Noi, i ragazzi dell’eroina

Sembrava un fantasma del passato, invece è tornata: e sempre più giovani la provano, spesso diventandone schiavi. Sniffandola e più raramente bucandosi. Come M. e C., sorelle, meno di vent’anni: due vite distrutte

Quest’epoca di crisi segna il ritorno dell’eroina. Come trent’anni fa, è la droga della fuga che rallenta le percezioni, allontana dalla realtà, obbliga a dormire. I nuovi schiavi sono ragazzi giovanissimi, nati negli anni Ottanta e Novanta. Come Michelle D., 18 anni, che si racconta nel video.

E’ la nuova offensiva dei trafficanti impegnati in una vera e propria operazione di marketing criminale: testare il mercato e attirare nuovi consumatori. Le città prese di mira sono i centri minori come Firenze, Perugia, Terni, ma anche le grandi metropoli come Milano e Roma.

Michelle D. passa le sue giornate tra i monumenti di Firenze che tutto il mondo ci ammira. Ha cominciato a consumare eroina a 13 anni, quando ancora frequentava la scuola media. Così come sua sorella, Camilla, 20 anni, e i loro amici. L’Espresso ha trascorso una settimana con loro. Da giovedì 20 a giovedì 27 settembre. Giorno e notte. Un diario drammatico. I nuovi eroinomani hanno poco in comune con le generazioni passate.

Dimenticate lo stereotipo degli anni Settanta raccontato nel famoso libro e nel film su Christiane F. e Berlino. Oppure le storie che fino a un ventennio fa hanno riempito gli articoli di cronaca nera: la siringa, il cucchiaino, il limone, il laccio emostatico, la droga da sciogliere sulla fiamma dell’accendino. Non si vedono più piaghe sulle braccia. Nella nuova generazione di tossicomani, soltanto una minoranza arriva a questo.

Adesso l’eroina è più accessibile. Più facile. I fornitori si sono adeguati. Viene aggiunta meno sostanza da taglio. La polvere non è più marrone. E’ bianca. Più forte. Thailandese, la chiamano. Non è necessario iniettarla in vena. Fa effetto semplicemente aspirandola nel naso. Anche Camilla la sniffa. “E’ una vita così”, dice sua sorella Michelle: “Bisognerebbe che qualcuno ci aiutasse di più a non star soli. Io ho visto ragazze che si drogano e sono sole. Proprio sole che non hanno nemmeno uno spiraglio dove poter andare. Io ne ho visti tanti di questi ragazzi e di queste ragazze che si drogano per solitudine”. Racconta che per lei era uno dei tanti sballi tra un sabato e l’altro, fuori e dentro la discoteca. Non ne è più uscita.

Il risultato sull’organismo è lo stesso di un tempo. L’eroina rende dipendenti. E’ lì che si comincia a correre per restare fermi. A camminare ore. A cercare i soldi e la dose. Tutti i giorni, gli stessi giorni. Sempre in movimento. Per rimanere immobili dentro la stessa gabbia. Durante la settimana trascorsa con Michelle a Firenze un ragazzo, Saverio Liguori, 24 anni, è finito al pronto soccorso per un arresto cardiaco dopo un malore. Ed è morto. Secondo la polizia, l’ha ucciso una nottata passata con amici. A sniffare eroina e cocaina. Il giorno del funerale, le pagine di cronaca locale descrivono un ragazzo appassionato di moto, cresciuto tra il catechismo e l’oratorio dei salesiani.


Ogni giorno Michelle percorre chilometri. Dalla colletta in stazione agli incontri con gli spacciatori. Come nella celebre canzone degli U2, “Running to stand still”. Ma non è quella la sua musica. A lei piace Noyz Narcos, il rapper italiano che canta “non dormire, la robba in vena ciucciavite… Cristo si è scordato ogni selvaggio e manda generazioni al linciaggio”. Michelle ricorda il suo inizio: “A tredici anni ho provato la prima canna, sui tetti della scuola media. A Fiesole, dove abitavo. Quando c’era storia, italiano, non sopportavi la prof, ti prendevi e andavi sul tetto a farti un cannone. Poi da lì sono arrivate le feste, i rave, le discoteche. Ketamina, md, pasticche. Quello che c’era, te provavi. Nemmeno lo sapevi e lo mangiavi. Era il modo che usano i ragazzi per divertirsi. Con l’eroina ho cominciato subito dopo. Avevo ancora tredici anni”. E cosa cambia con l’eroina? “Diventi bugiardo. Rubi al tuo fratello, alla tua sorella, alla tua mamma. Allora vai a litigare. E’ così che va a finire”.

Tutta la storia di Michelle e dei nuovi ragazzi dell’eroina, su “l’Espresso” in edicola con l’inchiesta di Fabrizio Gatti e le foto di Lorenzo Meloni.

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