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Intervista di Totò Caminiti ad Antonello Zappadu

 

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Come nasce il libro?
Inizialmente era un’idea per pubblicare una brochure, un editore Sardo era interessato alla pubblicazione ma essendo un piccolo editore gli venne l’idea di creare una mostra sulla falsariga del libro. Poi pensava di chiedere finanziamenti pubblici per un catalogo della mostra. La verità è che quando in un progetto come questo fai entrare tutto, alla fine va a ramengo anche il progetto. Quindi messo nel cassetto il progetto della brochure, ho voluto sperimentare il formato eBook, e la Logus Mondi Interattivi, sempre Sarda, ha deciso di scommettere su di me e su Fabrizio De André.

 

Perché De André?
Primo, perché ho avuto l’onore di conoscerlo e di essergli stato amico. Ci siamo conosciuti durante il processo della banda che sequestrò Fabrizio e Dori nell’agosto 1979 all’Agnata, poi col tempo ci siamo rivisti due o tre volte sempre all’Agnata, che nel frattempo era diventato un buon agriturismo.
Quelle foto sono una testimonianza degli ultimi mesi di Fabrizio, non stava bene, pensava ad un’influenza, invece era cancro, quella maledetta “bestia”.

 

Quanto il tuo passato di fotoreporter ti ha aiutato nel tuo lavoro?
È stato determinante, la decisione di corredare il semi-posato di Fabrizio a quattro canzoni del suo repertorio illustrate con immagini prese dal mio archivio, hanno fatto si che il lavoro, con qualche aiuto  per i testi da parte di mio fratello Tore, fosse bell’e pronto.
Monti di Mola, ad esempio, l’ho accompagnata con immagini che hanno più di 10 anni. Immagini della Costa Smeralda fatte nel tempo in cui il digitale era fantascienza. In Boccioli di rosa (Bocca di rosa), siamo stati costretti a cambiare il titolo per non incorrere in sanzioni sul copyright da parte della Sony. Anche qui la mia natura da reporter mi ha aiutato con due servizi fotografici uno del 1988 e l’altro del 2005 sulla prostituzione in Sud Corea e in Colombia. Nuvole, è quello che mi ha dato più soddisfazione. Ho sempre avuto la singolare abitudine, quando arrivavo in un posto nuovo, di fare una foto al cielo e alle sue nuvole, come primo scatto. Ecco perché alla fine abbiamo nuvole fotografate negli anni 70 e nuvole di qualche mese fa. In Hotel Supramonte, ho avuto solo l’imbarazzo della scelta. Ho iniziato la mia carriera seguendo malviventi e vittime, quindi puoi immaginare quanto sia “poderoso” il mio archivio.

 

Cosa pensi del mercato on-line del libro e se l’iPad ha futuro?
Certamente. E due episodi recenti, mi hanno dato una visione sul futuro del libro digitale. Il primo una email ricevuta dal Canada, un signore mi chiedeva dove poteva comprare l’ultimo mio libro “La bamba”. Io ho provveduto a dargli l’indirizzo dell’editore,  per acquistare la versione digitale. Dopo due settimane mi ringraziava e spiegava che in pochi minuti aveva acquistato e scaricato il libro. Dimenticandosi, magari, di dirmi se gli fosse piaciuto.
La seconda quando andai con un collega ad una conferenza all’Universidad Javeriana di Santiago de Cali, sulla ricorrenza dei 500 anni de “Il Principe” di Nicolò Machiavelli.  Sala colma di giovani, tutti o quasi tutti, con il loro iPad o i loro Tablet. È questo il futuro che ti dice: “guardati intorno è capisci

 

Oggi vieni accreditato come reporter di guerra. Quando un libro sulla guerra?
Presto, molto presto. Prima facciamo uscire un libro sul caffè. Sono stato nel Quindío, una regione del cafetero, la culla del caffè in Colombia. Voglio raccontare questa bevanda conosciuta in tutto il mondo, la bevanda più conosciuta e bevuta nel mondo. È un lavoro di oltre un anno, ha collaborato per i testi Pablo Morales giornalista del posto. Raccontiamo il caffè dalla pianta alla tazzina. Insomma prima ci beviamo un buon caffè e poi parliamo di guerra.
Lo niños y la guerra, è un libro che vuole raccontare il conflitto in Colombia con gli occhi dei bambini, con mie foto e di Jaime Saldarriaga fotoreporter della Reuters in Colombia. Tutte e due i libri verranno “pubblicati” in doppia edizione, in Italiano e Spagnolo, vogliamo ondare il mercato Spagnolo e dell’America Latina. Ho anche un’idea sulla fotografia del viaggio, e di una collana naturalistica.

 

Fotografo di viaggio, non pensi che sia un argomento troppo sfruttato?
No, c’è sempre qualcosa di unico da raccontare in un viaggio. Poi il viaggio come l’intendo io è qualcosa di molto personale. Pianifico sempre, ma spesso mi affido al caso.

 

Torniamo a De André, pensi che possa esser tradotto in diverse lingue?
Si, certo, ne sono convinto. Un giorno a Mosca un medico di Baku, mi pare un pediatra, mi chiese se potevo procurargli un Lp di Celentano ed uno di Fabrizio De André. Da poco, qui in Colombia ho conosciuto un ragazzo con la passione della chitarra e in mio onore strimpellò alcuni motivi di Fabrizio.
De André è patrimonio di tutti, la sua musica i suoi testi dovrebbero esser decretati patrimonio dell’umanità.

 

Oggi vivi qui in Colombia per le vicissitudini ormai note, cosa ti piacerebbe raccontare di questo paese?
La Colombia è un paese meraviglioso, ma con forti contraddizioni:  il conflitto militare, il narcotraffico stanno indebolendo questa Nazione, allontanano i capitali stranieri e mortificano la speranza della gente. Vorrei raccontare la cocaina, la guerriglia a modo mio. A dire il vero con “La bamba” non ho raggiunto lo scopo che mi ero prefisso, quindi vorrei riprovarci con un nuovo editore, vediamo se Logus mi vuole seguire in questa mia “impresa”.

 

Cosa è stato per te De André?
Per me, ma anche per non meno di altre cinque generazioni di ragazzi, e stato uno dei protagonisti di un diverso approccio nel modo di guardare la realtà. Per questo a noi, che abbiamo goduto delle sue intuizioni e dei suoi cantici, tocca spiegare ai figli, ai propri nipoti chi fosse Faber, dentro e fuori la scorza del menestrello di costume. La sua poesia, senza barriere e senza confini, ha ancora qualcosa da dire a chi, oggi più che ieri, ha perso persino il gusto di coltivare la speranza. Perché Manuel mio figlio grande, che oggi è un affermato rapper di avanguardia, ha imparato ad amarlo grazie a me, ora tocca a Valentina e Francesco gli ultimi due arrivati in casa Zappadu, 7 e 5 anni. Anche loro impareranno ad amare Fabrizio De André. Perché? Non so dare una risposta, so solo che amare Fabrizio viene facile e semplice.

 

Cosa ci regali nel prossimo futuro?
Come ho già detto un libro sul caffè, uno sul conflitto colombiano visto con gli occhi dei bambini, e sicuramente tre eBook sulle orchidee. È un fiore che mi fa impazzire, spero di terminare i miei giorni coltivando orchidee, ma per questo ci vuole tempo a disposizione e testa e per il momento non ho nessuna delle due cose.

 

Ci siamo prefissi dieci domande ma non posso non fartela… Tu hai avuto una notorietà internazionale sulle foto fatte a Berlusconi, quando potremo vederle in un libro?
Mai, giuridicamente mai. Sono foto inibite dal garante della privacy e sequestrate da diverse magistrature. Però stiamo pensando ad un editore che goda della extraterritorialità, per bypassare la censura, magari qui in Colombia.

Una sorta di operazione Ecoprensa come nel 2009 ? –
Si, esatto. Ecoprensa è stata un’operazione magistrale, abbiamo spiazzato Berlusconi ed il suo iureconsultore Ghedini. Abbiamo venduto senza incorrere in alcun reato di ricettazione.
Estero su estero, Ecoprensa ha venduto dalla Colombia a El Pais in Spagna, senza che il Garante e la Magistratura Italiana potessero intervenire per bloccare la vendita e la pubblicazione, tutto era fuori dalla loro giurisdizione. Scacco matto.
Certo pensare di pubblicare 20mila foto, sarebbe inutile e controproducente. Il book sarebbe un mattone, ma facendo una buona cernita di 200-300 immagini potrebbe risultare un buon prodotto e, soprattutto, mi risolverebbe un problema.

Quale, se è lecito saperlo?
Quello che smettere, una volta per tutte, di essere un fotografo famoso nel mondo per delle foto che nessuno è in grado di vedere, confutare e giudicare visto che uno dei più potenti uomini del mondo ha voluto ed ottenuto di censurare.

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