Come il nazismo …

Come il nazismo …

Un bambino di 10 anni è stato prelevato dalla Polizia di Stato e caricato con la forza su un’auto davanti agli occhi della zia e di tutti i passanti, un video-shock
il video INTEGRALE SU REPUBBLICA
Fa discutere il video-shock – trasmesso ieri sera da “Chi l’ha visto?” – del bambino prelevato da scuola dalla polizia e portato via con la forza. E’ successo in un istituto elementare del Veneto. Dieci anni, al centro di un’aspra contesa tra i genitori separati, il bambino doveva essere trasferito in una struttura protetta per ordine del giudice. Gli agenti lo hanno preso per le mani e per i piedi, davanti ai compagni e alle maestre. Lui ha cercato di divincolarsi, ha gridato aiuto, ha chiamato la nonna, ma è stato caricato lo stesso sulla volante. Il filmato è stato girato da una zia

Video shock, bimbo prelevato a scuola
Schifani: “Il capo della polizia chiarisca”


La trasmissione “Chi l’ha visto?” ha mostrato il filmato dell’azione delle forze dell’ordine in una scuola elementare veneta: dieci anni, con i genitori separati, doveva essere trasferito in una struttura protetta per ordine del giudice. Il presidente del Senato: “I bambini hanno diritto ad essere ascoltati”

PADOVA – Tre minuti di impotenza 1. Un bambino preso dagli agenti di polizia, tenuto per le mani e le gambe mentre cerca di divincolarsi. Il video, andato in onda ieri sera nella trasmissione Chi l’ha visto? su Raitre, ha lasciato col fiato sospeso tutti. E oggi anche Renato Schifani ha chiesto chiarimenti al capo delle forze dell’ordine, Antonio Manganelli: “Le immagini hanno creato indignazione e sgomento in tutti noi italiani. I bambini hanno diritto ad essere ascoltati e rispettati – ha detto il presidente del Senato – e ogni provvedimento che li riguardi deve essere posto in essere con la prudenza e l’accortezza imposti dalla loro particolare situazione minorile. Comportamenti come quello al quale abbiamo tutti assistito, meritano immediati chiarimenti ed eventuali provvedimenti”.


Il video è stato girato dalla zia 2, che urla di lasciare stare il bimbo, di ascoltarlo. Dieci anni. Una piccola tuta celeste tra le mani degli agenti che lo portano a braccia verso un’auto, prelevandolo davanti alla scuola elementare di Cittadella, nel padovano, in esecuzione di un’ordinanza della sezione Minori della Corte d’Appello di Venezia. Lui ha opposto resistenza. Voleva restare con la madre.

Il piccolo è al centro di un’aspra contesa fra i genitori separati e il giudice ha deciso di affidarlo a una struttura protetta. Gli agenti sono andati alla scuola – come è stato precisato – perché i tentativi fatti in passato presso la casa materna e dei nonni erano falliti. Ad agosto e settembre il bimbo, per non essere portato via dalla madre, si era nascosto sotto al letto. Secondo la spiegazione ufficiale, dopo che la Corte d’Appello ha rigettato un ricorso finalizzato alla sospensione del provvedimento di affidamento al padre presentato dalla madre, anche su indicazione di un consulente della stessa Corte d’Appello, la polizia “ha individuato il plesso scolastico e deciso fosse il solo luogo idoneo all’esecuzione del provvedimento”. La scuola, si legge nella nota diffusa dalla questura 7, è stata considerata un posto “neutro e, quindi, idoneo all’esecuzione”.

Durante il prelevamento del bimbo il padre era presente. Ma l’unica difesa della zia che urla ai poliziotti di lasciarlo stare, resta il telefonino. Le immagini che lei riprende mentre urla. Tre minuti in cui il piccolo è strattonato, infilato nell’auto di servizio, piegato, tenuto con la forza. Mentre dice: “Non respiro, zia, aiutami”. Tre minuti in cui tenta di divincolarsi dalla stretta di un uomo che lo tiene per le spalle e di un altro che gli stringe le caviglie. Infine la zia rivolge domande a un’altra donna, che le risponde di essere un ispettore e di non essere tenuta a darle spiegazioni: “Sono un ispettore di polizia. Lei non è nessuno”. La questura di Padova in una conferenza stampa ha chiarito: “L’ispettrice si riferiva al fatto che secondo quanto previsto dalla legge il provvedimento sul minore può essere comunicato solo al padre e alla madre”, inoltre “il bambino ieri è stato visitato dal pediatra, ora è sereno, gioca e sta bene”.

La madre è andata a trovarlo già nella serata di ieri. “Leonardo – ha spiegato Ombretta Giglione – è stato portato in comunità perché la Corte d’Appello di Venezia ha emesso un decreto sulla base del fatto che al bambino era stata diagnosticata la Pas, sindrome da alienazione parentale. Secondo la Pas, se il bambino non viene prelevato dalla famiglia materna e resettato in un luogo neutro, come una sorta di depurazione, non potrà mai riallacciare il rapporto con il padre. Tutto questo in base a una scienza spazzatura che arriva dall’America”.

“In Italia – ha proseguito – ci sono modi più civili per far riallacciare i rapporti tra padre e figlio. Leonardo vedeva suo padre in incontri protetti una volta alla settimana, ogni settimana”. “Ieri sera sono andata nella casa famiglia nella quale è stato portato mio figlio, ma mi hanno impedito di vederlo. Ero con il pediatra e ho chiesto che il bambino venisse visitato perché, visto il modo barbaro con il quale è stato trascinato via da scuola, aveva sicuramente riportato qualche trauma, ma, soprattutto, volevo accertarmi del suo stato psicologico. Ma non mi è stato permesso”, ha concluso.

La protesta. Insieme ai nonni e altre mamme, questa mattina Ombretta Giglione ha organizzato una protesta con dei cartelli davanti alla scuola: “I bambini non sono né bestie né criminali, liberate Leonardo”. E ancora “i bambini vanno ascoltati”. Piange, ripete: “E’ incivile che il nostro bambino sia stato portato via in questo modo”. I nonni spiegano: “Da sei anni mia figlia vive un incubo e noi con lei”, ha detto Alfonso Giglione, 62 anni. “Mia figlia ha ricevuto 23 querele dal suo ex marito, tutte archiviate. Il bambino vive con lei e non vuole vedere il padre che è percepito dal piccolo come troppo autoritario. Quello che è successo ieri è incredibile”.

Gli accordi. Secondo gli accordi della separazione, il bambino era visto dal padre una volta alla settimana in colloqui protetti e trascorreva con lui due fine settimana al mese. Il padre, però, ha ottenuto recentemente dal tribunale dei minorenni una ordinanza che stabilisce la necessità dell’allontanamento dalla casa materna del bimbo, che attualmente si trova in una casa famiglia a Padova, in carico ai servizi sociali. Secondo quanto stabilito dal giudice della corte d’appello della sezione minori di Venezia, il rapporto con il padre è da recuperare e per questo gli agenti ieri, assieme al consulente tecnico del pubblico ministero e ai tecnici dei servizi sociali, lo hanno prelevato da scuola. “Anch’io sono rimasta sconvolta e turbata da quanto ho visto ieri – ha spiegato la dirigente scolastica Marina Zanon -. Abbiamo fatto uscire dalla classe i suoi compagni solo dopo quando il bimbo è stato portato in auto. Ho visto le immagini. La situazione in cui si trova il piccolo è drammatica”.

Le reazioni. “La raccapricciante vicenda del bimbo di Cittadella sta giustamente suscitando l’indignazione generale”, ha detto Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd del Senato. “Lo Stato deve tutelare, sempre e comunque, i minori e che l’esecuzione di un atto giudiziario così violento nei confronti di un bambino, per giunta nel contesto di un istituto di istruzione, è inaccettabile qualunque ne siano le ragioni”.

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Schifani: «Chiarimenti dalla polizia»
Manganelli: avviata inchiesta interna

Il presidente del Senato: episodio gravissimo, i comportamenti cui abbiamo assistito meritano immediati provvedimenti. Interrogazioni di Borghesi (Idv) e Galli (Fli)

PADOVA – Il caso del bambino di 10 anni prelevato a scuola dalla polizia di Padova in forza di una sentenza della Corte d’appello di Venezia è arrivato fino alle alte sfere della politica. Nel primo pomeriggio è arrivata una dura nota del presidente del Senato, Renato Schifani, che «ha chiesto urgenti e tempestivi chiarimenti al capo della polizia Antonio Manganelli sul gravissimo episodio che ha visto, a Padova, trascinare con forza un bambino di 10 anni da personale della polizia di Stato fuori dalla scuola per essere condotto in una casa-famiglia». La nota prosegue analizzando il video diffuso mercoledì sera da Chi l’ha visto? e ribadisce: «I bambini hanno diritto ad essere ascoltati e rispettati e ogni provvedimento che li riguardi deve essere posto in essere con la prudenza e l’accortezza imposti dalla loro particolare situazione minorile. Comportamenti come quello al quale abbiamo tutti assistito, meritano immediati chiarimenti ed eventuali provvedimenti». Pronta è arrivata anche la risposta del capo della Polizia che ha immediatamente disposto un’inchiesta interna. Il filmato integrale della Polizia è stato trasmesso all’autorità giudiziaria,

LE ALTRE REAZIONI – I parlamentari di Idv Antonio Borghesi e di Fli Daniele Galli hanno presentato due interrogazioni parlamentari. Per Alessandra Mussolini (Pdl) «i giudici che emettono tali ordinanze dovrebbero essere loro stessi allontanati dai tribunali di appartenenza». Stefano Pedica (Idv) se la prende coi poliziotti: «Il bambino è stato trattato peggio di Totò Riina e avrà quel trauma per tutta la vita». Angelo Bonelli (Verdi): «Chiediamo l’intervento del ministro dell’Interno e del Guardasigilli: chi ha sbagliato deve essere rimosso». L’ex ministro per le Pari Mara Carfagna (Pdl) sottolinea l’importanza della preparazione di chi si deve occupare di minorenni. Aggiunge Flavia Perina (Fli): «Sentire un dirigente dire a una zia disperata “io sono un commissario di polizia e lei non è nessuno” è una vergogna». «Sdegno» è stato espresso dalla senatrice del Anna Serafini (Pd, senatrice, vicepresidente della commissione parlamentare Infanzia e adolescenza). Il presidente dell’Osservatorio sui minori Antonio Marziale ha parlato di «anni di lavoro gettati al vento dall’intervento della polizia». (Ansa)

2 Comments

  1. Luigi Conte

    Dopo il G8 di Genova, gli studenti massacrati in questi giorni anche quest’onta per la polizia di Stato. Ora qualcuno punisca questi individui in particolare quell’ispettrice cafona e idiota… VERGOGNA

    • Quando uno sbaglia, nel privato come nel pubblico, deve esser subito allontanato, quell’ispettrice ha enormemente sbagliato e deve esser subito allontanata, non sa fare il suo mestiere, è pericolosa per se stessa e per gli altri

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