Roma, corteo Alcoa. Scontri tra operai e polizia. “L’azienda chiuderà”

Roma, corteo Alcoa. Scontri tra operai e polizia. “L’azienda chiuderà”

I lavoratori della fabbrica sarda sono nella Capitale per presidiare il ministero dello Sviluppo Economico dove si sta tenendo l’incontro con le parti sociali. Più volte hanno cercato di sfondare il cordone di polizia. Petardi e bombe carta contro gli agenti. Insulti al responsabile per l’economia e il lavoro del Pd

L’azienda è destinata a chiudere. Sarebbe questa la sorte, secondo alcune fonti sindacali, dell’azienda di Portoveseme secondo l’Ad di Alcoa Italia, Giuseppe Toja . Come da programma, intorno a mezzogiorno è iniziato l’incontro al ministero dello Sviluppo economico tra le parti sociali. Per il governo sono presenti il sottosegretario per lo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti e il viceministro del Lavoro Michel Martone, mentre per i sindacati ci sono i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil e i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm. Presente anche il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, che guida una delegazione di enti locali. In attesa dell’esito dell’incontro tra la delegazione e i rappresentanti del governo, i manifestanti dell’Alcoa hanno disposto davanti all’entrata del dicastero delle mini lamine di alluminio, ovvero dei campioncini sulle quali vengono effettuate le analisi per capirne la composizione.

Scontri tra manifestanti e Polizia e aggressione a Fassina. Numerosi sono stati gli scontri tra gli operai dell’Alcoa e la polizia, sia durante la manifestazione che davanti al presidio del ministero in via Molise. La vicenda Alcoa “sbarca” a Roma con tutto il carico di polemiche di questi giorni e le speranza di salvare i posti di lavoro ridotte al lumicino. E così non sono mancati momenti di tensione al corteo degli operai che hanno cercato di sfondare il cordone della Polizia all’altezza del Ministero dello Sviluppo economico, in via Molise a Roma. Gli agenti hanno cercato di contenere, con cariche di contenimento, l’avanzata dei manifestanti che spingevano in massa contro lo sbarramento. Già poco prima i manifestanti, “armati” di tamburi e caschi che sono stati più volte lanciati a terra o contro le serrande dei negozi, avevano provato a sfidare il blocco. Diversi i cori degli operai all’indirizzo dell’attuale governo tra cui “I ministri, dove sono” e soprattutto, “O qui arriva Monti, o noi non ce andiamo”. Durante il percorso e davanti al ministero sono stati lanciati petardi e più volte manifestanti e poliziotti sono venuti a contatto. Anche tondini di alluminio sono stati scagliati verso i poliziotti, che sono a presidio dell’entrata principale di via Veneto.

Dal lancio sarebbe rimasto lievemente ferito un manifestante. Da una prima ricostruzione, sembra che il manifestante sia rimasto ferito mentre spostava un petardo: è stato soccorso e portato in ospedale. Un altro manifestante, invece, è stato trasportato in ospedale perchè colpito da un malore. Dopo il lancio delle bombe carta sono stati chiusi gli accessi a via Molise. A fare le spese dell’aria di tensione è stato il responsabile per l’economia e il lavoro del Pd, Stefano Fassina, aggredito da alcuni manifestanti dell’Alcoa. Fassina stava rilasciando un’intervista quando alcuni operai si sono avvicinati gridando “bastardi ci avete deluso” e poi lo hanno spintonato. Scortato dalle forze dell’ordine, Fassina è stato costretto ad allontanarsi per poi ritornare davanti al ministero.

Gli operai giunti dalla Sardegna sono in presidio in contemporanea con il tavolo che si terrà al dicastero, di cui è responsabile Corrado Passera, tra governo, sindacati, rappresentanze della multinazionale statunitense, Regione per il futuro degli impianti dell’unico stabilimento italiano di produzione di alluminio. Alcuni lavoratori sono sono partiti da Cagliari all’alba in aereo e circa 500 lavoratori sono partiti ieri pomeriggio da Portovesme per Olbia dove si sono imbarcati sul traghetto.

Con loro anche sindacalisti, e rappresentanti del territorio, dai sindaci a consiglieri comunali, ma anche pastori, commercianti, agricoltori, uniti per salvare una delle unità produttive maggiori del Sulcis. Ieri sulla nave si è dormito poco e l’ansia per l’incontro al Mise è cresciuta. La multinazionale statunitense Alcoa ha deciso di sospendere l’attività nell’isola ed ha iniziato a spegnere le celle di produzione, i tempi sono quindi stretti per trovare un acquirente per lo stabilimento sardo. Si spera di avviare un negoziato concreto con due multinazionali svizzere, Glencore e Klesch, che hanno manifestato interesse ma vi sarebbero all’orizzonte anche altre due società, una cinese ed una indiana, che potrebbero, ma il condizionale è d’obbligo, entrare nel confronto che, per ora, è molto delicato. Fra i punti in discussione il costo dell’energia per produrre l’alluminio e il personale che dovrebbe ridursi.

Ma sono proprio i posti di lavoro che nel Sulcis si vogliono salvaguardare e con l’eventuale chiusura della fabbrica verrebbero meno circa 800 buste paga. L’esasperazione ha raggiunto livelli di guardia e due giorni fa quando una finta bomba è stata collocata sotto un traliccio di Terna poco distante dallo stabilimento di Portovesme. Da qui il rafforzamento dell’apparato di sicurezza oggi a Roma, anche se gli operai hanno assicurato che sarà una manifestazione pacifica per il lavoro. Mentre lo stesso ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, ha annunciato che del falso ordigno al traliccio vicino all’Alcoa si occuperà il Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato a Cagliari per domani martedì. Il Comitato sarà presieduto dal sottosegretario Carlo De Stefano. Ma della vicenda, ha assicurato il ministro, si occuperà anche il Comitato nazionale.

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