Teulada, ha vinto il pastore: giù il resort della Sitas

La società che fa capo ai fratelli Benetton, a Toti e Caltagirone studia come demolire l’edificio che ha cancellato una strada sterrata

i Mauro Lissia

TEULADA. Una parte del resort costruito dalla Sitas a trecento metri dalla spiaggia di Tuerredda, nel compendio naturalistico di Malfatano, sarà demolita per restituire al pastore teuladino Ovidio Marras lo stradello sterrato che l’impresa gli aveva deviato per fare spazio al corpo centrale del complesso turistico. Per la società che fa capo ai fratelli Benetton, a Toti e Caltagirone non c’era altra scelta: l’ordinanza firmata il 22 ottobre 2010 dal giudice civile Susanna Zanda è esecutiva e il ricorso nel merito presentato dai legali della Sitas al tribunale non ne poteva sospendere l’efficacia. Gli ingegneri e gli architetti dell’impresa sono già al lavoro: nei giorni scorsi hanno incontrato Ovidio Marras e i suoi familiari per cercare un accordo che consenta al costruttore di salvare almeno una parte dell’hotel e di rielaborare il progetto senza togliere alla struttura volumetrie considerate essenziali. Il pastore, proprietario dell’area contigua al resort dove si trova il suo antico furriadroxiu, ha accettato il dialogo ma si è mostrato irremovibile: rivuole il suo stradello, lo rivuole uguale a come è sempre stato, il tracciato non deve essere complicato da curve a gomito e da alterazioni arbitrarie. Al massimo – così è emerso dai colloqui coi rappresentanti di Sitas – Ovidio darebbe il proprio assenso per una piccola curva, una modifica appena percettibile del vecchio percorso che l’impresa ha cancellato infilandosi in una controversia giudiziaria dalla quale l’ottantenne Marras è uscito vincente sia al primo che al secondo grado del giudizio cautelare.
Un cosa è certa: Sitas dovrà andare incontro a costi di demolizione e di ristrutturazione piuttosto pesanti. Soprattutto, se i proprietari decideranno di recuperare le volumetrie sull’area di Tuerredda, sarà indispensabile ripetere la procedura di autorizzazione e non è detto che questa volta l’ufficio regionale tutela del paesaggio e le sovrintendenze concedano i nullaosta. Sul piano immobiliare incombe infatti la sentenza emessa dal Tar il 7 febbraio scorso, che accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati Filippo Satta e Carlo Dore per Italia Nostra ha bloccato i lavori per l’illegittimità della procedura seguita dall’ufficio Sivea della Regione nella valutazione dell’impatto ambientale. Il progetto è stato valutato in cinque parti e non nel suo complesso. Sitas ha ricorso al Consiglio di Stato, nel frattempo però le imprese di Teulada che lavoravano a Tuerredda sono state costrette a fermarsi. L’ipotesi è che Sitas si limiti a “tagliare” l’edificio che ha invaso lo stradello di cui Ovidio è comproprietario senza recuperare lo spazio altrove. Questa scelta garantirebbe la salvezza di quanto è stato costruito finora in attesa che i giudici amministrativi di secondo grado si pronuncino. Gli avvocati Mario Sannino e Riccardo Montanaro, per conto di Sitas, hanno sostenuto che i cinque piani di lottizzazione sui 720 ettari della proprietà sono divisi l’uno dall’altro, quindi dovevano essere esaminati separatamente.

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