La giustizia che ci serve

 

controbuiodi Paolo De Gregorio, 28 novembre 2013

 

La sensazione che l’Italia non sia in grado di liberarsi di una politica ipocrita, farraginosa, retorica, di esasperante lentezza fino all’immobilismo, è alimentata dal teatrino parlamentare che ha impiegato mesi a dichiarare la decadenza dal Parlamento di un pregiudicato, fatto che non meritava alcun dibattito e che doveva essere trattato d’ufficio dal Presidente del Senato, che doveva semplicemente notificare al senatore Berlusconi che la sua carica decadeva in forza della legge Severino che vieta la presenza di pregiudicati in Parlamento. Un agente motociclista da Palazzo Madama a Palazzo Grazioli non impiega più di 5 minuti e la pratica così doveva essere conclusa.

 

L’abolizione del Senato, delle Province, nuove norme sulla durata dei processi, una nuova legge elettorale, i referendum propositivi dei cittadini, la RAI sottratta ai partiti, lo smantellamento del monopolio mediatico Mediaset, sono le vere urgenze per far uscire il paese dal declino e dall’apatia, per favorire l’ingresso dei cittadini in Parlamento, visto il fiasco clamoroso dei politici di professione e imprenditori.

 

Prendiamo ad esempio la giustizia, che tutti dicono di voler riformare, ma che ha nelle lobby degli avvocati (i più numerosi in Parlamento) il più feroce cane da guardia affinchè non si tocchi la gallina dalle uova d’oro che è la durata dei processi. In Italia il processo di appello è quasi automatico, in quanto qui abbiamo la regola che la pena irrogata in prima istanza non può essere aumentata, e ciò accade nell’80% dei processi, a fronte del 20% dei paesi in cui la pena in appello può essere aumentata.

Poi il terzo grado di giudizio, la Cassazione, viene normalmente usato per cercare di arrivare alla prescrizione e a qualche beneficio (amnistia o indulto) che periodicamente vengono concessi con la solita motivazione che le carceri scoppiano.

Se la prescrizione decadesse all’inizio del processo, tutte le manovre dilatorie della casta degli avvocati diventerebbero inutili e la durata dei processi diminuirebbe drasticamente, ahimè accompagnata dalla diminuzione delle parcelle avvocatizie.

Se aggiungiamo che gli eletti in Parlamento devono avere lo stesso trattamento dei normali cittadini, senza la buffonata che siano i politici a dover decidere se un loro collega sia processabile o no, ecco qui una riforma della giustizia che darebbe ai cittadini la certezza del diritto.

 

Berlusconi per 20 anni ha sguazzato felicemente nella palude della giustizia italiana, impunito e arrogante, insultando i magistrati che osavano processarlo, fino all’epilogo finale di pretendere la grazia da Napolitano senza doverla chiedere.

Ci siamo dovuti subire 20 anni di berlusconismo e di malgoverno in ragione di leggi sbagliate e della non applicazione della legge n. 361 del 1957 che vieta a chi ha concessioni pubbliche di candidarsi in Parlamento.

 

Non fermeremo il declino del nostro paese se non ci sarà una severa riforma della giustizia che liberi le istituzioni e la politica dai malfattori, perché la crisi che viviamo attiene interamente alla responsabilità di politici ladri, corrotti, legati a criminalità mafiose, incapaci, ignoranti.

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