VUOLE NESSUNO AL DI LÀ DELLE DICHIARAZIONE RUFFIANE, MA CHE HA L’UNICO VANTAGGIO DI LASCIARE BERLUSCONI NEL SIMBOLO CHE VALE QUANTO VALEVA LO SCUDO CROCIATO PER LA DC –

3. QUANTO RIMPIANGE BERLUSCONI PER NON AVER DATO RETTA A COPPI CHE LO HA SCONGIURATO DI EVITARE LA SEZIONE DELLA CASSAZIONE PRESIEDUTA DAL GIUDICE ESPOSITO? –

1. DAGOREPORT

Oggi Brunetta e Schifani non avrebbero chiesto al Capo dello Stato né la grazia né l’indulto – che sono ovviamente impossibili e anche al Pdl lo sanno bene. I nostri Eroi avrebbero invece sondato Napolitano sulla possibilità che il presidente possa attuare la sua moral suasion nei confronti dei giudici affinchè il condannato Berlusconi possa scontare il suo anno di condanna definitiva “salvaguardando al massimo i suoi diritti politici”. Che può voler dire: aver la possibilità concreta di continuare a fare il padre nobile del Pdl oppure, se ci sarà, fare la campagna elettorale (anche se non sarà candidabile) a favore della rampolla Marina che, nel partito non la vuole nessuno al di là delle dichiarazione ruffiane, ma che ha l’unico vero vantaggio di lasciare il cognome Berlusconi nel simbolo che vale almeno quanto valeva lo Scudo Crociato per Dc.

PS: quanto rimpiange Berlusconi per non aver dato retta a Coppi che lo ha scongiurato di evitare la sezione della Cassazione presieduta dal giudice Esposito….

PS/2: Non dite al Patonza che la vendetta della Culona Inchiavabile continua. Nell’inchiesta di approfondimento sulla condanna il diffusissimo quotidiano tedesco Bild riporta due schede su di lui: “Berlusconi l’uomo di Stato” e “Berlusconi il criminale”. Sì, proprio così, non il pregiudicato ma il “criminale”, “Der Kriminelle”, neanche fosse Al Capone…

2. BERLUSCONI: CAMPIDOGLIO, DENUNCIATI ORGANIZZATORI MANIFESTAZIONE 


(AGI) –
 In seguito all’accertamento del danneggiamento del suolo pubblico, la polizia municipale ha proceduto a dare notizia di reato alla procura della Repubblica nei confronti degli organizzatori della manifestazione di ieri in via del Plebiscito, secondo l’articolo 635 del codice penale. Lo dichiara in una nota l’ufficio stampa del Campidoglio.

3. SEGNALETICA DI NUOVO AL PLEBISCITO MA CON ERRORI VIGILI, CARTELLO PERICOLOSO. INTERVENGONO TECNICI COMUNE 

(ANSA) – I segnali stradali, rimossi da via del Plebiscito per la manifestazione di Silvio Berlusconi, sono stati ricollocati ieri in tarda serata. Ma montati in ‘modo non regolamentare’, con viti e saldatura a vista, e addirittura con qualche errore. Il cartello che indica la rimozione dei veicoli h24, infatti, e’ stato posizionato sotto il divieto di accesso invece che sotto il divieto di sosta. Un ‘errore grossolano’ a cui hanno posto rimedio i tecnici del Comune di Roma stamattina su segnalazione della Polizia Municipale che tra l’altro ha sottolineato come uno dei cartelli, montato male e ‘pendente’, costituisce un pericolo.

“Duce, Duce”. Si leva anche questo coro tra i manifestanti che osannano Silvio Berlusconi in via del Plebiscito a Roma per la manifestazione del Pdl. L’ex presidente del Consiglio si affaccia alla finestra di Palazzo Grazioli, a manifestazione ormai conclusa, saluta la piccola folla che lo acclama dalla strada e parte il coretto inneggiante a Mussolini. Poi i fan del Cav ai microfoni de ilfattoquotidiano.it urlano: “Associazione a delinquere”, “comunisti”, “venduti”.

Ma sono solo alcune delle espressioni usate dai simpatizzanti di Berlusconi per etichettare i magistrati. Due di loro inveiscono contro Il Fatto: “Voi siete monnezza a partire da Peter Gomez fino a Marco Travaglio. Venduti alla sinistra, faziosi, se li incontro in strada gli sputo in faccia e gli ‘magno’ (mangio, ndr) il cuore”. E ancora: “Chi è Peter Gomez? Ma che Gomez è italiano? E’ italiano? Da dove viene? Idem e Kyenge sono italiani? Ministri per l’Italia?”. Poco prima anche la deputata Pdl Daniela Santanchè era arrivata per foto e saluti con la folla e aveva affermato: “Letta? Non me ne frega niente di questo governo”

 

3. LE LACRIME. POI GLI ABBRACCI CON I FAN – PASCALE AL SUO FIANCO DOPO IL COMIZIO. ZEFFIRELLI TRA I MILITANTI

Fabrizio Roncone per “il Corriere della Sera”

Piange. Non sta fingendo. Piange davvero. Due lacrime gli scivolano piano sulla guancia.Adesso chiude gli occhi. Il volto è paonazzo. Un po’ l’aria bollente a quarantadue gradi, un po’ il cerone. Comunque, sì, sta piangendo. Il comizio è finito da qualche minuto. C’è la piccola bolgia eccitata dei militanti che ondeggia in via del Plebiscito, c’è questo palco traballante e basso allestito accanto all’ingresso di Palazzo Grazioli, e lui, Silvio Berlusconi, che da questo palco vuole scendere.

«Devo… devo salutarli… forza, aiutatemi…».

Due guardie del corpo – due energumeni uno pelato e l’altro con i capelli a spazzola – lo prendono allora delicatamente sotto le ascelle e lo sollevano di peso, mentre lui mulina le gambe nel vuoto finché non viene depositato giù, vicino alle transenne.

Infila le mani in un groviglio di braccia e colli sudati, tutti cercano di toccarlo, di baciarlo, e gli gridano che è bello, buono, innocente. Una ragazza napoletana – senza curarsi della presenza di Francesca Pascale, la fidanzata che è lì, a pochi metri: bellissima, chicchissima, compunta, molto nel ruolo – si fa largo con una magliettina aderente e occhiate di fuoco. «Presidente, sei… sei una forza!». Lui mantiene un sorriso un po’ fisso, e solo, di tanto in tanto, si sente che dice: «Grazie… vi voglio bene… grazie a tutti».

Quando alza lo sguardo vede, un poco più in là, Gianfranco Micciché e Luigi Cesaro, detto Giggino a’ Purpetta , che annuiscono facendo sorrisoni; il senatore Augusto Minzolini tiene sottobraccio la deputata Gabriellina Giammanco e pure loro, sì, pure loro applaudono e annuiscono. La manifestazione è riuscita. Si volta l’onorevole Renata Polverini, ex governatrice del Lazio ai tempi memorabili di Francone Fiorito, il Batman del Pdl: «Riuscitaaa? Solooo? Ammazza, ahò! È un trionfo!». Tre tipi con la camicia sbottonata fin sull’ombelico, che le stanno accanto, tendono allora il braccio nel saluto romano e iniziano a scandire: «Duce! Duce! Duce!».

Occorre sottolineare che la posizione di alcuni parlamentari, relegati qui, sotto al palco, insieme al mucchio dei cronisti, dei fotografi e dei cameraman, è politicamente piuttosto scomoda. Del resto non ci vuole un grande intuito per capire che un conto è stare qui sotto e un conto è assistere al comizio dal balcone al primo piano di Palazzo Grazioli.

La Ravetto e la Calabria avevano capito, e per questo avevano cercato di entrare dall’ingresso laterale. Respinte. «No, abbiamo ordini precisi: voi dovete andare dietro alle transenne, sotto al palco». La Carfagna, saggiamente, ha cincischiato a lungo in via della Gatta. La Santanchè però era già su, nell’appartamento del Cavaliere. E così anche Bondi e la sua compagna, l’onorevole Repetto. Ad un certo punto si affacciano Gasparri (ovazione) e Cicchitto, Brunetta (altra ovazione) e Nitto Palma, Verdini (con un ghigno magnifico, che era un miscuglio di soddisfazione e stupore) e Capezzone (piuttosto teso: ma, come si sa, nei paraggi scodinzolava Dudù, l’adorato barboncino della Pascale che, misteriosamente, abbaia e ringhia solo a lui).

Insomma è chiaro che mentre alcuni privilegiati parlamentari ora attendono il rientro del Cavaliere nei suoi appartamenti, al fresco dell’aria condizionata, tra camerieri che servono acqua minerale ghiacciata e succhi di frutta, altri sono qui per strada, ammassati con tutti noi, in un ormai mefitico mischione.

Non si sono visti i ministri del Pdl; verranno, però, a cena. C’è il regista Franco Zeffirelli. Poi c’è l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno che, per cercare di vedere meglio, sale sul marciapiede. Da Napoli è arrivato anche Amedeo Laboccetta (prima, ha cantato l’Inno di Mameli con la mano sul cuore). La Mussolini si aggira tra i militanti con una maglietta bianca su cui ha scritto con il pennarello nero: «C’hanno scassato o’ cazzo » (molto richiesta per simpatiche foto ricordo).

La manifestazione è conclusa. Un colpo di caldo stende un ragazzone di Rovigo, che viene soccorso e caricato in ambulanza. Un gruppetto di coraggiosi militanti però ha ancora voglia di scatenare applausi e così va ad appostarsi nella piazzetta che sta dietro Palazzo Grazioli. Sperano di poter salutare qualche parlamentare, non osano certo immaginare che torni a comparire lui, Berlusconi. Invece è proprio lui che, all’improvviso, spalanca una finestra. Stupore e poi grida di evviva, gente che manda baci.

Il Cavaliere, con le braccia alzate: «Ho capito bene? Non volete che mi butto, eh?».E tutti, in coro: «Nooooooo!».

4. DAL PALCO ABUSIVO CHIEDE AI SUOI: ASSOLVETEMI VOI

Enrico Fierro per “il Fatto Quotidiano”

Alessandra-La Duce-Mussolini regala sempre grandi emozioni. Nel catino infuocato di via del Plebiscito stringe mani e si fa fotografare con una t-shirt esplicita: “C’hann scassat o’ cazzo”. Marinetti c’entra poco, le vaiasse napoletane molto di più. Bandiere di Forza Italia, pochissime del Pdl che non c’è più, perché qui si gioca duro, in piazza, sotto Palazzo Grazioli, “siamo venuti per lui: Silvioooo”. Portati a Roma dai vari capatàz locali.

Peppe Scopelliti dal Regno delle Calabrie, Giuggino Cesaro ‘a purpetta da Napoli, tantissimi dalle Puglie di Raffaele Fitto, romani strappati agli ozi di Ostia da Renata Polverini. Esplodono quando Silvio sale sul palco e urla con tutto il fiato che ha in gola, quasi a volersi convincere pure lui di quello che sta per dire, “Sono innocente. Innocente”. É il lavacro, l’autoassoluzione di fronte al suo popolo.

Qui non ci sono collegi di giudici, austeri palazzi dove si amministra la Giustizia in nome del popolo italiano, qui c’è la gente. “La Puglia è con te”. “Bitonto con Silvio”. “Trepuzzi con Berlusconi”. “Silvio santo subito”. Innocente urlato in una manifestazione abusiva: nessun permesso è stato chiesto al Comune di Roma per costruire il palco, informa il Campidoglio in una nota. Anzi, lamenta il Municipio, gli organizzatori hanno addirittura divelto dei segnali stradali. Ma la gente che è in piazza non se ne cura. “Giudici scismatici”, recita il cartello portato da un signore in pinocchietto nero e t-shirt dello stesso colore.

Cosa vuol dire? “Che il potere in questo Paese illiberale è nelle mani dei giudici rossi”. Insomma, Silvio è il Dio, Forza Italia la Chiesa, chi li tocca, anche se applica una legge dello Stato, è reo di divisioni profonde, insanabili, da punire. E ce n’è anche per Giorgio Napolitano. Lo attaccano, lui e “i suoi compagni di merende”, che sarebbero i giudici, ovviamente.

Raffaele Fitto è soddisfatto, ha inondato via del Plebiscito di cartelli made in Puglia: “Sessanta pullman, una faticaccia”. “Veniamo da Bitonto, lavoriamo lì, le olive”, ci dicono due indiani con bandiera di Forza Italia in mano nuova di zecca. “Silvio sei grande come Giulio Cesare”, commerciante romano. E la condanna confermata dalla Cassazione? “So comunisti, Berlusconi paga milioni di tasse, quella volta forse il suo commercialista s’è sbagliato. Dottò, basta na virgola e il fisco te inc…”. Parla poco con i giornalisti, ma si fa riprendere da fotografi e cameraman tra lo sventolio delle bandiere azzurre, don Ernesto Piacentini, “postulatore, docente e cappellano di Regina Coeli”, come recita il biglietto da visita. La piazza, per comprensibile scaramanzia, non gli riserva grandi attenzioni. Il popolo di Silvio, immagine di un pezzo d’Italia complesso, indecifrabile, grande marmellata.

C’è Gigino Cesaro, ras napoletano chiacchieratissimo per le sue spericolate frequentazioni in odore di camorra, e Rosanna Scopelliti, giovane deputata eletta in Calabria. La folla urla contro i giudici e la Cassazione, e giudice fu suo padre Antonino, ucciso dalla mafia il 9 agosto 1991. Fa la fila sotto l’ingresso di Palazzo Grazioli per rendere omaggio al grande martire, insieme a Peppe Scopelliti, il governatore della Regione Calabria che ha il triste primato di tre consiglieri in galera per mafia e altre storie. È accompagnata da Aldo Pecora, leader del movimento antimafia indipendente “Ammazzateci tutti”.Ci sono le bandiere col garofano rosso del Partito socialista e i militanti gomito a gomito con alcuni supporter di Renata Polverini. Turati, Pertini, Matteotti, ma chi erano?. Quando Silvio tende il braccio verso il balcone di Piazza Venezia per salutare la folla, gli accompagnatori di Renata non si tengono e scandiscono “Duce, Duce”. Lei ride. Ma conta poco, perché “siamo qui per Silvio e per l’Italia afflitta dalla dittatura dei giudici”. È convinta di vivere e soffrire nell’orrendo regime degli ermellini la signora che innalza fiera un cartello “Silvio, Soresina è con te”.

Soddisfatta la gente in piazza, salutata anche alla fine per ben tre volte dal grande condannato affacciato al balcone. Sono soddisfatti i falchi del fu Pdl alla ricerca di una impossibile “soluzione tecnica” che devitalizzi la condanna del capo. L’Italia di Silvio suda in una via budello al centro di Roma. L’altra Italia spera, ormai senza eccessivi entusiasmi che la legge sia veramente uguale per tutti.

 

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