Bimbo Padova portato via dalla polizia, intervista a Federica Sciarelli di Chi l’ha visto?: “Per la polizia un lavoro infame, non dovevano agire loro”

“Quando abbiamo visto il video siamo rimasti scioccati anche noi. Non vanno criminalizzati, ma quello dei poliziotti è un lavoro infame: non credo spettasse a loro agire in questo caso”. I telefoni squillano in continuazione nella redazione di Chi l’ha visto?, l’aria è frenetica. “Le nostre mail sono intasate.

Ora i bambini ci scrivono: succederà anche a noi?”. La conduttrice della trasmissione di Rai 3, Federica Sciarelli, parla della terribile storia di Leonardo (il nome non è stato dato da Chi l’ha visto, è uscito soltanto dopo), il piccolo di 10 anni preso dagli agenti di polizia per portarlo in una casa famiglia per ordine del giudice (è al centro di un’aspra contesa tra i genitori separati), tenuto per le mani e le gambe mentre cerca di divincolarsi. Il video ha già fatto il giro di Italia, il presidente del Senato Renato Schifani ha chiesto chiarimenti al capo delle forze dell’ordine Manganelli (che parla di “profondo rammarico e scuse”) ed è già stata aperta una indagine sul caso. Intanto, il Garante per la privacy ai media e ai siti web dice “no alla diffusione di immagini e dettagli lesivi della dignità del bambino di Padova” e si riserva comunque di adottare eventuali specifici provvedimenti a tutela del minore.

Quando avete ricevuto il video, prima di pubblicarlo, cosa avete pensato?
“C’è stata una riunione in redazione. Eravamo scioccati. Abbiamo deciso di non diffondere il nome del piccolo, della scuola, di coprirne il volto. Volevamo proteggerlo. Il video girato da una zia con il telefonino era molto forte: ha scosso molto anche noi. Ma è cronaca, era giusto diffonderlo, era un fatto da denunciare”.

Come giudica l’operato della polizia?
“Voglio dirlo con chiarezza: la polizia non va criminalizzata. Però non dovevano essere messi nelle condizioni di fare questo, di dover portare via un bambino di dieci anni. Sui “modi” c’è una inchiesta, e ha parlato anche Schifani. Certo che non possiamo condividere le procedure di come hanno agito. Sono stati messi a fare un lavoro infame. Trovo assurdo quel che è successo”.

Che reazioni ci sono state dopo la pubblicazione del filmato?
“E’ successa l’ira di Dio. Siamo intasati di telefonate e di mail. Anche i famigliari ci hanno chiamato parlando di vicenda terribile. Sono tutti sbalorditi. E poi, c’è un fatto tremendo: i bambini, attraverso le lettere delle mamme, ora ci chiedono se i poliziotti tratteranno così anche loro”.

E’ riuscita a sapere come sta il piccolo, se ci sono novità?
“So solo che è in buone condizioni, almeno questo è quel che è stato diffuso in una nota. Cercheremo anche noi di far luce su questa vicenda”.

Le immagini parlano da sole…
“Vedere un bambino strattonato….inerme…Ora è importante che si faccia chiarezza: è giusto che la polizia – come sta facendo – indaghi su questo episodio. Continuo a chiedermi: perché usare gli agenti? Il bimbo andava solo accompagnato. E perché così, davanti a tutti? Ci hanno chiamato anche gli assistenti sociali: sono sbalorditi”

Bimbo Padova, il Governo si scusa. Il sottosegretario De Stefano: “Comportamento polizia non adeguato”

Il governo si scusa. E’ già stata “disposta una inchiesta interna” comunque il comportamento della polizia “non è sembrato adeguato rispetto a un contesto difficile e ostile”. La scena “del trascinamento” del bimbo impone che “vengano espresse le scuse del governo”. Lo dice Carlo de Stefano, sottosegretario al ministero dell’interno, riferendo nell’aula della camera sul bimbo di Padova.

La vicenda del bambino di Padova “ha colpito la nostra emotivita'”, “il capo della polizia ha aperto una inchiesta”, “occorre sapere, comunque, prima di sbilanciarsi, e conoscere come sono andate realmente le cose. L’unica certezza al momento e’ che la vittima e’ il bambino”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri a margine dell’inaugurazione del nuovo centro operativo della Dia di Palermo. Chi ha chiesto le dimissioni del questore di Padova, ha aggiunto Cancellieri, “non capiva di cosa stesse parlando”. Ai giornalisti che la incalzavano sulla testimonianza offerta dal video il ministro ha quindi risposto: “si tratta di un video parziale, manca il contesto, facciamo si’ che la magistratura e gli inquirenti facciano le loro indagini”.

Bimbo Padova, avvocato madre denuncia consulente tecnico autore della perizia psichiatrica sul piccolo

Il consulente tecnico autore della perizia psichiatrica sul piccolo portato via da scuola con l’ausilio delle forze dell’ordine sarà denunciato e il legale della madre presenterà ricorso al tribunale dei minorenni di Venezia contro il provvedimento del giudice motivato da quella perizia. Lo spiega lo stesso legale, avv. Andrea Coffari, presidente dell’associazione ‘Movimento per l’infanzià, dal quale si apprende che alla madre ed ai nonni materni del piccolo rimane interdetto intanto ogni contatto. L’avvocato ha preannunciato due mosse legali. “Nelle prossime ore – rende noto Coffari – presenteremo alla procura della Repubblica una denuncia nei confronti del consulente tecnico che ha redatto la perizia psichiatrica attestando una discutibile sindrome per falsa perizia”.

“Inoltre – aggiunge – già domani sarà depositato presso la cancelleria del tribunale dei minorenni di Venezia il nostro ricorso contro il provvedimento del Giudice che stabilisce l’allontanamento del piccolo dalla casa della madre e dei nonni materni”. “Crediamo sia urgentissimo che venga ripristinata l’unica soluzione compatibile con la felicità del bambino, che è appunto quella di rimanere con la mamma. Perchè – conclude – nessuno ascolta il bambino e rispetta la sua volontà?’

IL GIUDICE Un bambino “intelligente, vivace e simpatico” finito nel tritacarne della guerra tra i genitori per il suo affidamento. Così viene descritto il piccolo Leonardo dai giudici della sezione civile minori della Corte d’Appello di Venezia nelle motivazioni, pubblicate oggi dal Gazzettino, con cui è stato stabilito l’allontanamento della madre.

Proprio alla donna viene indicata come una delle cause per le quali il bimbo non aveva riconosciuto nel padre la figura genitoriale. Le viene imputata “la netta ostilità” all’attuazione del dispositivo dei giudici. “Gli incontri del bambino con il padre – scrivono – sono stati del tutto sospesi per iniziativa della madre dal settembre 2010. Sono ripresi solo l’8 febbraio 2012, in uno spazio neutro a Padova, con l’assistenza di un educatore”. Ma il figlio non è mai andato a casa del padre e non ha più avuto rapporti con la sua famiglia.

Sempre per i giudici “l’attuale situazione del minore è gravemente rischiosa per la sua evoluzione psicofisica”. Un concetto reso più evidente con un esempio: “è come un’auto in corsa diretta a velocità sostenuta verso una direzione, ma che è poi sottoposta a una brusca frenata resa necessaria da un cambio di direzione, che lo porta in direzione contraria”.
Ancora una volta, nelle motivazioni, torna l’accenno al comportamento della madre, detentrice “di un potere assoluto sul figlio”. Mentre lo sfondo, la cornice della vicenda è “un conflitto sterile e stressante” tra i due adulti. Dunque, per i giudici, non c’è altra strada che allontanare Leonardo dalla madre, “per aiutarlo a crescere, per imparare a resettare e reinventare i propri rapporti affettivi”

Bimbo Padova: La sindrome di alienazione parentale? Non esiste

Si chiama Sindrome da Alienazione Parentale (Pas) e secondo gli psichiatri non esiste. Eppure viene invocata in una legge in discussione al Senato (s.957) e voluta fortemente dalle combattive associazioni dei padri separati che chiedono la modifica della normativa sull’affido condiviso approvata nel 2006. Secondo queste associazioni, sono troppe le madri che dopo la separazione impediscono ai figli di passare del tempo con il padre – come nel caso del bambino di Cittadella finito nel video di Chi l’ha visto? – oppure che, in barba alle decisioni dei giudici, riducono le ore nelle quali dovrebbero affidare i bambini all’ex coniuge. Questo provocherebbe nei minori un trauma fortissimo, denominato appunto Sindrome da Alienazione Parentale.

Tale sindrome, però, non entrerà nell’elenco dei disturbi mentali contenuti nel nuovo Dsm-5, il volume di riferimento per gli psichiatri di tutto il mondo compilato dalla American Psychiatric Association e che verrà pubblicato nella versione aggiornata nel 2013. Secondo la Psychiatric Association, in un parere espresso alla fine di settembre, il fenomeno dei bambini sottratti ad uno dei genitori non è un disturbo mentale bensì un problema relazionale. Un grave smacco per i gruppi statunitensi, ma anche italiani, che vorrebbero utilizzare la Pas nei tribunali per inchiodare l’ex coniuge nel caso abbia opposto forti resistenze nel concedere la visita ai figli.

Dall’approvazione della legge sull’affido condiviso, nel 2006, i giudici hanno deciso per la bigenitorialità nell’86% dei casi. Tuttavia, protestano i padri separati, nonostante sia stato deciso un affido condiviso i figli finiscono per vivere nell’88% dei casi a casa della madre (domicilio prevalente) con la possibilità di passare soltanto qualche giorno anche nella casa del padre. Briciole di tempo che ai genitori di sesso maschile non bastano. Soprattutto quando, in un caso su quattro, devono continuare a versare un assegno di mantenimento alla madre quando la legge presupporrebbe invece il mantenimento diretto del figlio, abolendo i cosiddetti alimenti.

Per tutto questo la legge in discussione al Senato tenta di controbilanciare ancora una volta quello che viene chiamato “lo strapotere delle madri”, inserendo anche obbligatoriamente la mediazione famigliare nelle vicende di separazione difficile e litigiosa, e cancellando il domicilio prevalente in favore del doppio domicilio, cosicché il bambino possa passare la metà del proprio tempo prima con la madre e poi col padre. Ancora non basta: i padri separati vorrebbero sanzioni molto dure nei confronti dei genitori che per qualsiasi ragione vietino all’ex coniuge di vedere i figli. Su questo punto, nell’autunno del 2010 la Corte europea per i diritti umani di Strasburgo condannò l’Italia poiché la magistratura non era intervenuta a dovere per risolvere il dramma di un uomo di Rimini che da anni non poteva vedere la figlia.

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