Nuove maggioranze: caccia al voto degli “infedeli

parlamentoLa mappa degli “indipendenti” dopo sei mesi di legislatura

MARCO BRESOLIN
banner_lastampaRicavare le prove da una serie di indizi non è sempre scontato. Però i sospetti aumentano. E una buona pista per capire chi potrebbe tradire Berlusconi, dando il proprio sostegno a una nuova maggioranza, potrebbe essere quella di andare a misurare la «fedeltà» dei parlamentari in Aula.

Guarda caso ai primi posti dei senatori (perché è lì che i fari sono più puntati) più ribelli, vale a dire quelli che più volte hanno votato contro le indicazioni del proprio gruppo, ci sono alcuni membri del gruppo Gal, succursale del Pdl che – nel caso in cui Berlusconi decidesse di togliere l’appoggio a Letta – dovrebbe seguire le indicazioni del Capo. Dovrebbe, ma già da settimane si parla di possibili cambi di casacca per fare da stampella a un nuovo esecutivo. Il cossighiano Paolo Naccarato è stato tra i primi a parlare di nuove maggioranze e infatti è il recordman dei voti ribelli: pur essendo a Palazzo Madama soltanto da maggio, il senatore calabrese si è già espresso per ben 233 volte in modo diverso da quello del suo gruppo, Grandi Autonomie e Libertà. Sul podio gli fa compagnia il collega Giulio Tremonti, altro sospettato di poter dare il suo sostegno a Letta (nonostante le smentite del diretto interessato): 86 voti ribelli secondo i dati di «Openpolis». Ma al secondo posto (93 voti) c’è il re dei Responsabili, quel Domenico Scilipoti che già si era immolato nel 2010 per sostenere Berlusconi, lasciandosi alle spalle l’Italia dei Valori.

Ma il vento dei sospetti soffia ormai da tempo anche tra i grillini e anche qui le votazioni dei singoli parlamentari possono dire qualcosa. La più «dissidente» è la senatrice Serenella Fucksia (37 voti contrari), che si era opposta in tutti i modi alla cacciata della collega Adele Gambaro. Dietro di lei Gianluca Castaldi (per 29 volte ribelle), che il giorno dell’elezione di Pietro Grasso – non sapendo se disubbidire alla propria coscienza o a Beppe Grillo – si rifiutò di votare e si rifugiò in un pianto a dirotto. E subito dopo arrivano Francesco Campanella (26 volte) e Francesco Molinari (21 volte), quelli che più volte si sono mostrati in contrasto con la linea di Grillo. Anche la tanto cercata (e raramente trovata) compattezza di Scelta Civica si sbriciola spulciando i voti dei suoi componenti: Pier Ferdinando Casini, per esempio, ha votato per 24 volte contro le indicazioni del suo gruppo, stesso numero per il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione. Evidentemente si sta stretti dentro la casa costruita da Mario Monti. Nel Pd, invece, prevale l’ortodossia: i voti contrari alle indicazioni che arrivano dall’alto si contano sulle dita di poche mani. Pippo Civati, per esempio, da sempre in dissenso con tutto e con tutti, alla fine ha votato solo 15 volte in contrasto con il suo partito. In confronto, il lettiano Franceco Boccia (17 volte) e l’ex popolare Beppe Fioroni (31 voti contrari) sembrano dei disubbidienti di professione. Tutti fedeli alla linea quindi, ma non quando si tratta di votare nel segreto dell’urna: il caso Prodi e i 101 franchi tiratori insegnano.

Di certo il Pd vince il premio Stakanov di questi primi sei mesi: alla Camera i deputati Carra, D’Incecco, Fontana, Guerini, Iannuzzi e Tullo (oltre a Totaro, di Fratelli d’Italia) non si sono persi una votazione. Sempre presenti anche i senatori Fornaro e Pegorer che, con il Pdl Mandelli, compongono il podio a Palazzo Madama. Dal lato opposto della graduatoria, la maglia nera spetta al quartetto di Arcore: Berlusconi, la sua assistente Mariarosaria Rossi, l’uomo-macchina del Pdl Verdini e l’avvocato Ghedini si sono presentati a una sola votazione, i peggiori in assoluto.

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