La sinossi dei tre testi

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U CLANDISTINU

I principali protagonisti sono: Andres Buono un indipendentista Corso, Marcos Guzman suo amico e socio in affari a Quito in Ecuador e Francisco Muñoz capo dell’intelligence dell’Ecuador. Il libro si sviluppa su due “episodi temporali”, il primo ambientato nel 2007, quando Andres accetta l’incarico di ritornare a Quito per cercare di riportare a casa un giovane rampollo di una famiglia importante di Nizza arrestato perchè trovato all’aeroporto di Quito con 4 Kg. di cocaina. Il secondo è ambientato nella metà degli anni novanta quando Andres accusato del delitto del prefetto di Ajaccio, anche se innocente, è costretto ad allontanarsi dalla sua amata Corsica per finire clandestino in Ecuador. La clandestinità per Andres durerà il tempo di un soffio. Francesco Muñoz, alto ufficiale dei servizi segreti di quello Stato, individuerà, grazie ad una fortuita coincidenza, Andres come l’uomo più ricercato di Francia. Andres non verrà né arrestato, né estradato ma verrà utilizzato come corriere per un trasporto, oltre confine tra Perù ed Ecuador, di 80 Kg. di cocaina del tipo “la perla”, la migliore, la più ricercata e la più costosa in assoluto. Cocaina per un pagamento alle prestazioni della Sûreté (servizi segreti Francesi) a favore dell’Ecuador per l’incombente “guerra de los Andes” contro il Perù. Stupefacente, come moneta di scambio. Stupefacente, come piano criminale nella Ragion di Stato. Una genialità secondo alcuni, una barbarie secondo altri

COCAINA, LA GUERRA PERSA

In questo libro racconto la mia esperienza, oramai in quasi tre lustri, di narcotraffico e di Sudamerica vissuta sul campo di “battaglia”, a volte con venti uomini di scorta dei reparti speciali della Polizia colombiana a volte di mia solitaria iniziativa, rischiando nell’autunno del 2007 di esser sequestrato, nella regione del Putumayo al confine con l’Ecuador, dalla guerriglia delle Farc. Situazioni cruente come è cruente tutto quello che gira intorno alla cocaina. Il libro è carico d’immagini che illustrano la produzione e lo smercio dello stupefacente, in una sorta di ricetta per come farsi la cocaina in casa, nella dose quotidiana o in produzione massiccia del tipo industriale.
Naturalmente, tutto questo, in modo provocatorio.
I numeri. Sono proprio loro, quelli che ci devono spaventare. Perché sono quelli che, anche da soli, danno la percezione del business generato dal cloridrato di cocaina. I dati che arrivano dalla Colombia parlano, a conti costantemente crescenti, di 231.642 ettari coltivati a coca.
Se moltiplichiamo questo dato per 4 chili di cocaina per ettaro ad anno, abbiamo più o meno 77,2 tonnellate al mese che diventano 926.000 chilogrammi all’anno.. ora moltiplicandoli per 40.000 euro (questo è il prezzo medio nel mercato mondiale della cocaina non tagliata) facciamoci due conti di quanto, solo la Colombia, produce e smercia in cocaina nel mondo.
Con il suo territorio di 1.141.748 kmq la Colombia ha oltre 2.300 kmq di coltivo in foglia di coca, in percentuale lo 0,2% dell’intero territorio Colombiano. È la Nazione che genera più stupefacente al mondo.
Tutto questo ed altro lo racconto nel libro.
Nel 1989 nasce la prima idea di Colombia, vent’anni dopo nell’estate del 2009 a Roma incontro un editore al quale ho illustrato il progetto per un libro che raccontasse la cocaina in modo inusuale. Senza censure, al di fuori dei luoghi comuni. Raccontare le verità, che per tutto questo tempo ci sono state negate. Pensava ad uno scherzo, poi capito che facevo sul serio mi chiese se il sole della Sardegna mi avesse fatto danno: “un libro che insegni come farsi la cocaina in casa? Solo un pazzo può pensare che si possa pubblicare”.

L’ISOLA SEQUESTRATA

L’Isola sequestrata è un libro che racconta la storia dei sequestri di persona come fenomeno tutto Sardo, racconta la mia storia dalla pubertà, quando quindicenne feci il mio primo scatto fotografico in una drammatico episodio di sequestro, a quando viene liberato, nel 1992, il piccolo Farouk … sino all’ultimo sequestro, quello di Titti Pinna.
Sono 369 i sequestri di persona che giornalisticamente si conoscono con una media, di quel periodo, di 3 all’anno.
Il primo sequestro di cui si ha notizia dalla stampa è del 1875 alla fine di maggio, vittima, il nobile Antonio Meloni Gaja di Mamoiada (NU).
Il primo straniero a cadere nelle mani dei sequestratori è stato un citta- dino britannico: Carlo Vood il 13 maggio 1890, la richiesta di riscatto fu di 100 mila lire, ma i banditi si dovettero accontentare di 1270 lire. Il 25 luglio 1894 ad Aritzo (NU) nuovo sequestrato a danno di due stranieri: Jules Paty Louis e Regis Pral commercianti di legname. Jules Paty fu rilasciato il 21 agosto, per Regis Pral, figlio di un ricchissimo
industriale di Valence scaturirono complicazioni diplomatiche.
Il Primo Ministro in carica, Francesco Crispi, notevolmente imbarazzato, intimò rabbiosamente per telegrafo alle autorità sarde di risolvere il caso al più presto e con ogni mezzo.
Due settimane dopo, Regis Pral riacquista la libertà senza il pagamento di alcun riscatto, grazie all’intermediazione di Giovanni Corbeddu Salis uno dei più spietati banditi che imperversavano nella zona.
Il sottoprefetto di Nuoro, Marongiu, gli fece promettere tramite terze persone qualsiasi cosa desiderasse, purché desse una mano a far liberare il sequestrato.
Corbeddu Salis riuscì nell’impresa, rifiutando qualsiasi ricompensa. Il ché gli permise di atteggiarsi a difensore degli oppressi, dichiarando di essere riuscito là dove avevano fallito ministri, prefetti e forze dell’ordine.

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