Governo a un passo dal crac

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di Lia Quilici

Epifani a sopresa: ‘La legalità viene prima della stabilità’. In altre parole, Il Pd non appoggerà leggi salva-Silvio e in Senato voterà per la decadenza. Difficile che l’esecutivo resista a questa scossa: ecco tutti gli scenari possibili

La temperatura a Roma è altissima: non solo quella meteorologica, ma anche quella politica. Nonostante Pd e Pdl avessero concordato una strategia per salvare l’esecutivo anche in caso di condanna definitiva di Berlusconi, in queste ore l’esecutivo sembra su un piano inclinato. Ecco alcune domande e risposte per capire quello che sta succedendo e quello che potrebbe succedere di qui all’autunno.

Ma allora il governo cade o no?
Le probabilità di una crisi stanno salendo. Il segretario del Pd Gugliemo Epifani ha rilasciato un’intervista al ‘Corriere’ abbastanza sorprendente. In sostanza ha detto: la legalità viene prima della ‘agibilità politica’ di Berlusconi e della stabilità dell’esecutivo. Lo ha detto in modo chiaro, senza troppo politichese. Se tiene su questa linea, le conseguenze saranno inevitabili.

Cioè?
Prima di tutto significherebbe che il Pd non è disposto a votare nessuna forma di salvacondotto per Berlusconi: l’ipotesi dell’amnistia, circolata  ieri, sarebbe già fuori gioco. Così come le altre idee ad personam venute ai berlusconiani.

E poi?
Poi la ‘linea dura’ del Pd avrebbe effetti immediati sulla giunta per le autorizzazioni che al Senato deve decidere sulla decadenza di Berlusconi. In quella giunta i numeri del Pd sono decisivi: se i parlamentari di Epifani votassero insieme a quelli che già hanno dichiarato di essere per la decadenza (M5S e SeL) per Berlusconi non ci sarebbe scampo, sarebbe fuori dal Parlamento.

Con quali conseguenze?
Per lui, la decadenza da parlamentare significherebbe anzitutto che non ci sarebbero più ostacoli al suo arresto: stiamo parlando di pene alternative al carcere (comerichiesto anche dalla procura ) ma pur sempre di arresto. Per la maggioranza, ovviamente, questo significherebbe una spaccatura non ricucibile: è improbabile che il Pdl continui a governare con il Pd se questo ha votato per l’arresto di Berlusconi. 

Quindi?
Quindi possibile crisi in autunno, al buio.

Elezioni o nuovo governo?
Qui si entra nella più assoluta oscurità, appunto. Improbabile una nuova maggioranza Pd-Pdl, visto che quella uscente si è sfasciata. Improbabilissima anche una riedizione della proposta ‘governo di cambiamento’ tipo quella proposta da Bersani a Grillo nel marzo scorso, vista l’indisponibilità del leader M5S in questo senso, ribadita più volte. Restano solo ipotesi di fantasia o elezioni subito.

Quali ipotesi di fantasia?
Ad esempio una prorogatio dello stesso Letta o un altro governo a termine (magari guidato da Grasso o Boldrini) con il solo scopo di riformare il Porcellum, per arrivare poi al voto in primavera-estate 2014: uno scenario al quale, a sorpresa, potrebbe dare il proprio benestare anche Grillo per intestarsi il merito di essere riuscito laddove Pd e Pdl fallivano da anni, cioè il superamento del Porcellum.

Oppure?
Oppure ulteriori soluzioni di fantasia: ad esempio, il governo di un esponente della società civile indicato dal M5S e da parte del Pd sempre con obiettivi a termine: magari, oltre alla legge elettorale, il reddito minimo e il conflitto di interessi. Ma qui siamo quasi alla fantapolitica, c’è di mezzo anche il congresso democratico e il dibattito interno ai Pentastellati. E comunque bisogna vedere cosa fa Napolitano.

Appunto, cosa fa Napolitano?
Per ora ‘riflette’, ha detto. Ma è in difficoltà. Da quando è stato rieletto si è fatto scudo umano delle larghe intese e adesso queste gli stanno crollando addosso. Non è un caso che proprio ieri Grillo, avendolo capito, ne abbia chiesto  le dimissioni.

Possibili?
No, non ora di sicuro. Ma immaginabili nel caso in cui tutto imploda a settembre-ottobre e si vada di nuovo al voto. In pratica, nella primavera del 2014 potremmo ritrovarci nelle stesse condizioni dell’anno prima: cioè con un nuovo Parlamento e il tassello del Quirinale da riempire. Ma ovviamente non sappiamo né con quale sistema verrebbe eletto questo nuovo possibile Parlamento né quale maggioranza ne uscirebbe. E c’è una complicazione in più, tra l’altro.

Quale?
Se la campagna elettorale si svolgesse in primavera, Berlusconi sarebbe ancora ai domiciliari. Non potrebbe fare comizi per l’Italia e anche la sua presenza mediatica sarebbe regolata dai giudici di sorveglianza. In ogni caso, non si è mai vista un’elezione in cui il leader di uno schieramento è agli arresti. Poi si può discutere se la sua assenza danneggerebbe il suo partito o al contrario verrebbe giocata da questo in termini propagandistici e vittimistici: ma di certo sarebbe una campagna tutta giocata sul Cavaliere ‘delinquente’ o ‘perseguitato’.

Un film già visto.
Esatto, da vent’anni. Ma questa volta trasmesso a un volume altissimo e mai osato prima.

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