Cagliari, scontri in porto tra operai Alcoa e polizia


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Dopo il blitz degli operai Alcoa davanti al porto di Cagliari si mobilitano politica e sindacati. Anche la direzione nazionale del Pd ha approvato un documento nel quale dà mandato al segretario Luigi Bersani e al vice Enrico Letta di premere sul governo per sbloccare la vertenza Alcoa.

Sabato 25 agosto 2012 ❙ Pressing di sindacati e politica sulle istituzioni per salvare l’Alcoa di Portovesme.

I SINDACATI – La Cisl ritiene che governo e Regione Sardegna debbano accelerare le trattative con la multinazionale svizzera Glencore – già proprietaria della Portovesme srl – per il passaggio di mano dello stabilimento, cuore della produzione di alluminio in Italia. “Da oggi la partita della vendita non è più attribuibile alle sole scelte di Alcoa – spiega il segretario della Cisl del Sulcis Iglesiente Fabio Enne – Deve intervenire l’autorevolezza del governo italiano supportato con decisione da quello regionale. Per questo va attivata una vera trattativa con un vero soggetto industriale rappresentato dalla Glencore. Già dalla fine di agosto – sottolinea il sindacalista – ci possono essere le condizioni per un percorso che riaccenda le speranze dei lavoratori e costituisca un elemento fondamentale per costringere Alcoa alla revisione dei suoi piani annunciati verso la fermata dello stabilimento”. Ieri giornata di tensione al porto di Cagliari, bloccato per circa tre ore dalla protesta degli operai che si sono anche tuffati in mare per aggirare il cordone di sicurezza predisposto ai cancelli dello scalo dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Il conto alla rovescia per la chiusura della fabbrica è ormai scattato: in assenza di nuovi acquirenti, Alcoa è decisa a smantellare a partire dal 3 settembre. E i sindacati hanno già chiesto di anticipare il vertice fissato per il 5 al ministero dello Sviluppo economico. Il 31 agosto, intanto, le parti si riuniranno a Roma per la partita degli ammortizzatori sociali. Non è escluso un presidio al ministero di una delegazione di lavoratori. Decisiva la prossima settimana, quando anche la mobilitazione delle istituzioni isolane toccherà il suo culmine: lunedì pomeriggio i sindaci del Sulcis si sono dati appuntamento davanti all’ingresso dello stabilimento di Portovesme, martedì 27 la vertenza approda invece in Consiglio regionale, a Cagliari, dove si sono convocati in seduta straordinaria anche il Consiglio provinciale e quello comunale di Carbonia.

IL PD – La direzione nazionale del Pd ha approvato un documento nel quale dà mandato al segretario Luigi Bersani e al vice Enrico Letta di premere sul governo per sbloccare la vertenza Alcoa. “Un impegno – spiega il senatore sardo Francesco Sanna – che coinvolge anche i gruppi parlamentari. L’obiettivo è di portare ad un tavolo negoziale con la multinazionale americana nuovi imprenditori, di livello adeguato alla scommessa industriale della produzione di alluminio primario in Italia”. “Certo – sottolinea il parlamentare – occorre flessibilità da parte degli attuali proprietari, per consentire che una nuova fase del negoziato avvenga a stabilimento in marcia. Credo che dopo 17 anni di permanenza in Italia, non sarà qualche settimana a rivoluzionare i conti della multinazionale di Pittsburgh, e comunque si tratta di partite economiche compensabili in sede di chiusura di un contratto. Il Governo deve offrire un quadro certo, credibile e non contrastabile in sede comunitaria, di regole ed opportunità sul versante energetico ed infrastrutturale”. E poiché queste condizioni di cornice “non si sono rivelate persuasive o non sono state sufficientemente spiegate”, Sanna invita il ministro Corrado Passera “a vincere la comprensibile ritrosia istituzionale e ad assumere il ruolo di condurre, in funzione di costante mediazione, la trattativa tra Alcoa e i soggetti interessati alla cessione dello stabilimento e a mantenerne stabile la produzione. A partire da tutti quelli che hanno avuto accesso al data room della multinazionale americana e sollecitando eventuali nuovi interessati”.

La Nuova Sardegna ❘ 24 agosto 2012
Circa duecento lavoratori Alcoa, arrivati stamane nello scalo del capoluogo sardo, cercano di bloccare lo sbarco di auto e passeggeri dalla nave Tirrenia. Quando uno dei cancelli è stato aperto, c’è stato un corpo a corpo tra operai e polizia. Un sindacalista è stato colpito da alcune manganellate. Alcuni operai si sono gettati in mare


ORE 12,28. Una quindicina di lavoratori dell’Alcoa è riuscita a salire, in accordo con le forze dell’ordine, sul traghetto Toscana della Tirrenia e all’ingresso del portellone di accesso per le auto hanno srotolato uno striscione con la scritta «stabilimento Alcoa» al grido di «lavoro, sviluppo e occupazione». I passeggeri si sono affacciati dal ponte e hanno applaudito a più riprese gli operai mentre sistemavano lo striscione. Con l’ultimo blitz autorizzato, la manifestazione si è conclusa e i lavoratori hanno abbandonato la banchina e a poco a poco stanno liberando il porto di Cagliari dopo circa tre ore di protesta.
ORE 12,25. «Siamo solidali con la vostra manifestazione», ha detto il comandante della nave Toscana della Tirrenia, ai lavoratori dell’Alcoa che hanno raggiunto la passerella del traghetto. All’indirizzo degli operai sono partiti gli applausi dei passeggeri della nave, ricambiati dai lavoratori che stanno per lasciare il porto, sempre sotto lo sguardo vigile delle forze dell’ordine.
ORE 12,15. Gli operai dell’Alcoa sono sotto la Toscana della Tirrenia proveniente da Napoli che sta completando le operazioni di ormeggio al molo Rinascita. L’obiettivo è quello di un’azione dimostrativa per tenere alta l’attenzione sulla vertenza scegliendo i punti strategici in questi giorni di massimo afflusso turistico in Sardegna. «Lavoro subito!», urlano gli operai alternando anche l’inno dei Dimonios, gli “eroi” della Brigata Sassari, e l’immancabile ritmo scandito dai caschetti che sbattono sull’asfalto. I passeggeri in attesa dello sbarco osservano l’insolita accoglienza dal ponte del traghetto. Un cordone di polizia tiene ad una decina di metri di distanza i manifestanti rispetto alla nave.
ORE 11,50. Dopo quasi due ore di presidio davanti ai cancelli del porto presidiati dalla polizia, i lavoratori Alcoa che da stamane manifestano davanti allo scalo marittimo di Cagliari, sono riusciti a raggiungere il molo Sant’Agostino. Circa 300 lavoratori attendono l’attracco della nave Tirrenia con bandiere e striscioni. «Non vogliamo creare disagi a nessuno», ha detto Franco Bardi della Cgil, «vogliamo che ci sia attenzione per la nostra vertenza, permetteremo di sbarcare ai passeggeri del traghetto appena possibile».
ORE 11,05. Erano circa le 11 quando alcuni operai si sono allontanati dal presidio dopo momenti di tensione con le forze dell’ordine che tentavano di respingere l’assalto in massa all’ingresso principale del molo Sant’Agostino. I lavoratori denunciano di aver subito anche manganellate dalla polizia durante il tentativo di irruzione. Poi la decisione fulminea di 5-6 operai di gettarsi in mare: si sono tolti i vestiti e, in mutande, si sono tuffati nelle acque del porto. Un altro gruppo di lavoratori, sfruttando la confusione del momento, è riuscito a scavalcare la recinzione, controllato a vista dalle forze dell’ordine che, pacificamente, hanno impedito una ulteriore avanzata dei manifestanti. Attualmente sono una decina gli operai al di là della recinzione: con striscioni, bandiere e caschetto da lavoro in testa stanno presidiando la zona seduti sull’asfalto.
ORE 11. È esplosa la tensione al porto di Cagliari dove stamane hanno effettuato un blitz gli operai dell’Alcoa di Portovesme, con un corpo a corpo tra lavoratori e polizia appena si è aperto per pochi minuti il cancello davanti al molo Sant’agostino. Rino Barca, segretario territoriale della Cisl è stato colpito da alcune manganellate. Respinti dalla polizia, alcuni operai si sono buttati in mare per raggiungere a nuoto lo scalo dove sta attraccando la nave Tirrenia.
ORE 10. Nuovo blitz degli operai Alcoa, dopo l’aeroporto di Elmas, questa volta è stato preso di mira il porto di Cagliari. I lavoratori, partiti stamane da Portovesme, hanno raggiunto gli ingressi del porto, con l’obiettivo di bloccare lo sbarco di passeggeri e auto. Al momento, il molo Sant’Agostino e quello Dogana del porto di Cagliari sono bloccati dalla manifestazione di oltre duecento lavoratori. Di fronte agli ingressi, gli operai hanno trovato la polizia ad attenderli, ma alcuni pensano di aggirare il blocco buttandosi in mare e raggiungendo a nuoto la zona arrivi, dove si attende l’attracco del traghetto Tirrenia da Civitavecchia. L’intento è ritardare lo sbarco dei passeggeri. Disagi necessari, spiegano i lavoratori, per richiamare l’attenzione sulla fermata quasi certa degli impianti a partire dal 3 settembre.
Due giorni fa gli operai, ai quali è stato annunciato il blocco dello stabilimento del Sulcis ai primi di settembre, avevano bloccato per ore l’ingresso dell’aeroporto di Cagliari Elmas.

Porto di Cagliari, scontro Polizia-operai Alcoa.Lavoratori in mare per impedire attracco navi

Nuovo blitz ieri mattina degli operai Alcoa che si sono presentati davanti al porto di via Roma a Cagliari. Alcuni dei manifestanti si sono gettati in mare per impedire l’attracco del traghetto in arrivo da Civitavecchia. Solo grazie all’intervento degli agenti della Polizia è stato raggiunto un accordo e gli operai hanno consentito l’attracco della nave.

Dalla protesta all’aeroporto di tre giorni fa a quella del porto di ieri mattina: gli operai dell’Alcoa le stanno provando tutte per difendere il loro posto di lavoro e scongiurare la chiusura dello stabilimento di Portovesme fissata a partire dal 3 settembre. Ieri mattina, nella manifestazione allo scalo marittimo di Cagliari, gli operai si sono tuffati nelle acque non proprio limpide del porto. Cinque lavoratori, per aggirare la recinzione presidiata dalle forze dell’ordine, non hanno esitato a fare una nuotata verso la banchina al di là del cordone degli agenti in tenuta antisommossa. Obiettivo: avvicinarsi il più possibile al traghetto Tirrenia in arrivo da Napoli. Il blitz era cominciato intorno alle 9.30: oltre duecento dipendenti dello stabilimento di Portovesme avevano occupato gli ingressi dei moli Sant’Agostino e Dogana. Al loro arrivo, però, avevano trovato gli accessi ai traghetti sbarrati e presidiati dalle forze dell’ordine. La situazione di stallo non è durata molto. Intorno alle 11 i primi momenti di tensione, quando il grosso del presidio ha tentato di aprirsi un varco nel cancello di accesso al porto. Quasi una mischia rugbystica con forze dell’ordine e manifestanti che provavano a mantenere le loro posizioni. Sono volate alcune manganellate, secondo quanto denunciano gli operai. E nei tafferugli, sostengono i sindacati, sarebbe stato colpito anche il segretario della Fim Cisl del Sulcis, Rino Barca. Le forze dell’ordine sono riuscite in qualche modo a contenere l’assalto e a richiudere il cancello. Ma quasi contemporaneamente, una ventina di metri più in là, un gruppetto di operai, in pochi secondi, si è liberato dei vestiti e si è gettato in mare in mutande riuscendo, dopo la risalita in banchina, a violare l’area protetta dagli agenti. L’invasione dei moli di attracco dei traghetti è stata completata dall’arrivo, dall’ingresso del molo Dogana, di un altro drappello di operai. E alla fine, chi ancora era rimasto fuori, è riuscito a raggiungere il resto del presidio sfondando un cancello all’altezza del molo Sant’Agostino. E’ stato l’ultimo momento di tensione. I manifestanti, scortati dalle forze dell’ordine, si sono diretti verso il molo Rinascita con la nave Toscana proveniente da Napoli che attraccava proprio in quel momento. Una quindicina di lavoratori è riuscita a salire, in accordo con le forze dell’ordine, sul traghetto e all’ingresso del portellone di accesso delle auto ha srotolato uno striscione al grido di “lavoro, sviluppo e occupazione”. I passeggeri si sono affacciati dal ponte e hanno applaudito a più riprese i manifestanti. Poi il rompete le righe. Ma la battaglia non è finita. Tutto il territorio del Sulcis Iglesiente è con gli operai in trincea: sindaci e amministratori provinciali si sono autoconvocati in sedute straordinarie e devolveranno il loro gettone di presenza a sostegno delle iniziative di lotta. Di ora in ora si intensifica il pressing sul governo per scongiurare la chiusura della fabbrica. L’Idv incalza l’esecutivo Monti a muoversi “prima che il disagio sociale sfoci in un conflitto ingovernabile”.

Sabato 25 agosto 2012

Cagliari 25 agostoCagliari, operai Alcoa si buttano in mare per impedire l’attracco dei traghetti


Una quindicina di lavoratori è riuscita a salire, in accordo con le forze dell’ordine, sul traghetto della Tirrenia e all’ingresso del portellone di accesso per le auto hanno srotolato uno striscione con la scritta “stabilimento Alcoa” al grido di “lavoro, sviluppo e occupazione”. I passeggeri si sono affacciati e hanno applaudito


Sono arrivati a Cagliari in duecento pronti al blitz al porto. L’intenzione degli operai dell’Alcoa di Portovesme (Sulcis-Iglesiente) era quella di bloccare il traghetto della Tirrenia in arrivo da Napoli per le 11. Ma hanno trovato il cancello del molo chiuso e un dispiegamento di poliziotti in assetto antisommossa. Ed ecco quindi che alcuni di loro, cinque, si sono tuffati in mare e hanno aggirato l’ostacolo. Poi tutti i manifestanti sono riusciti ad entrare tra tafferugli e spintoni con le Forze dell’ordine, colpito leggermente anche il segretario territoriale della Cisl, Rino Barca. Protestano e chiedono l’attenzione nazionale, del governo tecnico, dei giornali e delle tv, la stessa riservata all’Ilva di Taranto.

E un decreto per il Sulcis. Perché il count down della fabbrica che produce alluminio è ormai agli sgoccioli. A settembre, il 3, è stato annunciata la fermata degli impianti e nessun potenziale acquirente ha presentato un piano industriale. Due giorni fa i lavoratori hanno paralizzato l’aeroporto di Cagliari-Elmas per qualche ora e si dicono pronti ad altre eclatanti manifestazioni. Come dimostrano i loro caschetti, fregiati dalle date delle tante trasferte a Roma. Tute, bandiere, slogan, fischietti e gli immancabili quattro mori e il coro “Lavoro, lavoro”, la protesta è andata avanti, in accordo con le forze dell’ordine. Circa venti manifestanti sono saliti sulla nave, dal portellone abbassato hanno esposto lo striscione e ricevuto gli applausi di solidarietà dei passeggeri e dei marittimi. Poi, quasi l’una, tutti in auto, molti verso la fabbrica per il turno pomeridiano. Saranno giorni di assemblee e incontri sindacali e politici, il 28 si riunisce il consiglio regionale e poi il vertice al Mise previsto per il 5 settembre.

La vertenza
La multinazionale americana Alcoa è in fuga dall’Italia e dalla Sardegna, sostiene di non poter produrre più a prezzi competitivi e l’annuncio choc della resa è datato dicembre dello scorso anno. Da allora gli impianti sono andati avanti in attesa che si presentassero degli acquirenti interessati alla cessione in un polo industriale, quello del Sulcis, ormai spezzettato con aziende che contano più cassintegrati che effettiva forza lavoro (dall’Eurallumina all’ex Ila) nella provincia più povera d’Italia. Il nodo cruciale, sostiene Barca, segretario territoriale della Cisl, è il prezzo dell’energia e le regole certe della Comunità europea. Insieme ai colleghi della Cgil, Franco Bardi, e della Uil, Daniela Piras promette di non dar tregua. “Se chiude davvero l’Alcoa è la fine, la ricaduta sarebbe drammatica per tutta l’Isola”. Nella fabbrica lavorano 500 diretti, di cui 70 interinali, ma l’indotto, secondo le stime del sindacato, arriva a contare mille posti. Nei mesi si sono profilate più ipotesi di acquirenti: tra tutti il fondo svizzero Aurelius (che ha fatto dietrofront tre settimane fa) e la multinazionale Glencore. Ma tutto è ora punto e a capo, con una scadenza imminente. Da allora solo rassicurazioni ed esortazioni delle istituzioni locali, Regione in testa, lo stesso governatore Ugo Cappellacci (Pdl) parla di “Sardegna in stato di allerta sociale e istituzionale”. E in tanti chiedono di evitare la fine della Vinyls di Porto Torres, proteste mediatiche seguite dallo snocciolarsi degli ammortizzatori sociali e dallo smantellamento degli impianti della chimica di base.

Il nodo energia
“L’Alcoa – dice ancora Barca – è una delle aziende più energivore d’Italia. La sua bolletta è di 150milioni l’anno e lì accanto c’è una centrale Enel. Se si chiude che si fa?”. La questione delle tariffe agevolate e delle sanzioni europee è arrivata più volte al Parlamento, l’ultima pochi giorni fa, con un’interrogazione del deputato sardo del Pdl ed ex presidente della Regione, Mauro Pili. Di recente la multinazionale americana ha ricevuto una sanzione da 300 milioni di euro, soldi che, secondo Pili, dovrebbero restare in Sardegna. Da qui l’attacco al governo Monti: “Nel bel mezzo di una lotta durissima per tentare di scongiurare la chiusura dello stabilimento di Portovesme il governo pensa ad incassare 300 milioni di euro da Alcoa, che paga e se ne va”. Dopo 16 anni e dopo aver incassato gli utili. Da qui di nuovo l’appello al governo che arriva anche del responsabile lavoro e welfare dell’Idv, Maurizio Zipponi.

Le voci dei lavoratori
Lì sotto il sole rovente della banchina c’erano gli operai e i tecnici, chi ha circa 50 anni e non saprebbe che fare e chi ne ha 30-35 e non saprebbe lo stesso che fare in una terra di aziende e miniere ormai chiuse. La media si aggira attorno ai 40, negli scorsi anni c’è stato il turn over: molti padri sono andati in pensione e al loro posto sono entrati i figli. Massimiliano Giglio è un tecnico: “Le trattative si sono rivelate una bufala. Ci vuole la volontà politica di salvare la produzione, tutto qui”. Parlano di energia, di infrastrutture, come il porto da ampliare per far attraccare navi più grandi e permettere condizioni di mercato più vantaggiose. Soprattutto da quando il polo industriale del sud ovest è in via di smantellamento e l’allumina deve arrivare via mare. L’insularità e il costo dei trasporti tornano sempre a galla come in tutte le vertenze del continente Sardegna. Michele ha 30 anni e un sogno in tasca, finora: il contratto a tempo indeterminato, firmato nel 2008, uno degli ultimi assunti. “Sono nato tra le lotte sindacali- racconta- mio padre era uno di quei minatori del Sulcis che protestava nelle gallerie sottoterra a 400 metri di profondità. E ora ci sono io, stessa storia”. Che fare? “Andar via, certo. A cercare lavoro. Ma non in Italia – precisa- all’estero, forse. Per ora, però, continuo a protestare, non può finire così”.

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