«Nessuno vuole venirmi incontro» Berlusconi pronto alla resa dei conti

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Nel vertice ad Arcore il Cavaliere spiazza le colombe: Napolitano non darà mai il voto anticipato

banner_corseraROMA – Ha cominciato fin dalla passeggiata nel grande parco di Arcore a esternare tutto il suo malumore, ha proseguito a tavola, e non ha smesso quando, aprendo il vertice con tutta la squadra dei fedelissimi e dei ministri, ha con durezza messo in fila le ragioni per cui lui, Silvio Berlusconi, vede solo la crisi e le elezioni come àncora di salvezza: «Ormai è chiaro, e lo è fin dal primo momento: nessuno ha alcuna intenzione di venirmi incontro. Nessuno. Non Napolitano, che non ha mosso un dito per me dopo avermi promesso che non sarei finito in questa situazione. Non Enrico Letta, non il Pd, che non fa altro che attaccarmi. Ma come si fa a governare con gente del genere? Quello che stiamo vivendo non è il mio dramma, ma è il dramma della democrazia. Ed è inutile aspettare, traccheggiare, non c’è spiraglio, non esiste. Nemmeno la grazia mi servirebbe, e io comunque non ho intenzione di chiedere proprio niente. Non credo più a nessuno di loro, inutile aspettare. E lo spiegherò agli italiani, parlerò in tivù, devono tutti sapere quale crimine si sta perpetrando nei miei confronti».

LE COLOMBE – Parole forti, figlie di un umore che mai in questi giorni è cambiato, e che potrebbe portare al redde rationem già mercoledì, quando in Consiglio dei ministri si discuterà di Imu sul quale Berlusconi non vuole «più alcun rinvio». E d’altra parte non sono cambiate nemmeno le posizioni nel partito, sempre più diviso tra falchi e colombe, come nel dibattito che ha seguito le parole del Cavaliere è stato evidente. Ma con Berlusconi nella parte del più duro fra i duri. Hanno provato Schifani, Lupi, Cicchitto, Quagliariello a ribadire che ancora un filo esiste, che non tutto è perduto, o che comunque non sarebbe saggio rompere subito, ad horas, come un Berlusconi tentatissimo dalla mossa avrebbe voluto. Gli hanno spiegato che le elezioni «Napolitano non ce le darà mai», che il voto nella migliore delle ipotesi arriverebbe in primavera, che nel frattempo «finiremmo nella terra di nessuno», lasciando senza rappresentanza «la nostra gente, che potrebbe non capirci». E hanno chiesto tempo, almeno fino a quando, dal 9 settembre, la Giunta per le elezioni non comincerà ad esaminare la questione decadenza.

I FALCHI – Ma sono stati gli argomenti dei falchi a scaldare e far annuire sempre e convintamente Berlusconi. Scettico, quasi infastidito da quelli delle colombe. E’ stato quando Verdini ha snocciolato tutti i perché della necessità di rompere ora che Berlusconi ha quasi applaudito: «Tu hai avuto responsabilità presidente, fin dal sì al governo Monti, e loro ti hanno ricompensato con questa condanna. Le elezioni sono possibili, perché i grillini vogliono votare col Porcellum e non sosterranno un Letta bis. E tu potresti essere ancora candidabile. Non abbiamo altra strada, il momento è ora». Ed è stato quando Daniela Santanchè lo ha paragonato a Cristo che «ha troppe volte porto l’altra guancia» che il Cavaliere si è lasciato andare: «Il fatto è che questi da me vorrebbero qualche altra parte del corpo…».

LE DUE STRADE – E alla fine, è stato quando Alfano, chiudendo la riunione, ha illustrato le «due strade che abbiamo davanti: rompere subito e chiedere il voto o attendere, portando i nostri argomenti giuridici, che qualcosa si sblocchi in Giunta», che Berlusconi ha concesso che nella nota – che lo stesso segretario ha voluto stilare mettendoci il timbro e il peso del suo ruolo di partito e di governo – si arrivasse a una minima mediazione.

INCONTRI CON LETTA E NAPOLITANO – Le richieste del Pdl infatti sono tranchant, e così esposte sembrano pressoché inaccettabili per Pd, premier e Quirinale. Ma una conclusione del tipo «se non ci darete retta cade il governo» messa nero su bianco non c’è. Non è un cedimento del Cavaliere, ma l’estrema chance che ha concesso alle colombe: Alfano incontrerà nel giro di pochi giorni di nuovo Letta (con cui ha già parlato ieri sera), e Napolitano. Poi, sarà l’ora di decidere. Forse già mercoledì prossimo, quando in un delicatissimo Consiglio dei ministri si dovrà decidere sull’Imu, e il Pdl ha posto il suo ultimatum: basta rinviì, abolizione totale e subito. Potrebbe essere quello il casus belli su cui si consuma una rottura che ormai anche i più ottimisti vedono «avvicinarsi velocemente».

DALLA PARTE DI BERLUSCONI – D’altra parte, il timbro di Alfano sulla nota sta a dimostrare che il partito marcia unito, con grandi mal di pancia e dubbi ma unito. E a chi tra le colombe ha chiesto ad Alfano se non fosse un errore, uno strappo troppo grande il suo esporsi così lui ha risposto secco: «Preferisco avere più problemi con Letta ma far capire che io sono dalla parte di Berlusconi». Un Berlusconi che – diceva la Santanchè ai colleghi moderati – «ormai lo avete capito anche voi come la pensa, o no?». Un Berlusconi che, alla fine, si è lasciato cadere sulla sua poltrona, affranto, stremato: perchè qualunque sia la via, per lui, non era così che doveva finire.

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