RASSEGNATI STAMPA

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banner_dagospia1. CI SONO VOLUTI 302 MORTI IN UN COLPO DI SOLO NEL MARE DI LAMPEDUSA PERCHÉ UNA CLASSE POLITICA PAVIDA E INCONCLUDENTE, SI RIFACESSE IL TRUCCO E RIPENSASSE IL REATO DI CLANDESTINITÀ CON QUESTA BOTTA DI BUONISMO ACCATTONE
2. GABANELLI FRUSTA I SOCI ALITALIA: “CAPITANI CORAGGIOSI, TORNATE A BORDO CAZZO!”. UMILIATO A COLPI DI VIRGOLETTATI QUEL PALLONCINO SGONFIATO DI COLANINNO SENIOR (IL FIGLIO FURBO L’HA PRESTATO AL PD CHE SE L’È PRONTAMENTE ACCATTATO)
3. RICORDATE LA FAVOLETTA DI BERNABÈ SULLA VENDITA A TELEFONICA “APPRESA DAI GIORNALI”? RICORDATE LO STUPORE DEL GOVERNINO LETTANO? CI AVEVATE CREDUTO? ECCOVI SERVITI: “TELECOM-TELEFONICA, IL GOVERNO SAPEVA. I SERVIZI: ‘A RISCHIO LA SICUREZZA’

a cura di COLIN WARD (Special Guest: Pippo il Patriota)

lampedusa extra1 – PIU’ MORTI PIU’ BELLI 

Ci sono voluti 302 morti in un colpo di solo nel mare di Lampedusa perché una classe politica pavida e inconcludente, cresciuta sugli “allarme sicurezza” e con un senso dello Stato basato esclusivamente sul monopolio della paura e della violenza, si rifacesse il trucco e ripensasse il reato di clandestinità con questa botta di buonismo accattone. “Via il reato di clandestinità”, spara la Repubblica degli Illuminati a tutta prima. “La clandestinità non sarà reato”, strombetta il Corriere delle Sciure con lacrimuccia di Prada Candy incorporata. “Clandestinità, stop al reato”, annuncia il Messaggero di Calta-papà.

lampedusa

Ma che è successo? Hanno abolito quel reato assurdo e disumano? In cambio stanno per introdurre il delitto di “fame e disperazione”, come sospetta Altan nella sua vignetta per Repubblica? Nulla di tutto questo: è solo passato un emendamento in commissione grazie a una maggioranza che non è quella di governo: Pd, Sel e grillini. Vista la contrarietà di Pdl e Lega, resterà un buon proposito.

 

Ma dal punto di vista ideologico e politico, non si può dimenticare che il Piddimenoelle è dentro fino al collo nella gestione demagogica e affaristica del business immigrati. Non si può dimenticare che prima della vituperata Bossi-Fini c’era la Turco-Napilitano (ops, Re Giorgio…) della quale ovviamente oggi nessuno parla. Non si può dimenticare che la possibilità di ricattare i lavoratori immigrati con il reato di clandestinità ha ingrassato gli utili e l’evasione fiscale di migliaia di imprenditori che poi vanno ai convegni a chiedere meno tasse e più produttività.
Ricapitolata la questione, possiamo goderci il ciarpame di giornata da Lampedusa e dintorni.

2 – LA SCOPERTA DELL’ACCOGLIENZA 
Innanzitutto salutiamo il grande ritorno tra noi di Re Giorgio Banalitano, come riportato dalle gazzette sabaude: “Napolitano: ‘Sull’isola una tragedia europea’. Il presidente: “Emergenza gravissima. Fra le sfide del futuro c’è anche quella delle gravi condizioni in cui si vive nel Sud del Mediterraneo” (Stampa, p. 8). Poi tocca ad Aspenio Letta: “Letta in ginocchio davanti alle bare. ‘Sono qui per chiedere scusa’. In una delle 300 casse i corpi di una madre e del suo neonato partorito quella notte. Fischi al premier e a Barroso. E sui superstiti indagati è scontro con i pm di Agrigento” (p. 9).

BOSSI BERLUSCONI FINI NEL DUEMILASEIRepubblica svela finalmente come funziona la Bossi-Fini: “I pm chiedono sempre di archiviare. Alla fine solo multe che nessuno paga. Immigrati, la macchina mangia-soldi della legge della discordia. Ad Agrigento dal 2009 13mila indagati. Dai giudici condanne senza seguito. Appena il 47% degli irregolari trattenuti nei Cie viene effettivamente rimandato a casa” (p. 3).

3 – NAVIGARE NEL MARE MONSTRUM 
Ma dopo tanta commozione, tutta la penosa realtà di un governo di larghi inciuci costretto a navigar nell’Euromare riemerge con chiarezza su Repubblica: “Amnistia, immigrati e tasse. Sul governo i diktat del Pdl. E la maggioranza si spacca”. “Ora Letta teme il rischio della paralisi. ‘Ma è finito il tempo degli ultimatum. La legge di stabilità non può andare nella palude” (pp. 6.7). Triste e pensoso anche l’editoriale di Padre Massimo Franco sul Corriere: “Non aiuta la coalizione nemmeno il sì del Pd a un emendamento grillino che abolisce il reato di immigrazione clandestina” (p. 1). Irresponsabili! Prima la Stabilità e dopo la civiltà.

4 – NON FA SOSTA LA SUPPOSTA 

“Tagli ai ministeri e vendita di immobili. Al via la manovra. Deficit sotto il 3% grazie al recupero di 1,6 miliardi. Proprietà demaniali per mezzo miliardo saranno cedute alla Cassa depositi”, riporta la Stampa con la massima serietà. E ancora: “Con il riordino degli ospedali altri tre miliardi di risparmi. L’ipotesi è di ridurre il Fondo sanitario nazionale: un miliardo nel 2013, due nel 2014. Resta esclusa l’ipotesi di introdurre nuovi ticket sulle prestazioni” (p. 3). E ci manca pure.

Per Repubblica, “Prima vittoria del partito anti-tasse, ma il Tesoro deve trovare 16 miliardi. Il Fondo Monetario: senza Imu necessarie altre misure” (p. 11). Sul Giornale, spazio alla fantascienza applicata alla politica economica: “Niente tasse, vince il Pdl. Primi passi in avanti. Sconfitta la sinistra: il governo rinuncia ad aumentare le imposte, troverà i soldi da tagli e dismissioni. E’ la ricetta economica di Berlusconi. Alfano e gli altri ministri: saremmo le sentinelle anti-stangata” (p. 1). E adesso, caro Rigor Montis che la scorsa settimana hai detto in Senato “non voglio più sentir parlare di sentinelle anti-tasse al governo”, che fai? Abbandoni la maggioranza?

5 – CAPITANI CORAGGIOSI, TORNATE A BORDO CAZZO! 
Su Alitalia la situazione è questa: “Mezzo miliardo o il commissario. Procedura fallimentare o intervento pubblico. Moretti di notte a Palazzo Chigi” (Corriere, p. 5). Poi passa la Gabanelli e frusta così i soci privati sul Corriere delle banche creditrici: “Capitani (coraggiosi?) tornate a bordo. Non fateci pagare di nuovo il disastro”. Umiliato a colpi di virgolettati quel palloncino sgonfiato di Colaninno senior (il figlio furbo l’ha prestato al Pd che se l’è prontamente accattato).

alitalia vignettaSolo il 3 luglio il ragioniere di Mantova, cresciuto alla scuola dell’Ingegnere di Torino, straparlava così: “Partecipare al progetto di risanare una compagnia aerea è stato molto difficile…risanare una compagnia che si chiama Alitalia lo è stato doppiamente… Il piano industriale non presuppone interventi di capitali esterni”. Ripetiamo: 3 luglio 2013. Adesso, invece, osserva Mi-jena, “ci viene richiesto di diventare azionisti. Azionisti di un problema, perché se fosse un buon affare non chiederebbero certo allo Stato italiano di togliergli una parte di profitto…come dire, ‘nazionalizza il debito e privatizza il profitto'” (p. 5).

Ha ragione la madrina di Report. Che dicono adesso le grandi menti di quell’operazione? Ma dov’è finito AirOne Passera, intervistato da Sergio Luciano su Panorama per creare attesa (si ride) sul suo prossimo “soggetto politico”? Dov’è finito il mitico Mario Ciaccia, prima alla guida della Banca delle Infrastrutture di Intesa e poi al ministero con lo stesso Passera? Dov’è finito il famoso “standing” finanziario di Gianfranco Miccichè? Dov’è finita la “brillante vision” di Salvatore Mancuso? No, ditecelo, stimati cantori delle cose finanziarie, perché siamo proprio curiosi.

Da incorniciare questo titolo del Messaggero: “Salvataggio Alitalia, tocca alle Poste” (p. 5). Un paio di giorni, e leggeremo anche “Alitalia, scende in campo Breda Finmeccanica”. E poi, se dovesse andare come deve andare, “Alitalia, tocca alla Guardia di Finanza”.

6 – TELECOM-MEDIA/ BERNABEBE’ HA LE GAMBE CORTE 
Ricordate la favoletta di Franchino Bernabè sulla vendita a Telefonica “appresa dai giornali”? Ricordate lo stupore e la sincera sorpresa del governino Lettano? Ci avevate creduto? Eccovi serviti: “Telecom-Telefonica, il governo sapeva. I Servizi: ‘A rischio la sicurezza’. Copasir contro Massolo (Dis): ‘Grave che il Parlamento sia stato informato a cose fatte’. Primo esame del Golden power. Smentita la vendita di Tim Brasil” (Repubblica, p. 23). Intanto, dopo la bocciatura di Moody’s, “Telecom ‘junk’ vola in Borsa: +6,24%. Si scommette sulla vendita del Brasile. Via alla ‘golden power'” (Giornale, p. 26).

7 – AGENZIA MASTIKAZZI 

“I giovani di Confindustria, addio a Capri. Il convegno annuale trasloca a Napoli” (Corriere, p. 2). Occhio ai Rolex, bambini.

8 – LIBERARNE TANTI PER SALVARNE UNO? 
Cetriolo Quotidiano sulle barricate: “Ci raccontano balle. Con l’indulto B. è libero. E’ falso che il condono penale di 3 anni ordinato da Napolitano non salverà il Caimano. Il governo lavora a un testo che ricalca quello del 2006, che comprendeva i reati di frode fiscale, concussione e corruzione (pene pecuniarie incluse): proprio quelli per cui è stato condannato o è imputato l’ex premier. Il Pd prende tempo per paura della base. I Cinque stelle oggi al Quirinale dal presidente” (p. 1).

bernabee mucchetti

Occhio alle porcate, ovviamente. I curatori di questa modesta rassegna restano a favore di un’opera di depenalizzazione accurata e profonda, dell’estensione delle misure alternative al carcere e di una riforma della giustizia civile e penale. No alla carcerazione preventiva e no al boom dell’edilizia carceraria.

9 – SPARATE AL SINDACO CICLISTA 

Nel giorno in cui si scopre che Alè-danno e l’ex capò di Finmeccanica Guarguaglini sono indagati per l’acquisto degli autobus, e mentre il governo studia l’ennesima leggina per ripianare i debiti di Roma, il grave problema è che Ignazio Marino ha fatto una figuraccia sulla nomina del capo dei vigili. Voleva mettere a capo dei pizzardoni un tangentaro? Un ex compagno di spranga? Un intrallazzone amico degli amici? Nulla di tutto questo: aveva scelto un colonnello dei carabinieri che non ha nel curriculum i cinque anni di comando necessari e quindi, per non fare una nomina illegittima, se l’è dovuta rimangiare.

Il risultato è che Francesco Merlo gli riversa addosso una delle sue paginate di bella scrittura con poca ciccia e tanto fiele (“Il sindaco e il colonnello. Per Marino l’ultimo flop è sul capo dei vigili urbani”, p. 19), confermando che Repubblica è proprio un giornale-partito e che giocarsi il rapporto con Bettini e Zingaretti è roba che si paga.

STEFANO FASSINA E FRANCESCO BOCCIA

Il Corriere invece racconta: “Dal gelo con il Pd ai vigili in rivolta. L’inizio (incerto) di Marino” (p. 17). Un pezzo onesto di Ernesto Menicucci, che dà conto dei passi falsi del sindaco, ma racconta anche le “incomprensioni” con gli uomini di panza del Piddì locale e che ammette che sui cantieri della metro C “Marino ha ingaggiato una querelle con colossi del settore come Astaldi, Ansaldo di Finmeccanica e soprattutto col ‘nemico’ Francesco Gaetano Caltagirone, editore del Messaggero e proprietario della Vianini”.

10 – MINIMA IMMORALIA 
Intervista di Francesco Boccia, sconfitto ampiamente alle primarie in Puglia e quindi lanciato verso un’inarrestabile carriere romana: “Amico di Letta, scelgo Matteo. E’ lui la sintesi tra Ulivo e futuro”. “Pur sapendo di andare incontro a critiche certe ho auspicato la sintesi tra Letta e Renzi. Sono un patrimonio inestimabile della nuova storia della sinistra italiana, moderna ed europea” (Repubblica, p. 13). Solo un grande bleah.

colinward@autistici.org

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