Berlusconi sconfitto vota sì al governo. I cortigiani (forse) si mettono in proprio

berlusconi

ùI voti favorevoli sono 235, 70 i no. Pdl ufficialmente spaccato. Solo dopo l’annuncio della nascita di un nuovo gruppo guidato da Alfano, Lupi e Formigoni, che hanno assicurato i numeri per la sopravvivenza dell’esecutivo, il Cavaliere torna sui suoi passi e, all’ultimo minuto, quando è ormai certificato il fallimento della sua linea di rottura, garantisce un “appoggio sofferto”. E sconfessa la linea dei falchi. Intanto alla Camera nasce un nuovo gruppo degli “Alfaniani”, con 26 deputati. Nota del Quirinale: “Gioco al massacro non sarà più tollerato”

banner il_fatto quotidianoAlla fine anche Silvio Berlusconi ha votato la fiducia al governo Letta. Lo ha deciso all’ultimo minuto, quando era ormai certificata la sconfitta della sua linea. E con lui i cosiddetti “falchi” (con la sola eccezione di sei senatori, tra cui Nitto Palma) che fino all’ultimo hanno lavorato per staccare la spina all’esecutivo. Nel corso della mattinata, prima di questo epilogo, si è consumata la spaccatura del partito, con ripetuti annunci della formazione di un nuovo gruppo capitanato da Alfano, Lupi e Formigoni, a sostegno dell’esecutivo. Gruppo che nel pomeriggio si è costituito alla Camera su richiesta di Fabrizio Cicchitto e con l’adesione di 26 deputati. In attesa di un nome (e della conferma ufficiale della sua costituzione) il gruppo è ribattezzato “degli alfaniani”. Poi potrebbe chiamarsi “Pdl per Alfano segretario”, almeno secondo quanto riportato da fonti dei “dissidenti”. Dopo il voto (scontato) anche alla Camera, in serata, è arrivata la nota “di giubilo” del Quirinale: ”L’essenziale è che il governo ha superato la prova, vinto la sfida e innanzitutto per la serietà e la fermezza dell’impostazione sostenuta dal Presidente del Consiglio dinanzi alle Camere”, scrive Napolitano: “Il Presidente del Consiglio e il governo non potranno tollerare che si riapra un quotidiano gioco al massacro nei loro confronti”.

LA GIORNATA – Fino all’ora di pranzo Berlusconi e il Pdl avevano confermato di ritirare il sostegno al governo delle larghe intese. Ma il Cavaliere a sorpresa ha preso la parola in Aula al posto del capogruppo Schifani e ha annunciato il colpo di scena: tutto il Pdl voterà la fiducia all’esecutivo guidato da Enrico Letta. Pochissime parole quelle di Berlusconi, un intervento che doveva durare 10 minuti. In soli 2 minuti il Cavaliere cambia le carte in tavola ed ecco il colpo di scena: “Non senza un interno travaglio votiamo la fiducia”. Così, alla conta dei numeri, il governo incassa 235 voti a favore della fiducia e 70 contrari. L’esecutivo, grazie ai “non allineati” al diktat berlusconiano, avrebbe comunque continuato a camminare, spingendo all’angolo Berlusconi e i suoi fedelissimi. E qui sta il motivo della retromarcia (l’ultima delle giravolte) di Berlusconi. Quella del Cavaliere sembra una sconfitta politica perché un pezzo non irrilevante del suo partito non l’ha seguito nella sua furia distruttrice al grido di “al voto, al voto”. Per tutta la mattina si era parlato di una “nuova maggioranza” come l’ha definita il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. “Vota la fiducia? E’ un problema suo, non nostro” aveva detto a un certo punto il ministro per le Regioni Graziano Delrio a metà mattinata dopo l’ennesima capriola (non quella definitiva con le parole pronunciate in aula) dell’ex presidente del Consiglio.

A votare no sono rimaste le opposizioni formate già dal primo voto di fiducia: la Lega Nord, Sinistra Ecologia e Libertà e gli stessi Cinque Stelle. Tra i “transfughi” del Pdl al Senato si segnalavano comunque il ministro Gaetano Quagliariello, l’ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, l’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, l’ex relatore della Giunta per le elezioni Andrea Augello e l’ex sottosegretario Carlo Giovanardi. Il ministro delle Riforme, anche dopo il voto, ha comunque parlato di “due classi dirigenti incompatibili” all’interno del partito, “tenute insieme solo dalla figura di Berlusconi”. E Roberto Formigoni, che nel corso della mattinata era uscito allo scoperto annunciando la nascita di un nuovo gruppo composto da 35 senatori (25 del Pdl più 10 del Gal), non ha ritirato il suo proposito: “Faremo comunque un incontro per la nascita del nuovo soggetto”. Il ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo, a fiducia incassata, ha invece detto che “non si era mai parlato di un nuovo gruppo”. Passa meno di un’ora e le agenzie battono la notizia della nascita di un nuovo gruppo alla Camera, nato su iniziativa di Fabrizio Cicchitto. Si tratta di 26 deputati che sono già stati definiti “Alfaniani”. Intanto il ministro Maurizio Lupiprovoca i falchi del suo partito: “Ora chiameranno Berlusconi traditore?”. Il clima, all’interno della compagine berlusconiana, resta tesissimo: basti citare l’intervento durissimo (pro sfiducia) di Sandro Bondi prima della giravolta del Cavaliere. E ancora, subito dopo l’annuncio dell’ex premier sulla “fiducia sofferta”, in aula ha preso la parola Francesco Nitto Palma, che ha preso a pretesto l’intervento di Luigi Zanda del Pd contro i “cortigiani” per dire: “Uscirò dall’aula al momento del voto”. Pdl quindi diviso in tre tronconi. Tutti legati soltanto da ripetuti annunci di lealtà a Berlusconi, ma divisi su tutto il resto.

 

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

deandre