Berlusconi azzera il Pdl e rilancia Forza Italia Il fronte sardo: “Spaccatura, ma siamo col Cav”

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Pdl spaccato dopo la riunione dell’ufficio di presidenza di venerdì – disertata dalle colombe guidate da Angelino Alfano – che ha sancito la cancellazione del partito e il ritorno a Forza Italia con tutti i poteri in mano a Silvio Berlusconi. E dalla Sardegna si alza forte la voce della fedeltà al leader: “Siamo con lui”.

banner-unioneL’annuncio fatto dal Cavaliere, al termine di un ufficio di presidenza a cui hanno preso parte solo i “lealisti” ( non i “ministeriali, o “governativi”, che hanno disertato) ha spiazzato Angelino Alfano che, messo di fronte ad un bivio, ieri ha preferito frenare su qualsiasi decisione di rottura. Un partito sempre “accusato di essere di plastica”, ammette Berlusconi, dopo 20 anni si è scoperto partito “reale”, diviso in due da “ambizioni” e “contrasti personali”. Ed è una guerra di posizione tra lealisti e governativi, quella che va avanti per tutta la giornata e proseguirà nelle prossime settimane, che si annunciano sofferte.

I BIG ISOLANI SU L’UNIONE SARDA – Intanto, gli esponenti sardi del Pdl non hanno dubbi: il futuro è con il Cavaliere. L’Unione Sarda oggi in edicola dedica alle reazioni sarde un approfondimento che mette in luce la fedeltà del partito al Cavaliere.

“Mi dispiacerebbe per Alfano se decidesse di abbandonare il Pdl”, ha detto il senatore Emilio Floris, “io ho ottimi rapporti sia con Berlusconi che con il coordinatore e per questo motivo vorrei che ci fosse un chiarimento serio”. Il deputato Salvatore Cicu sta “lavorando affinché si trovi la sintesi per unirci e ripartire con slancio”. Il coordinatore regionale del Pdl, Settimo Nizzi, parla di spaccatura ma “la mia adesione a Forza Italia è scontata”. Anche il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale, Pietro Pittalis, è convinto che “tutti quanti stiano lavorando per trovare una linea comune e evitare le divisioni”.

L’articolo completo relativo al fronte sardo, firmato da Matteo Sau, su L’Unione Sarda oggi in edicola.

LA CRONACA DELLA GIORNATA – Torniamo alla giornata di ieri. A poche ore dall’ufficio di presidenza che potrebbe segnare la rottura, Alfano riunisce i ministri a Palazzo Chigi, mentre i governativi si preparano a firmare un documento per chiedere di rinviare l’ufficio di presidenza della resa dei conti, in cui sono in netta minoranza (19 contro 5). Raffaele Fitto e i lealisti si riuniscono a casa di un deputato e preparano un contro-documento per ribadire la necessità di azzerare le cariche e tornare a Forza Italia. A quel punto scende in campo Berlusconi, che riceve i ministri all’ora di pranzo a Palazzo Grazioli e cerca di evitare il peggio. Il Cavaliere spiega ad Alfano che ha intenzione di andare avanti sulla via tracciata, ma gli assicura di voler lavorare per l’unità della nuova Forza Italia. Gli chiede di lasciarlo fare. E il segretario del Pdl accetta: “Il mio contributo all’unità è di non partecipare” all’ufficio di presidenza, spiega in una nota. Tutti i cinque governativi che ne fanno parte non si presentano.

LA FIDUCIA DI BERLUSCONI – E passa così la linea dei lealisti: l’azzeramento delle cariche e il ritorno a Fi. Ma i governativi per ora non rompono, spiegano, perché a sancire il nuovo corso dovrà essere il Consiglio nazionale (che il Cav fissa per l’8 dicembre, in contemporanea con le primarie per il segretario del Pd). Ora parte la conta, è ancora da decidere che volto avrà la nuova Forza Italia. E così passa all’unanimità, ma solo per l’assenza dei contrari, il documento che conferma per ora sostegno al governo (con l’impegno a ridurre le tasse) e soprattutto sancisce la rinascita di FI, cancellando il Pdl.

Berlusconi lo legge per intero, quando si presenta davanti alle telecamere, nel “parlamentino” di Palazzo Grazioli, per spiegare le decisioni di questa giornata. E nelle sue parole emerge la volontà di non perdere una parte dei suoi, mentre la dà vinta agli altri. Ad Alfano (“gode del mio affetto, della mia amicizia e della mia stima”) e ai ministri conferma la “fiducia” ma solo se si atterranno alla linea decisa “dalla maggioranza del partito”. Però torna presidente di Forza Italia, in cui distribuirà “con saggezza” i ruoli anche a “persone nuove”.

IL PDL E’ CANCELLATO – Alfano non è più segretario, Verdini e Bondi non sono più coordinatori. Sul fronte del governo, il Cavaliere racconta le ore drammatiche in cui i ministri e alcuni senatori (“timorosi di non essere rieletti”) lo hanno costretto alla retromarcia sulla fiducia. Ma ribadisce che è una fiducia condizionata: se il Pd voterà la decadenza sarà “molto difficile continuare a collaborare” con chi diventa suo carnefice avallando “un disegno preciso di certa magistratura” per farlo fuori. La grazia? “La decisione spetta al capo dello Stato”, si limita a rispondere. “Il Pdl decida se crede ancora in questo governo e lo dica chiaramente”, tuona il segretario Pd Guglielmo Epifani. “Ma tanto questi a casa non ci vanno”, è sicuro Matteo Renzi, che aggiunge: “Berlusconi ci teme, fa la riunione Pdl l’8 dicembre”.

La giornata si conclude con i lealisti che esultano per aver ottenuto ciò che volevano dall’inizio e cioè l’azzeramento degli incarichi e la destituzione di Alfano, anche se i filo governativi si considerano tutt’altro che sconfitti.

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