Alfano, ultimatum prima della scissione “Tutto il Pdl voti unito la fiducia”

berlusconiGiovanardi: “Faremo nuovo gruppo”. Ultimatum di Alfano prima della scissione. Il senatore del Pdl: “Abbiamo i numeri, gli scissionisti sono loro”. I ministri del Pdl ritirano le dimissioni. Berlusconi fa pressing sui dissidenti e rilancia la candidatura di Marina alla guida di Forza Italia. A Palazzo Grazioli Alfano e Gianni Letta. Poi vanno a Palazzo Chigi. Dove è stato anche il sindaco di Firenze e dove si riuniscono i ministri pidiellini dimissionari. Santanché: “Offro al vicepremier la mia testa”

banner repubblicaROMA – Una girandola di incontri politici in un’altra giornata tesissima alla vigilia del discorso di Enrico Letta alle Camere. Fino a quando, nel pomeriggio, il senatore ‘dissidente’ del Pdl Carlo Giovanardi esce allo scoperto: “Alfano ha i numeri per formare un nuovo gruppo, siamo anche più di 40, e siamo fermi nel voler mantenere l’equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri, al massimo, è degli altri”.

Ci sarebbe addirittura il nome del nuovo soggetto politico, che dovrebbe chiamarsi “Nuova Italia”. Giovanardi è chiaro: non si tratta di una semplice ‘fronda’: “Scissionisti – puntualizza l’esponente cattolico – sono quelli che si pongono fuori dalla linea del partito, escono dai gruppi e vogliono fondare Forza Italia, non – rivendica – chi rimane fermo sulle nostre posizioni fondatrici”.

Chiamato in causa, Alfano lancia un ultimatum prima della inevitabile scissione: “Rimango fermamente convinto che tutto il nostro partito domani debba votare la fiducia a Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti”.  Le parole di Angelino Alfano suonano come un’ultima chiamata e i falchi, per bocca di Sandro Bondi, gli replicano senza giri di parole: “Voteremo la fiducia solo se lo chiede il Cavaliere”. Sull’altro fronte, i ministri del Pdl valutano di ritirare le dimissioni.

I falchi rilanciano Marina. La risposta dei “falchi” del centrodestra non tarda ad arrivare. E rilancia la candidatura di Marina Berlusconi alla guida della rinata Forza Italia. Fonti del Pdl  riferiscono che la primogenita del Cavaliere avrebbe manifestato in queste ore tutta la sua rabbia e indignazione nei confronti di quella parte del Pdl pronta a girare le spalle all’ex premier e votare la fiducia al governo Letta. Le stesse fonti riferiscono che l’epiteto utilizzato da Marina Berlusconi per definire i pidiellini pronti alla scissione è di ‘traditori’.

Incontro Letta-Renzi. Intanto, sulla strada del Letta bis, arriva anche il chiarimento tra Enrico Letta e Matteo Renzi, avvenuto sempre oggi durante un pranzo a Palazzo Chigi. Ciò che è emerso dal colloquio è la necessità, condivisa, di “mettere il bene del Paese al di sopra di tutto”. Così il sindaco di Firenze scrive infatti su Facebook: “Ho detto oggi al premier Letta che da sindaco, da militante democratico ma soprattutto da cittadino spero che prevalga l’interesse del Paese. E continuo a fare il tifo per un Governo solido che faccia bene per le famiglie, per le imprese, per l’Italia. Tutto il resto lo lascio ai professionisti della chiacchiera…”.

Il premier ha dunque ottenuto dal sindaco di Firenze il via libera al tentativo di formare un governo con l’appoggio dei dissidenti del Pdl. Con il beneplacito della Borsa che, appresa la notizia, balza in avanti. Un’ora e mezzo di colloquio cordiale in un clima sereno, hanno fatto sapere da palazzo Chigi, con il congresso che è rimasto solo sullo sfondo. Letta ha chiarito pubblicamente che non parteggerà per nessuno, ma c’è chi già scommette che la maggior parte dei suoi non darà battaglia a Renzi. Quanto al futuro, è per molti già da tempo scontato che quando si andrà al voto i due giovani leader del Pd potrebbero sfidarsi per la candidatura a premier.

Ma un renziano della prima ora come Paolo Gentilone mette in guardia il partito: “Non so se Berlusconi ci ha ripensato – scrive su Twitter – So che in ogni caso noi del Pd pasticci e sconti non ne possiamo fare”.

Cronaca di una giornata convulsa. Gli eventi si susseguono a una velocità impressionante. Berlusconi convoca di buon mattino un vertice ristrettissimo a Palazzo Grazioli. Il premier sale al Colle per un colloquio con Napolitano, poi a pranzo riceve il sindaco di Firenze Matteo Renzi e subito dopo lo zio Gianni Letta, esponente Pdl. Nel pomeriggio anche Alfano va a Palazzo Chigi, seguito dai ministri dimissionari Gaetano Quagliariello, Beatrice Lorenzin e Nunzia De Girolamo. Nel Pdl-Forza Italia si continua a litigare e soffiano venti di scissione. Daniela Santanché si dichiara disposta a offrire la sua testa al vicepremier, capofila dei dubbiosi rispetto alla linea dell’intransigenza, pur di ricomporre la frattura. Il Pd riunisce la segreteria e dichiara il proprio sostegno compatto al governo. Al contrario la Lega annuncia che non voterà la fiducia. Mentre i quattro senatori “transfughi” dei Cinque Stelle passati al gruppo Misto appoggeranno l’esecutivo

Il vertice a Palazzo Grazioli. Ancora una riunione, per tentare di placare il dissenso ed evitare la scissione. Silvio Berlusconi convoca un vertice a Palazzo Grazioli con lo stato maggiore del partito. Presenti i due capigruppo, Renato Brunetta e Renato Schifani, il coordinatore Denis Verdini e Angelino Alfano. Un mix di falchi e colombe, che tutti insieme escono dal palazzo intorno alle 13.30, lasciando da soli il vicepremier e il Cavaliere. Durante l’incontro i fedelissimi dell’ex premier hanno pianificato la strategia che il Pdl-Forza Italia dovrà seguire domani, in occasione del discorso che Letta farà alle Camere. Alfano rimane da solo con Berlusconi dopo la fine della riunione. La notte scorsa un analogo faccia a faccia tra i due ha registrato momenti di alta tensione.

Il vicepremier ha insistito perché si ascolti quello che Letta dirà in merito a giustizia, economia, riforme e amnistia. E ha riferito che gli ex ministri, pur avendo rassegnato le dimissioni, sono contrari alla crisi e non garantiscono il voto di sfiducia. Posizione ribadita da Maurizio Lupi, ministro Pdl dimissionario ma con molte perplessità: “Io sono sempre ottimista, molto ottimista”, ha risposto ai giornalisti che gli hanno chiesto se il governo domani ce la farà a superare la crisi. Lo stesso Lupi, tra l’altro, prende parte in qualità di ministro dei Trasporti ancora in carica ma dimissionario, al tavolo di palazzo Chigi su Alitalia con azienda, banche e Adr. Una mossa considerata negli ambienti politici del centrosinistra un “chiaro segnale” di dissenso nei confronti della linea del capo.

Letta al Quirinale. Mentre i berlusconiani discutono, il presidente Giorgio Napolitano riceve al Quirinale il premier Enrico Letta e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Enrico Franceschini. E’ l’altro versante di questa crisi: premier e presidente che analizzano la situazione alla luce di quello che ieri Berlusconi ha detto ai suoi parlamentari, vale a dire l’idea di dare al governo una settimana di tempo per rimediare all’aumento dell’Iva e poi passare la legge di stabilità. Quindi scioglimento e le urne. Una prospettiva, quella tracciata dal Cavaliere, che vede contrari tanto Napolitano quanto Letta. Restano sul tappeto sia l’opzione della richiesta di fiducia, sia quella della richiesta di un semplice dibattito parlamentare.

Santanché: “Offro la mia testa”. Pur di evitare la scissione interna Daniela Santanché, consigliera privilegiata del Cavaliere, a un certo punto annuncia: “Mi risulta che il segretario Alfano ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l’unità del Pdl-Forza Italia – scrive in una nota – Detto che ciò dimostra la strumentalità della protesta in corso da parte dei nostri ministri dimissionari, non voglio offrire alibi a manovre oscure e pericolose. Pertanto la mia testa la offro spontaneamente al segretario Alfano, su un vassoio d’argento, perchè l’unica cosa che mi interessa per il bene dei nostri elettori e dell’Italia è che su quel vassoio non ci finisca quella del presidente Berlusconi”.

Dal Pd sostegno a Letta. Dai democratici, intanto, arriva una dichiarazione di sostegno compatto al governo. E’ l’esito unitario della segreteria del partito, riunita in mattinata per affrontare l’emergenza crisi.

Fiducia al governo dagli ex M5S. Anche i quattro senatori fuoriusciti dal Movimento Cinque Stelle e passati al gruppo Misto annunciano che confermeranno la fiducia all’attuale esecutivo. Lo dice la senatrice Adele Gambaro ai microfoni di Sky tg24, parlando a nome anche di Fabiola Anitori, Paola De Pin e Marino Germano Mastrangeli.: “A noi interessava che nel programma di questo governo ci fosse qualche nostro punto programmatico”. Ora mi sembra che ci sia, ad esempio, “la riforma della legge elettorale e quindi dovremmo dare la fiducia”.

M5S, mozione di sfiducia. Il movimento 5 stelle, invece, sta valutando la possibilità di mettere a punto una mozione di sfiducia al governo nel caso in cui domani non ci dovesse essere un voto del Senato sulle comunicazioni del presidente Enrico Letta. Anche la Lega ha fatto lo stesso, per mano di Roberto Calderoli.

 

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