Corsica calibro 11

Corsica calibro 11

 

REPORTAGE PER REPUBBLICA DI PAOLO BERIZZI / FOTOGRAFIE DI ANTONELLO ZAPPADU

♦ Li stanno braccando come cani i killer dell’Avvocato. In tutta l’isola e anche fuori. Ma le belve hanno fatto un lavoro pulito.

 

Altro sangue sparso su Ajaccio e, dicono, i fantasmi arrivati in moto adesso potrebbero essere già lontani. Rifugiati a Marsiglia o chissà dove. Magari davanti a un telegiornale che snocciola i numeri dell’horreur e li trita dentro il brodo di violenza che sta avvelenando l’Isola della Bellezza: 15 omicidi dall’inizio dell’anno, 101 negli ultimi cinque anni, altri 109 falliti. Incroci pericolosi tra un nuovo banditismo incapace di farsi sistema – ma sempre più vorace, scomposto e assai feroce – e schegge separatiste impazzite, frutto di una spaccatura tra indipendentisti lealisti e altri che alla lotta politica preferiscono gli affari. Non sempre puliti.


L’ultima scena della nuova Corsica calibro 11 si consuma in route des Sanguinaires, basta il nome. Mercoledì scorso, nove del mattino, stazione di servizio Total. Il signore al volante della Porsche cabrio si chiama Antoine Sollacaro, ha 63 anni ed è uno dei principi del Foro corso. Che l’Avvocato non abbia mai fatto mistero delle sue idee nazionaliste, che dopo la militanza giovanile nell’Mpa (movimento per l’autodeterminazione) abbia sempre difeso terroristi bombaroli come i banditi e i maneggioni di grosso calibro, è una suggestione che adesso serve solo a fuorviare. In realtà Sollacaro, così lo descrivono tutti, è uno con la schiena dritta. Consigliere giuridico della Lega dei diritti dell’uomo, intende il diritto come una religione. Mai un’ombra dal ’79, ama i sigari e le belle macchine. La Porsche, dunque. I sicari arrivano a bordo di una moto Bmw 1200 GS. Uno dei killer scarica addosso a Sollacaro nove proiettili calibro 11.43. Doveva essere il “botto”, la vittima eccellente che rende il clima, che distribuisce terrore: e così è stato. Scena due: sempre mercoledì scorso. Mezz’ora prima dell’attentato a Sollacaro, a Aregno, alta Corsica, il piombo abbatte Jean- Dominique Allegrini-Simonetti, tutt’altra pasta d’uomo.

 

Chi è Allegrini-Simonetti? Se si sta agli archivi del nazionalismo armato, è un ex militante di Cuncolta Naziunalista, la vetrina legale del FLNC e cioè il più antico e ancora oggi il più potente dei gruppi in lotta per separare la Corsica da Parigi a suon di bombe e colpi di mitragliatrice.

Il robusto Simonetti, morto tre giorni fa a 51 anni, si fa prendere la mano: negli anni 90 è accusato di attentati e traffico d’armi. Poi, grazie anche alla moglie, sposta la testa altrove. Interessi immobiliari. Mattone, cantieri, appalti. Una parabola, a volte un po’ acrobatica, seguita da molti anziani militanti «politici». Un settore nel quale, però operano anche quegli altri, quelli che degli ideali non sanno che farsene, quelli che la politica serve solo a assegnare gli appalti più succosi. I malacarne del banditismo corso.


Sono i piccoli e grandi boss della Brise de Mer, dal nome del bistrot affacciato sul vecchio porto di Bastia dove si incontravano un tempo. Quando ancora campavano solo di droga, gioco d’azzardo e pizzo. La «Brise» sta a Bastia e alla Corsica come la banda della Magliana stava a Roma. Solo che questi non si sono affatto sciolti. E comandano ancora.
Sparano e non li prendono. «Quello che uccide quest’isola non sono solo le guerre per il controllo del territorio e gli interessi economici — scrive Roger Antech su Corse-Matin — . È anche l’impunità di cui sembrano godere quelli che usano le armi per regolare i conflitti, anche i più comuni. Non è prudente aprire parentesi sulle cosiddette competenze.
Ma di fronte a 101 omicidi in cinque anni, in una regione dove in ogni chilometro quadrato vivono appena 30 abitanti, ci sono alcuni particolari che fanno capire molto. Per esempio la richiesta da parte di magistrati e avvocati corsi, tutti, tutti in lutto, che le indagini sull’omicidio di Antoine Sollacaro restino in Corsica (la competenza sui crimini di sangue è di Marsiglia). Dal Continente è già sbarcato un gruppo di poliziotti dei servizi centrali. Accolti non proprio a braccia aperte dai colleghi corsi. Anche qui si gioca la partita per l’autonomia. «Misure come questa non servono a niente — dice un rappresentante delle forze dell’ordine dell’isola — .


Dopo dieci anni non c’è più un poliziotto corso, conoscevano il territorio e sapevano dove cercare banditi e terroristi». Intanto la Brise de Mer allunga i suoi tentacoli. Anche nel sud del Continente. Frammentata. Criminosamente autonomistica. Una piovra a struttura orizzontale, molto poco verticistica, che però fa dire al presidente dell’Assemblea di Corsica, Diminique Bucchini: «Oggi siamo la zona più criminogena d’Europa». C’entrano solo quelli della Brise? Possibile che una banda che nel 1990 riuscì a portare via 19 milioni di euro dal caveau della UBS di Ginevra abbia una mente così poco raffinata da fare ora zampillare il sangue nell’isola attirando l’esercito francese («servono misure straordinarie», chiede Bucchini)? Possibile. Il 7 agosto 2012, a Ponte- Leccia, la Brise ha perso uno dei suoi pilastri, Maurice Costa. Nel mezzo, ricambi generazionali, nuovi interessi, slot machine e villaggi in costruzione, società fittizie, controllo dei Casinò. Forse un salto di qualità troppo brusco per gente che fino a ieri trafficava armi e droga e basta. «Abbiamo superato ogni limite», tuona, preoccupato, Simon Renucci, sindaco di Ajaccio. Il limite vero è che nella polveriera corsa si è accesa una somma di follie criminali. Quella dei banditi affamati di denaro. E quella dei nazionalisti armati. Che ritornano, e a volte finiscono al cimitero allungando i loro misteri. Troppe coincidenze. Il 18 ottobre, ieri, ricorreva il secondo anniversario dell’omicidio di Antoine Nivaggioni, anche lui ex militante nazionalista e in affari con un altra mano armata separatista: Yves Manunta, freddato il 9 luglio ad Ajaccio. Che c’entrano i due? E, soprattutto, che c’entrano con il delitto dell’Avvocato? Erano soci (poi si sono divisi per contrasti) nella Sms, una grossa società di sicurezza, uno degli affari più opachi nella storia dell’economia corsa. Dall’indipendentismo al business border line. Sollacaro era il difensore di Nivaggioni. E se l’agguato alla stazione si servizio fosse una vendetta? A voce bassa, tra gli investigatori, c’è chi dice di non poterlo escludere. Trafficoni e vecchie conoscenze del nazionalismo delle bombe e dei sequestri. La Corsica sta tornando indietro a 30 anni fa. E anche prima.


La lotta per il separatismo corso, uno dei focolai più caldi del fronte indipendentista europeo, iniziò nella notte tra il 4 e il 5 maggio del 1976. Passò alla storia come la “nuit bleue”. Ventidue ordigni esplosero in diverse località corse e a Nizza e Marsiglia. Ogni anno da 30 anni a Corte, storica capitale militante della Corsica, nel primo weekend di agosto gli indipendentisti eredi del FNLC (dichiarato fuori legge nel ’83) organizzano un raduno a cui partecipano delegazioni indipendentiste provenienti da tutto il mondo. Chi ha preso parte a quella dell’anno scorso ricorda che si poteva già scorgere una divisione nemmeno troppo sottile. Da una parte i militanti convinti della necessità di continuare a tenere a riposo le armi (le mitragliatrici sparavano, ma solo in aria). Dall’altra chi, in nome dell’eterna lotta contro Parigi, era disposto a vedere crescere il livello della tensione.
Che sia finita la tregua che durava da dieci anni? La scia di silenzio, da parte degli indipendentisti (dis)armati, si era interrotta nel 2010, dopo l’uccisione di Philippe Paoli, un imprenditore con estrazione nazionalista. Ucciso perché voleva investire nel nord della Corsica, e cioè in una zona controllata dalla Brise de Mer. La risposta alla prova di forza dei banditi non tardò ad arrivare. Ottobre 2011: un commando di tre persone fa fuori Christian Leoni, anche lui imprenditore, vicino alla Brise. Il Fronte rivendicò l’attentato a caratteri cubitali. Lo scontro si aprì. Molti, tuttavia, avevano sperato che l’uno-due tra l’equipe mafiosa e il gruppo separatista fosse destinato a non avere strascichi. La paura di tutti, adesso, è che quel filo sottile che aveva resistito per anni si sia spezzato.

 

 

 

 

 

 

 

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Bella la Corsica, però sparano

Il più alto tasso di omicidi in Europa. Una guerra per bande al punto di non ritorno. Un’omertà che copre tutto. L’isola francese è ormai un teatro pulp

 

 

 

 

Bella la Corsica, però sparano
Membri armati del Fronte Corso di liberazione

di Alessandra Bianchi / Quando, nel primo weekend di agosto, gli indipendentisti si ritroveranno come da trent’anni a questa parte non per caso a Corte, poco meno di 7 mila abitanti ma capitale della settecentesca Corsica libera, oltre agli argomenti politici da trattare con le delegazioni straniere, si ritroveranno pure a discutere di questioni assai meno ideologiche e molto più pratiche: omicidi, regolamenti di conti, bande rivali, intrecci con la malavita organizzata, affari che si dirimono con le pallottole.

Sicuramente mancherà all’appuntamento lo storico dirigente nazionalista Charles Pieri, 63 anni, per il quale l’11 luglio scorso si sono riaperte le porte del carcere (condanna a 18 mesi, due anni al figlio Christophe) perché nei suo giardino sono state trovate due pistole Glock oltre a numerose munizioni.

Nell’aula del tribunale di Ajaccio c’erano una sessantina di militanti che hanno ascoltato, anche la sua autodifesa: «Le avevo per ragioni personali, a gennaio sono sfuggito a un attentato. Un mio amico è stato ucciso, mio figlio minacciato». Sarebbe, l’arresto di Pieri, una notizia da due colonne in cronaca se non si legasse, secondo gli inquirenti, alla ripresa forsennata di un banditismo con venature ideologiche, o viceversa, che ha trasformato “L’Ile de la Beauté” (Isola della bellezza) nell’angolo più violento d’Europa per rapporto tra delitti ed abitanti. Dal 2000 a oggi, ben 500 tra omicidi e tentati omicidi per 300 mila abitanti sparsi su 8.500 chilometri quadrati. Venti morti ammazzati nel 2012, già 15 da gennaio (alcuni “eccellenti”).

L’ultimo fatto di sangue risale al 3 luglio. Una macchina con quattro persone a bordo percorre una piccola strada di Castagniccia, vicino al villaggio di Silvarecciu, circa 50 chilometri a sud di Bastia, nel nord della Corsica. Alcuni cecchini nascosti la bersagliano a colpi di mitragliatrice: Jean-Dominique Cortopossi, 25 anni, muore subito dopo l’arrivo dei vigili del fuoco. Neanche il giubbetto anti-proiettile che indossava lo ha salvato. Altri due occupanti della macchina sono feriti gravemente, un quarto riesce a fuggire e a dare l’allarme, ma il suo corpo viene ritrovato pochi giorni dopo non lontano dal luogo dell’agguato.

Come negli altri casi, e come si suol dire, gli inquirenti brancolano nel buio. Impossibile trovare i responsabili a causa dell’esiguità dei mezzi e, soprattutto, dell’omertà che tutto copre. Salvo individuare un filone dove sono forti gli intrecci tra l’indipendentismo del Fronte di liberazione còrso e la grande malavita che ha messo gli occhi sugli affari, soprattutto quelli legati all’edilizia. Parigi, impotente, non fa altro che mandare a più riprese nell’isola ribelle il ministro dell’Interno Manuel Valls, peraltro il più popolare del governo di François Hollande, che però sulla Corsica rischia di bruciare nell’insuccesso un’annunciata brillante carriera. Né bastano le dichiarazioni d’intenti reboanti, come l’ultima, a commento dell’ennesimo episodio di sangue: «Bisogna parlare di mafia in Corsica, definire le cose col loro nome. Ci sono le mani di alcuni gruppi sulle attività economiche. Io sono il primo a pronunciare apertamente la parola mafia. La tolleranza zero è al centro del cammino che vogliamo intraprendere».

Parole, però. Cui non è semplice far seguire i fatti. Prendiamo l’ultimo caso. Le quattro persone coinvolte erano già conosciute dalla polizia ed erano considerate vicine a Christian Leoni (ucciso nell’ottobre 2011)e alla Brise de mer (Brezza di mare) la banda criminale storica di Bastia, nata verso la fine degli anni Settanta (prende il nome da un bar sul vecchio porto dove era solita ritrovarsi) e i cui interessi spaziano dal gioco agli investimenti immobiliari fino al riciclaggio di denaro delle rapine di cui la gang è specialista.

Negli ultimi anni, soprattutto dal 2008, molti componenti importanti della Brise de mer sono stati uccisi.

Secondo la polizia ci sono stati diversi regolamenti di conti tra membri della stessa banda divisi in clan e anche contro altre bande rivali presenti sull’isola. Nel sud della Corsica, ad Ajaccio, c’è la banda del Petit Bar, nata negli anni 2000 (dal nome di un locale di Ajaccio). Altra realtà da non sottovalutare è quella della banda dei Bergers de Venzolasca, un villaggio del nord dell’Isola. L’omicidio di Leoni, uno dei “cadaveri eccellenti”, è stato rivendicato, come non succedeva dal 1993, dal Fronte di liberazione, che ha voluto vendicarsi dell’omicidio di uno dei suoi membri, Philippe Paoli, stando alle ipotesi investigative forse ucciso proprio da Leoni. Paoli era un imprenditore di estrazione nazionalista che voleva investire nel nord Corsica controllato, appunto, dalla Brise de Mer.

La duplice esecuzione di Paoli e Leoni segna l’inizio di una nuova guerra coi vecchi arnesi dell’indipendentismo che starebbero ripensando, dopo un periodo di calma relativa, alla ripresa della lotta cruenta contro Parigi, visto che, in occasione di una delle visite del ministro Vall hanno emesso un comunicato che recita: «Siamo pronti a riprendere le armi perché la Francia riconosca i nostri diritti nazionali».

Il Fronte di liberazione còrso nacque in modo spettacolare nella notte tra il 4 e il 5 maggio 1976 quando, nella notte ricordata dai libri di storia come “Bleue”, si rese responsabile di 22 attentati dinamitardi in diverse località dell’isola oltre che a Nizza e Marsiglia. Dal 1983 il movimento è considerato fuorilegge anche se non manca di svolgere attività più o meno pubbliche (come l’incontro di inizio agosto, di solito tollerato e quest’anno, c’è da scommetterci, molto vigilato). Se la sua ala militarista sembrava aver perso consistenza a favore di una più dialogante, negli ultimi tempi l’ottimistica considerazione sembra smentita dai fatti. Non solo per il numero di delitti, anche per la loro qualità.

A ottobre dell’anno scorso aveva fatto scalpore l’omicidio dell’avvocato penalista Antoine Sollaccaro, personalità molto in vista, un principe del foro e difensore, tra l’altro, anche di Yvan Colonna, condannato all’ergastolo per l’omicidio nel 1998 del prefetto còrso Claude Erignac, classificato come il più grande attentato contro un rappresentante dello Stato dal dopoguerra e considerato un vero punto di non ritorno del rapporto col governo centrale. Un mese più tardi tocca a Jacques Nacer, presidente della Camera di Commercio della Corsica del Sud.

Lo scorso aprile viene ucciso con tre colpi di grosso calibro alla testa, Jean-Luc Chiappini, il presidente del Parco Naturale Regionale e sindaco del villaggio di Letia da 36 anni: appena sbarcato da Parigi, viene freddato mentre si trova a bordo della sua Citroën C5. I tre omicidi sono stati tutti commessi ad Ajaccio. Con tecniche che di solito usano i killer professionisti. L’auto del sindaco è stata affiancata da assassini su uno scooter; l’avvocato pure è stato ammazzato in macchina a una stazione di servizio. Nacer, invece, davanti al suo negozio in pieno centro.

E Parigi come reagisce? Con una serie di prese di posizione verbali naturalmente infruttuose. Manuel Valls fa la spola con l’isola e promette «l’impegno totale dello Stato per lottare contro tutte le forme di violenze in Corsica». E ancora: «Essere sindaci in Corsica è più difficile che altrove, si è sottoposti a pressioni pesantissime». Ammette anche che «15 personalità politiche sono protette segretamente». E scivola in un paio di autogol che gli alienano la già scarsa simpatia di quella regione separata dal mare dalla madrepatria. Intanto perché liquida in poche parole un elemento spinoso che ha a che fare con l’identità: «Esiste una sola lingua della Repubblica ed è quella francese, non si può neanche concepire che ne esista una seconda ufficiale su una parte del territorio». E poi perché allude a una predisposizione atavica dei còrsi al regolamento di conti per le vie spicce: «La violenza è radicata nella cultura dell’isola».

Nel concreto, da gennaio sono stati inviati ad Ajaccio solo una ventina di poliziotti di rinforzo e nel capoluogo esiste un solo giudice istruttore che si deve occupare di tutti i dossier. Secondo il giornale locale “Corse Matin” non c’è nessun coordinamento tra i vari corpi di polizia i quali hanno difficoltà a svolgere le indagini a causa di una “omertà” che ricorda la “mafia”: due parole della lingua italiana diventate di uso corrente. E che riecheggiano anche nell’analisi di Xavier Bonhomme, nominato nell’ottobre scorso procuratore di Ajaccio: «In Corsica la gente è molto reticente a testimoniare in tribunale e non ha fiducia nella polizia, quindi è difficile convincere qualcuno a parlare».

Anche perché sull’isola si conoscono tutti e i rapporti sono alquanto intrecciati. Il procuratore, ne avesse i mezzi, avrebbe anche ben chiaro dove colpire: «Quando si arriva ad Ajaccio si resta colpiti nel vedere il gran numero di macchine di lusso che ci sono, eppure la media delle dichiarazioni dei redditi non è elevata. Bisogna quindi concentrarsi sugli investimenti fatti, investigare sui movimenti strani dei soldi che vengono in qualche modo riciclati».

Malavita organizzata, bande rivali, indipendentismo: tutto si tiene in questa escalation di violenza che, riattivatasi anche durante i mesi estivi, potrà avere delle conseguenze sul turismo, fonte di guadagno principale dell’isola. Sono anzitutto i francesi (e poi gli italiani, per la vicinanza) a considerare la Corsica una delle mete preferite di villeggiatura. Alcuni di loro sembrano voler dar retta al filosofo Bernard-Henry Lévy che un paio d’anni fa suggerì in modo provocatorio di «boicottare la Corsica come meta turistica per far diminuire la violenza». Nel primo trimestre 2013, ultimi dati disponibili, il numero dei turisti francesi è sceso dell’8,5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (dati Insee, Istituto di statistica e di studi economici).

E i timori per la stagione li aveva già espressi Didier Leonetti, il direttore dell’Agence du Tourisme de Corse, nell’ottobre scorso, poco dopo l’assassinio dell’avocato Antoine Sollaccaro: «La Corsica sarà vittima dell’ondata di omicidi. Così come lo sono i suoi abitanti tutti».

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