IL M5S E LE ELEZIONI REGIONALI SARDE: DA SEIRIGHE A VENTI MINUTI (E PRENDETELA CON FILOSOFIA…)

In un mio precedente articolo ho già parlato del grottesco post “seirighe”, con il quale lo staff ha tentato di giustificare la mancata partecipazione alle elezioni regionali sarde con motivazioni del tutto insufficienti quali la litigiosità e la poca maturità dei Sardi, spacciando inoltre come nuova una regola -quella dell’apertura del portale in presenza di più liste- che già esisteva e che, pur essendo già stata applicata in altre regioni, non è invece stata applicata in Sardegna (quando si dice: la toppa è peggiore del buco….). Ho parlato anche della necessità di regole più stringenti sui requisiti per potersi candidare, che effettivamente non c’erano e che dovevano invece essere assolutamente fissate, pena l’implosione del M5S in qualsiasi prossima consultazione elettorale. Ho parlato infine delle oscure dinamiche che hanno seminato la confusione e la divisione tra gli attivisti sardi, e che, unite alla totale assenza di punti di riferimento e di indicazioni precise da parte dello staff, hanno fatto sì che sia stato lasciato campo libero ai profittatori ed agli opportunisti, ai violenti, ai diffamatori, ai dilettanti allo sbaraglio, a tutti coloro, insomma, che hanno visto nel Movimento l’opportunità della vita senza avere alcun interesse per l’obiettivo reale: il bene della Sardegna e la necessità di cambiare una volta per tutte le dinamiche e le persone che l’hanno guidata sino ad oggi. Come si può immaginare, le mie dichiarazioni sono state oggetto di moltissimi commenti, ben pochi però di segno negativo, e nessuno, salvo errore, che abbia contestato, nei fatti, la veridicità delle mie affermazioni e la bontà dei miei ragionamenti. Che sei righe anonime potessero essere sufficienti a motivare la mancata certificazione di una lista 5 Stelle in una regione dove il Movimento aveva raccolto quasi il 30% dei consensi alle scorse elezioni politiche, deve essere sembrato troppo anche ai deputati sardi, i quali sono riusciti ad ottenere un incontro con Gianroberto Casaleggio per discutere ed avere chiarimenti sulla situazione sarda e sulla mancata certificazione di una lista. Tralascio ogni considerazione sul fatto che dei deputati -per quanto portavoce- siano costretti a mendicare un incontro con uno dei leader (o proprietari del marchio che dir si voglia) del Movimento a cui appartengono. Tralascio ogni considerazione circa le modalità e, soprattutto, la durata dell’incontro. Tralascio ogni considerazione sul fatto che non era soltanto ai portavoce che dovevano essere date spiegazioni, bensì a tutti gli attivisti sardi. Tralascio questo e tanto altro, almeno per il momento. Sia come sia, all’esito dell’incontro-lampo, i deputati sardi hanno poi diffuso un comunicato che rende conto dei contenuti del medesimo, dal quale si evincono alcuni elementi che raggrupperò in tre punti. 1. Le regole. Casaleggio dice che: – è intenzione dello staff aprire la piattaforma nazionale per le votazioni dei candidati ogni qualvolta gli attivisti lo richiedano, e, in particolare, in caso di presentazione di due o più liste; – verranno inseriti nuovi “filtri” per le candidature ed opportuni paletti che impediranno l’inserimento nelle liste di candidati controversi. Ciò che è avvenuto ha quindi finalmente portato lo stesso Casaleggio a riconoscere la necessità di porre delle regole chiare e condivise sia sul procedimento di presentazione delle liste sia sulle modalità ed i criteri (filtri e paletti) per la presentazione delle candidature. Si è quindi arrivati, finalmente, alle conclusioni che ai più, ed anche a chi scrive, erano sembrate assolutamente necessarie, ed anche i deputati sardi, pur riconoscendo i dissidi tra gli attivisti, sono concordi nell’evidenziare che le responsabilità non possano essere attribuite soltanto alla litigiosità dei Sardi bensì anche alla mancanza di filtri opportuni e di un metodo certo -e condiviso- che porti a certificare una lista. Peccato, ripeto, che le regole sulla presentazione delle liste e sull’apertura del portale ci fossero già, e fossero anche abbastanza chiare: il problema sarebbe semmai quello di capire perché non siano state applicate proprio (e soltanto…) in questa occasione, condannando così il Movi-mento a disertare le elezioni in Sardegna. Ma su questo nessuna risposta. Mancavano effettivamente, invece, regole atte ad impedire -o, quantomeno, a limitare- la possibilità che soggetti “controversi” potessero candidarsi nelle liste del Movimento. Ebbene, adesso sono le stesse parole di Casaleggio a confortare uno degli assunti fondanti del mio precedente articolo circa l’ormai ineludibile necessità di porre dette regole. Anche qui, però, resta da capire perché -data la situazione venutasi a creare in Sardegna- un intervento del genere non sia stato fatto prima, quando questi problemi si sono manifestati (e di cui lo staff non poteva non essere a conoscenza…), in modo da porre un argine alle contrapposizioni tra le varie anime del Movimento al fine ultimo di permettere la partecipazione di una lista 5 Stelle alle elezioni regionali sarde. Sarebbero state sufficienti quattro regolette, provenienti dall’unica fonte legittimata a porle. Invece, i Sardi sono stati (come sempre, verrebbe da dire…) abbandonati al loro destino. I Sardi dovevano “risolvere i loro problemi da soli”, è stato detto, e questo è vero, e mi sta anche bene. I Sardi, però, da soli, non potevano certo modificare le regole del Non Statuto e del Blog nazionale che sovraintendono alla presentazione delle candidature né potevano porne di nuove. Questo poteva farlo soltanto lo staff, e lo staff lo ha fatto soltanto ora, nel senso sopra indicato. D’ora in poi nuove regole, quindi. D’ora in poi, filtri e paletti. Ma il tentativo di porre “filtri” e “paletti” alle candidature non è stata una battaglia che qual-cuno in Sardegna -con armi spuntate, certo, e del tutto unilateralmente- ha però tentato di combattere? I dissidi sulla composizione delle liste sono sorti infatti non sui programmi o sulle cose da fare, bensì esclusivamente tra chi sosteneva -forzando il reale significato dell’ “uno vale uno”- che “chiunque” poteva candidarsi, e chi invece sosteneva che non si poteva lasciare libero accesso a profittatori, violenti, provocatori, riciclati, diffamatori, mestatori di professione, opportunisti dell’ultima ora e squallidi personaggi notoriamente screditati, senza un minimo di meriti e di competenze, senza uno straccio di capacità di affrontare i problemi della nostra amatissima Isola. Le contrapposizioni più forti sono sorte tra chi non ha minimamente pensato al programma, né allora né poi, ma ha da subito avuto in mente soltanto le candidature, e chi invece riteneva che le candidature dovessero essere vagliate attraverso il prisma delle competenze e dei meriti, e porsi al termine di un processo che doveva passare attraverso la partecipazione alla stesura di un programma. Ebbene, ulteriore ma non per questo meno importante conseguenza dell’inerzia dello staff, oltre a quelle già illustrate, è stata precisamente quella di non aver dato un avallo ed una “copertura” proprio a coloro i quali -non senza errori ed ingenuità e forzature- si sono però battuti per l’inserimento di un minimo di filtri e di paletti nella composizione delle liste e che, per questo motivo, sono stati accusati di fare delle liste “chiuse” riservate agli adepti, fino ad essere disgustosamente paragonati ai nazisti ed alle SS. Alle ragioni di questi attivisti è dato oggi un tardivo quanto inutile riconoscimento. 2. Il ruolo dei portavoce. Casaleggio ha ribadito ai portavoce sardi un dogma preciso: i portavoce nazionali non devono interferire con le “questioni suddette”. A rigore, nella situazione data, le “questioni suddette”, ossia l’apertura del portale per le votazioni e le regole che sovrintendono alle candidature, effettivamente non sono decisioni e/o materie, per così dire, “di competenza” dei portavoce nazionali. A chi competono dunque queste scelte? A Beppe Grillo? A Casaleggio? Allo staff? Chi decide sulla certificazione di una lista e, di conseguenza, sulla concessione del marchio? Ed in conformità a quali regole? Perché si è visto che anche se le regole esistono non sono applicate. Se questo è vero, sulla base di quali considerazioni, allora, si è deciso di non certificare nessuna lista in Sardegna? La litigiosità, si è detto e ripetuto, non è una giustificazione che possa reggere, visto che in altre regioni sono stati litigiosi quanto e più di noi, eppure una lista è stata comunque certificata. Quanto ai portavoce, essi non devono interferire sulle “questioni suddette”. Punto. Ed i nostri portavoce proprio così si sono sempre giustificati: noi abbiamo fatto quello che ci è stato chiesto, noi ci siamo tenuti in disparte. Io credo invece che proprio i portavoce -in quanto figure istituzionali e facilmente riconosci-bili- sarebbero dovuti essere i nostri “facilitatori”, e non sconosciute bariste toscane; io credo che sarebbero dovuti essere proprio loro a fare da trait d’union tra gli attivisti e lo staff ; io credo che sarebbero dovuti essere proprio loro i primi a comprendere che fomentare le divisioni e le contrapposizioni invece di cercare, pur nella diversità delle posizioni, una via condivisa quantomeno a livello di programmi, avrebbe poi condotto a questo bel risultato. E mi chiedo: nessuno di essi si è interrogato se questo tenersi in disparte era giusto? Nessuno di essi si è chiesto se un parlamentare, a maggior ragione se un parlamentare 5 Stelle, debba in una circostanza come questa obbedire ciecamente ai proprietari del marchio della sua formazione politica o se invece debba pensare ai drammatici problemi della sua terra, alle istanze che provengono dal suo territorio, ai suoi concittadini, ai suoi elettori, ai suoi compagni di avventura, ai suoi amici? Portavoce non significa anche che ci si debba fare portatori delle ragioni della base del Movimento, dei gruppi e degli attivisti presenti sul territorio? A chi devono rendere conto i portavoce se non a coloro dai quali sono stati eletti? Già, i nostri portavoce… come sarebbero dovuti essere e come invece sono stati e sono. Amor di verità impone infatti di dire che, lungi sia dal tenersi in disparte sia dall’essere “facilitatori”, i portavoce sardi -o, almeno, alcuni di essi- si sono invece pesantemente intromessi nei dissidi tra le varie anime del M5S in Sardegna, ma non al fine di indicare e/o ricercare una via condivisa per superare le contrapposizioni, bensì soffiando sul fuoco delle divisioni, cercando di portare l’acqua al proprio mulino, ossia ai gruppi dai quali provenivano, che li avevano supportati, o ai quali si erano nel tempo legati per ragioni di consenso. Il ruolo non terzo ed imparziale, bensì di parte, dei portavoce sardi -o, almeno, di alcuni di essi- ha contribuito non poco alle spaccature ed alle divisioni del Movimento in Sardegna, e, anche di questo, qualcuno alla fine dovrà rendere conto ed assumersi la responsabilità, senza scaricare tutto sullo staff da un lato e sugli attivisti dall’altro al solo scopo di difendere una indifendibile quanto ormai irrimediabilmente compromessa “verginità”, e senza tentare di salvarsi l’anima e qualcos’altro con comunicati “affratellanti” oppure con simbolici quanto inutili tentativi dell’ultimo minuto, o addirittura “postumi”, come quello andato in scena con Casaleggio. Si è visto che la Sardegna, il Movimento in Sardegna ed i portavoce sardi valgono sei righe sul Blog e venti minuti del tempo di Casaleggio, per di più tra una riunione e l’altra. I portavoce sardi -o, almeno, alcuni di essi- avevano annunciato le dimissioni laddove non fosse stata certificata una lista 5 Stelle alle elezioni regionali. Ebbene io sto ancora aspettando quelle dimissioni, sto ancora aspettando da parte loro un gesto qualsiasi, ma forte e coerente, perché, da qualunque parte si voglia guardare, ritengo che gli attuali portavoce -tutti, a questo punto, nessuno escluso- siano una delle cause principali di ciò che è accaduto. 3. L’apertura del portale per le votazioni. Casaleggio dice che: – la richiesta di apertura del portale per le votazioni non è mai pervenuta e/o non è mai stata manifestata chiaramente; – le liste pervenute non intendevano comunque trovare accordi. E’ acclarato invece che la richiesta di apertura del portale per le votazioni sia pervenuta allo staff, e sia stata altresì chiaramente manifestata -per iscritto e a voce- da tutte, ma proprio da tutte le anime del M5S in Sardegna, anche, per intenderci, da quella riconducibile al gruppo c.d. “di Tramatza”, perché anche nel gruppo c.d. “di Tramatza” vi era la consapevolezza radicata che -proprio perché vi era la possibilità della presentazione di più liste- i candidati dovessero essere scelti attraverso una votazione sul portale, così da ricevere, a qualunque lista essi appartenessero, una legittimazione a rappresentare con forza ed unità la totalità del Movimento sardo in Consiglio regionale che sarebbe stata non soltanto democratica ma anche, e soprattutto, in linea con le regole del Movimento. Il fatto poi che la situazione fosse ormai trascesa ad un tale livello di rissosità da non permettere la definizione di alcun accordo tra le varie liste era una circostanza che avrebbe dovuto indurre non a dire “risolvetevi le cose da soli” bensì ad intervenire in anticipo e con decisione e fermezza, soprattutto alla luce del fatto che, ripeto, situazioni simili non erano un fenomeno nuovo, non erano un fenomeno isolato, ma si erano già verificate in altre regioni. Poiché non è stato fatto nulla, così come le divisioni non potevano giustificare, all’epoca, la decisione di non aprire il portale per le votazioni, non possono essere usate, ora, per giustificarne a posteriori la mancata apertura. La verità è che si lasciato credere ai giocatori che si sarebbe giocata una partita normalissima, uguale a tutte le altre, con gli allenatori seduti in panchina e con gli arbitri presenti sul campo. Poi però i giocatori hanno scoperto che gli allenatori non davano alcuna indicazione e che gli arbitri avevano lasciato il fischietto a casa. I giocatori hanno provato allora ad allenarsi da soli ed anche ad arbitrarsi da soli, con quali disastrosi e facilmente prevedibili risultati tutti hanno potuto vedere. E adesso che la partita è persa si vorrebbe far credere che la colpa non è degli allenatori che sono stati zitti, non è degli arbitri che non hanno fischiato, ma è solo e soltanto dei giocatori che hanno fatto un sacco di fesserie tattiche e commesso un sacco di scorrettezze reciproche. Di fronte ad un disastro del genere -perché personalmente vivo come un disastro il fatto che una lista 5 Stelle non si sia presentata alle elezioni- da qualche parte viene ora avanzata l’idea di attivare una collettiva e generale operazione di rimozione. Il famoso “reset”. Non pensiamoci più e guardiamo al futuro. Facciamocene una ragione. Non stiamo qui a rimuginare sul passato ma rimbocchiamoci le maniche e guardiamo alle nuove gloriose sfide che ci attendono sul territorio. E vengono anche i filosofi a dirci che è stato giusto così e che il problema non erano le persone ma i programmi che non c’erano, ed altre simili amenità. Qualcuno vorrebbe che noi in Sardegna facessimo come il cavallo Gondrano della “Fattoria degli Animali” di G. Orwell, per il quale l’unico rimedio ai problemi della fattoria ed al crescente strapotere dei maiali, non era quello di capirne le ragioni e trovare dei rimedi, bensì quello di abbassare la testa e lavorare di più. I maiali, chiaramente, erano entusiasti di un tale comportamento, che approvavano ed appoggiavano in tutti i modi, salvo poi riservare al povero Gondrano una fine miserevole. Ebbene, guarda caso, qui in Sardegna i propositi in questione sono avanzati e caldeggiati proprio da coloro i quali devono considerarsi i maggiori responsabili del disastro che è accaduto, e che, sempre guarda caso, più si avvantaggerebbero da una rimozione collettiva di questo tipo, nella quale le loro pesanti responsabilità si mescolerebbero nell’indistinto calderone delle responsabilità collettive. Tutti siamo colpevoli quindi nessuno è colpevole. Certo, questa è una via comoda, anzi è la via più comoda, ma è anche la più inutile: senza la corretta ricostruzione e memoria di ciò che è accaduto, senza la sua analisi, senza l’accertamento delle responsabilità dei singoli, non soltanto certi problemi e certi personaggi si riproporranno alla prima occasione, ma, soprattutto, non si potranno porre le basi per una vera e durevole operazione di riunione e di pacificazione delle varie anime del M5S in Sardegna.

Massimo Turella

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