Guatemala, il coraggio di un bambino di 6 anni«Ho visto massacrare la mia famiglia»

Guatemala, il coraggio di un bambino di 6 anni

«Ho visto massacrare la mia famiglia»

Testimone della sparatoria in cui sono morti genitori e fratelli. Racconta tutto alla polizia e consola la sorella di 3 anni.


Un bambino di sei anni racconta alla polizia come un commando di killer ha massacrato i suoi genitori, i fratellini di otto anni e otto mesi, e tre vicini. Poi il bimbo prende sotto il braccio la sorellina di tre anni. E finalmente si abbandona al pianto. Sono le immagini catturate da un fotografo dell’agenzia Epa giunto sul luogo dell’ennesima mattanza in Guatemala quando il fumo degli spari non si era ancora posato.


Il massacro in Guatemala
Come racconta il Daily Mail, i due bambini sono stati fortunati a sfuggire illesi alla pioggia di pallottole riversata dai killer sulla loro piccola casetta, una baracca di lamiera, a Las Escobas, nella municipalità di Villa Canales, 22 chilometri a sud di Guatemala City. Nelle foto si vede il piccolo Carlos indicare agli agenti il luogo dell’aggressione, mima persino gli assassini dei suoi familiari facendo il segno del mitra. Quindi abbraccia la sorellina. E in un ultimo scatto lo si vede singhiozzare, con il volo coperto dai pugni.


MILANO – La foto di Carlos e Izabel abbracciati dopo il massacro della loro famiglia ha fatto il giro del mondo. E ha commosso parecchi italiani, che fin dal giorno della pubblicazione della prima notizia sulla strage di Las Escobas a Villa Canales, in Guatemala, su Corriere.it, hanno chiesto notizie sul loro futuro, offrendosi di aiutarli. Ora il destino dei due bambini sopravvissuti alla sparatoria (sette morti, e tra questi genitori, nonna e due zii) è un po’ più sicuro. L’ambasciatore italiano in Guatemala, Mainardo Benardelli, che fin dal primo momento ha preso a cuore la vicenda, fa sapere che i due fratellini di 6 e 4 anni sono stati affidati alla Casa San Andres Itzapa, gestita dall’associazione internazionale di tutela dell’infanzia Nph, (Nuestro Pequeño Hermano), organizzazione umanitaria internazionale, che dal 1954 accoglie i bambini orfani e abbandonati nelle sue case orfanotrofio ed ospedali in 9 paesi dell’America Latina con il motto «un bambino per volta, dalla strada alla laurea».
LA CASA SAN ANDRES – Lunedì è finalmente arrivata la conferma: la magistratura guatemalteca ha ribadito l’affidamento alla struttura della Nph dove saranno seguiti da uno psicologo e accuditi secondo le più moderne forme di assistenza per minori reduci da eventi traumatici. Casa San Andres è stata fondata nel 2003 su un terreno acquistato grazie alla generosità di numerosi donatori. Oltre alle casette per i bambini (piccoli gruppi di minori seguiti ciascuno da un tutor, come una nuova famiglia), la struttura comprende una cucina, un grande refettorio, un campo da calcio, pallavolo e pallacanestro, una biblioteca e una sala informatica. E poi le scuole. Per i più piccini, dai due ai sei anni, si segue il metodo Montessori.

GLI AIUTI – Per chi volesse dare una mano a Carlos e Izabel, l’ambasciatore consiglia di rivolgersi alla sede italiana della Nph, la fondazione Francesca Rava a Milano: 02.54.12.29.17, o via mail: padrini@nphitalia.org

Antonio Castaldo

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