Ci risiamo, ora tocca all’Unipol “frodare” i piccoli risparmiatori

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Signor presidente, signori azionisti, buon pomeriggio. Sono Roberto Grittani, 67 pensionato, piccolo azionista con Unipol Ordinarie

Molti anni fa ho iniziato ad investire in questa compagnia parte dei miei risparmi, nel 2010 ho aderito con fiducia all’aumento di capitale, in seguito ho fatto altri acquisti arrivando ad un investimento complessivo di 44.000 euro per un totale di 60.000 azioni Unipol Ordinarie.
Purtroppo, finiti gli anni di buone soddisfazioni, il titolo ha imboccato una strada di continua discesa e negli ultimi due anni sono mancati anche i dividendi, ma ho continuato a mantenere le azioni in portafoglio avendo ancora fiducia e con la speranza di una ripresa.

Nel 2012 sono accaduti fatti assolutamente imprevedibili che hanno gravemente danneggiato tutti i piccoli azionisti, me compreso.
Il 19 marzo 2012, l’Assemblea Ordinaria delibera l’accorpamento delle azioni in ragione di 1 nuova ogni 100 azioni possedute. Questo fatto, poco significativo per i non addetti ai lavori, doveva preannunciare un altro gravissimo evento verificatosi con l’improvviso aumento di capitale scattato il 16 luglio 2012.

Dal verbale della riunione del Consiglio di Amministrazione (CDA), risalente agli inizi di luglio 2012, nonostante le raccomandazioni di dover tenere conto del prezzo di mercato e dell’andamento delle quotazioni nel fissare il prezzo di offerta, risulta che il CDA, delegato dalla precedente assemblea di marzo, ha deliberato l’aumento di capitale, assegnando alle nuove azioni un prezzo di offerta pari a 2 euro l’una in ragione di 20 azioni per ogni azione posseduta.

Se ricordiamo che inizio di luglio 2012 l’azione quotava intorno 18 euro, per poi scendere intorno ai 15 sulla base delle voci già in corso, vorremmo sapere di cosa ha tenuto conto il CDA nell’attribuire alle nuove azioni il prezzo stracciato di 2 euro.
L’annuncio di questo prezzo di offerta per ognuna delle 20 nuove azioni ha causato un immediato crollo delle quotazioni scese a 12,50 euro il 13 luglio, ultimo giorno per uscirne fuori limitando i danni.

Le condizioni dell’aumento di capitale hanno fatto capire agli azionisti attenti due cose:

● che si stava chiedendo un enorme sforzo finanziario agli azionisti per poter investire ulteriore liquidità superiore al valore stesso di borsa delle azioni possedute e già in forte perdita;

● che il prezzo stracciato di 2 euro, con la diluizione annunciata, avrebbe inevitabilmente trascinato la quotazione del valore di € 12,50 al crollo totale di 2 euro e, come verificatosi, anche più giù, al di sotto del valore di offerta.

Per questi motivi, oltre alla naturale mancanza di liquidità, molti azionisti non hanno potuto o voluto aderire e sono stati costretti a svendere le proprie quote. Dal 16 luglio, in poche sedute di borsa con contrattazioni sospese per eccessivo ribasso, si è consumato il sacrificio di tanti piccoli azionisti che hanno visto i propri risparmi andare in fumo e tanti di loro neppure informati di quello che stava accadendo, hanno avuto l’amara notizia tornando in banca dopo le ferie.Ora si chiede a questo CDA: se Unipol intendeva ricapitalizzarsi incassando dagli azionisti 40 euro per ogni azione vecchia posseduta, perché non lo ha fatto in altro periodo dell’anno dando l’informazione con ragionevole anticipo e a condizioni diverse, 10 azioni a 4 euro l’una oppure 5 azioni a 8 euro l’una, o meglio 4 azioni a 10 euro l’una, prezzo molto più aderente al valore di mercato di allora.In questo caso il prezzo non sarebbe crollato e molti piccoli azionisti rassicurati avrebbero potuto affrontare l’offerta dell’aumento di capitale con maggiore serenità e fiducia, evitando la svendita incontrollata di azioni e diritti con il conseguente tracollo dei valori.

Non è pensabile che tutto ciò sia stato casuale, sono stati commessi gravissimi errori nei tempi, nelle modalità di annuncio dell’aumento di capitale, inosservanze ed irresponsabilità nel fissare il valore di offerta così basso.Viene naturale collegare l’operazione di accorpamento di 100 azioni con l’operazione di successiva diluizione di quell’azione accorpata con altre 20 azioni offerte al prezzo stracciato di 2 euro ciascuna. E’ evidente che tale combinazione è stata la formula perfetta per mettere tutti i piccoli azionisti di fronte a due alternative:

● aderire mettendo sul piatto una cifra più che doppia rispetto al valore di mercato delle vecchie azioni possedute, con prospettive di recupero praticamente impossibili;

● affrontare la dolorosa decisione di dare un taglio a tutto, entrando in una concitata fase di svendita di azioni e diritti che si sono così ridotti a carta straccia.

Questo è quello che si è puntualmente verificato, l’esproprio dei valori azionari in mano agli azionisti più deboli ed il trasferimento di valore ai grandi azionisti e alle banche del consorzio, nel momento in cui hanno potuto rastrellare tutto a bassissimo prezzo. Dopo questi eventi migliaia di piccoli azionisti hanno perso tutti i propri risparmi e soprattutto la fiducia riposta nella compagnia Unipol, che tradito i principi etici sui quali si basava questa fiducia, ed è anche crollata la fiducia Borsa Italiana e nei suoi organi di controllo. Visto che questi fatti sono potuti accadere nell’apparente legalità e sotto il silenzio dei principali Media, noi piccoli azionisti per far valere le nostre ragioni, abbiamo iniziato riunirci, a comunicare la nostra rabbia attraverso i social network, a presentare esposti alle procure con un’attenta descrizione dei fatti, a contattare le associazioni dei Consumatori, qualcuno rivolgersi a rivolgersi agli studi legali.

Alla fine abbiamo costituito una nostra Associazione legalmente riconosciuta con l’obiettivo di riunire tanti azionisti per attivarli nella nostra causa, che ha come obiettivo il rispetto dei piccoli azionisti, che vanno riconosciuti e tutelati in quanto costituiscono ancora una risorsa finanziaria importante per il per il rilancio dell’economia del nostro paese.Nel caso specifico, chiediamo ili riconoscimento dei danni arrecati con l’aumento di capitale di Unipol ed il conseguente risarcimento. Per questi motivi esprimiamo voto contrario a questo CDA, per un nuovo CDA che riconosca i gravi errori commessi nel 2012 ed avvii una procedura di riconoscimento dei danni e le pratiche di rimborso ai piccoli azionisti.

Ho concluso, grazie

1 Comment

  1. Stefano

    Anch’io sono stato fregato..Cosa posso fare?

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