Cdm a vuoto, il governo sull’orlo della crisi
Ultimatum di Letta: “L’Italia prima di tutto”

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Finisce in modo drammatico il consiglio dei ministri. Il premier: “Basta prestare il fianco a minacce”. Lunedì o martedì andrà in aula per la fiducia. Il Pdl: “Nessun chiarimento senza giustizia”. Il Pd: “Irricevibile”

banner repubblicaROMA – Una giornata politica convulsa. Fatta di incontri continui. E terminata con una resa dei conti in consiglio dei ministri. Con Letta che dice: “Io non vivacchio, o si rilancia o si chiude”. Mentre salta il decreto per congelare l’aumento dell’Iva e per il rifinanziamento della cassa integrazione. Per il governo Letta la strada si fa drammatica. E il ministro Zanonato ammette: “E’ quasi crisi”. Il premier la prossima settimana si presenterà alle Camere per chiedere la fiducia. Accadrà lunedì o martedì. Ma già il Pdl avverte: “Nessun chiarimento senza giustizia”. O meglio, senza il salvataggio di Berlusconi. Ma la linea di Palazzo Chigi è netta: “L’Italia prima di tutto”, è il testo di un tweet di palazzo Chigi.

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La girandola di incontri. La giornata era partita con Letta che, sbarcato dagli Usa – in vista dell’incontro con Giorgio Napolitano – incontrava subito Dario Franceschini. Poi, a pranzo, il vertice del capo del governo con Angelino Alfano. Poco dopo al duo si è aggiunto anche il segretario del Pd Epifani. Ma la riunione dura poco. Il vicepremier raggiunge Berlusconi a Palazzo Grazioli. Mentre Franceschini riunisce i ministri del Pd. “L’esperienza di governo non prosegue senza chiarimento”, il messaggio uscito dal vertice dem. In linea con quello inviato a tutti i leader dal presidente del Consiglio: serve una verifica rapida. “Senza se e senza ma: prendere o lasciare perché i problemi del Paese sono tanti e urgenti. Basta minacce, come la gravissima iniziativa Pdl”. Su questa strada – chiarimento definitivo con voto alle Camere lunedì o martedì – il premier può contare sull’appoggio del Quirinale .

Cdm di chiarimento, salta manovrina. Rientrato dal Colle – dopo un faccia a faccia con Napolitano di un’ora e mezzo – il premier ha dato il via, intorno alle 20, a un Consiglio dei ministri inizialmente programmato per approvare il decreto per lo slittamento dell’Iva. Ma alla fine centrato solo sul primo faccia a faccia con i ministri Pdl. Tanto che il via libera alla “manovrina” è slittato: se ne parlerà una volta superato il passaggio parlamentare d’inizio settimana. “Da questa riunione – ha detto Letta – mi aspetto un chiarimento definitivo, non è possibile esaminare ora alcun provvedimento economico, nè tantomeno il rinvio dell’aumento dell’Iva”.

Ma è muro contro muro. “Non vogliamo chiarimenti che servono per tirare a campare – ha risposto il ministro dell’Interno Alfano – il governo va avanti se centra gli obiettivi. Occorre mettere la giustizia dentro il chiarimento. Senza questo sarebbe ipocrita. Il governo l’ha voluto il Pdl e il Pdl non si fa scaricare le responsabilità di un’eventuale crisi. Il Pd tra congresso e cecità antiberlusconiana ha cacciato il governo in questa situazione. E non possiamo restare se aumentano le tasse”. E ancora: “Non abbiamo cambiato idea sulla sinistra italiana”. Renato Schifani, capogruppo Pdl al Senato, lo aveva anticipato in serata: “Il Pd ha ancora alcuni giorni di tempo per evitare che il 4 ottobre si trasformi in una giornata di esecuzione politico-giudiziaria. Le dimissioni dei ministri non sono all’ordine del giorno”. Sullo stesso punto era tornato Fabrizio Cicchitto, dicendo che l’ipotesi “non esiste”.

Sempre durante il consiglio dei ministri Dario Franceschini ha duramente replicato al vicepremier: “Per il Pdl – ha detto – “parlare di giustizia è sinonimo dei problemi giudiziari del Cav”. Quindi non è possibile barattare la durata del governo con cedimenti su regole e che nel programma, a suo avviso, deve essere scritto rispetto dello Stato di diritto.

Sarà poi il ministro Del Rio a rilanciare: “I problemi del Paese sono altri, come il lavoro e i giovani e non la giustizia, come ha chiesto Alfano. Una verifica sulla giustizia è irricevibile”.

Clima a tratti elettrico, dunque, non senza battibecchi. A un certo punto è intervenuto anche il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, che in un duro intervento si è sfogato: “Sono mesi che vengo attaccato, ma il mio dovere è quello di difendere i conti pubblici e cerco di svolgerlo il meglio che posso” avrebbe detto.

Orellana(M5s): “Sosteniamo governo di scopo”. “Pronti a sostenere un governo di scopo”. Al senatore pentastellato ma dissidente, Luis Orellana, non interessa che le mosse del Pdl siano un bluff o le elezioni siano davvero dietro l’angolo. Con altri colleghi del gruppo M5s al Senato sembra intenzionato a portare a casa un risultato: una nuova legge elettorale. L’idea è dunque quella di “un governo della società civile, dei cittadini, un esecutivo che coniughi spessore morale e capacità tecniche”. I nomi? “Quelli venuti fuori dalle Quirinarie. Anche qualche tecnico dell’attuale governo – ha detto Orellana – dobbiamo dialogare con il Pd, con Sel, con chi ci vuole stare”.

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