Piangerà di nuovo?

Formalmente si tratta del tentativo più che legittimo di salvare gli esodati, ovvero quei lavoratori che si sono trovati spiazzati dalla riforma Monti-Fornero delle pensioni, perché avevano sottoscritto degli accordi di uscita anticipata dal lavoro prima della nuova legge. In realtà, oltre a questo,la vera posta in gioco è molto più alta e molto più politica: i partiti tutti, dalla Lega all’Idv, stanno cercando di smontare la nuova normativa Fornero, reintroducendo di fatto le pensioni di anzianità. Un provvedimento che farà sicuramente felici tanti italiani ma che è tutt’altro che a costo zero. Infatti rischia di essere preso male dall’Europa e dai mercati, che hanno sempre indicato l’allungamento dell’età pensionabile come uno dei migliori risultati in tema di risanamento dei conti fatti da questo governo.


Oggi alla Camera si comincia a discutere della proposta di legge a primo firmatario Cesare Damiano. Un testo che è stato votato all’unanimità dalla commissione Finanze, incassando il sostegno non solamente del Pd ma anche di Pdl, Udc, Lega e Idv. Ebbene al primo articolo non si parla di esodati ma della reintroduzione degli “scalini” che addolcirebbero lo “scalone” previsto dal decreto salva-Italia. In altri termini, se passa questa legge, i lavoratori che secondo le vecchie regole erano prossimi alla pensione e che sono stati colpiti dalla riforma, potranno adesso andarci più o meno con le vecchie regole, molto più favorevoli. Ecco come.

Ci sarà una sperimentazione fino al 2017 affinché uomini e donne possano andare in pensione prima. Ad esempio, possono ritirarsi dal lavoro i lavoratori dipendenti con 58 anni d’età e 35 anni di contributi, tuttavia ricevendo un assegno più leggero perché calcolato tutto col sistema contributivo. Attualmente invece la riforma Fornero prevede che si possa andare in pensione anticipata con 62 anni e 42 di contributi.

Quanto costa tutto questo per lo Stato? Non poco. Se si prende la proposta di legge, all’articolo 5, si trovano le cifre, da qui al 2019. Basta fare una semplice addizione: cinque miliardi tondi tondi. Una somma monstre, che nell’intenzione dei parlamentari dovrebbe arrivare da maggiori tasse sui giochi, soprattutto quelli on line e le lotterie istantanee. Peccato però che questa copertura sia molto rischiosa per le casse statali: non più tardi di venerdì scorso il Ministero dell’economia ha pubblicato dati che dimostrano come la raccolta fiscale che viene dal settore dei giochi stia tirando il fiato, in diminuzione dopo anni di espansione.

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