Sardegna, la Regione cerca schiavi

Sardegna, la Regione cerca schiavi

La giunta Cappellacci bandisce false borse di studio per far assumere precari a 500 euro lordi al mese come camerieri, operai, magazzinieri e lavapiatti. Ovviamente a tempo pieno e aggirando i minimi contrattuali

Un anno fa li avevamo definiti “tirocini da schiavi” e, come se nulla fosse, nel 2013 tornano alla carica ignorando completamente le polemiche sollevate negli ultimi dodici mesi.




Stiamo parlando di “Sardegna Tirocini”, il progetto attraverso cui l’Agenzia regionale per il lavoro e la regione Sardegna finanzieranno anche quest’anno dei voucher per stage di sei mesi presso ditte private. Esperienze di lavoro che si trasformano in un modo per i privati di assumere personale per mansioni a bassa specializzazione come camerieri, operai, magazzinieri e lavapiatti, facendo pagare i lavoratori alla Regione stessa. Lo stipendio, camuffato da borsa di studio, è infatti di 500 euro lordi al mese, per giornate lavorative identiche a quelle dei dipendenti “normali”.

“Opera salesiana cerca addetta alle pulizie”, “Cercasi tirocinante per aiuto in cucina/lavapiatti”, “Addetto di sala in trattoria che a fine semestre acquisirà la qualifica di cameriere di sala”. “Tirocinante da inserire come cameriere” sono solo alcuni degli annunci che si possono rintracciare sul sito ufficiale dell’iniziativa: tutti lavori pagati dalla Regione Sardegna che ha investito nel progetto 5 milioni di euro, dopo i 9,6 milioni della stagione passata. Un totale di 15 milioni solo in due anni ma che presto, almeno nelle intenzioni dei promotori, leviterà ulteriormente grazie a nuovi bandi già in preparazione.

“Le critiche sono spesso dettate da strumentalizzazioni di carattere politico”, si difende Antonio Liori, assessore al lavoro della giunta Cappellacci, “per questo sono state considerate ininfluenti rispetto alla soddisfazione per i risultati che ha registrato questa opportunità offerta ai giovani sardi”. Il questionario presentato alla fine del primo bando, spiega Liori, avrebbe dimostrato che ben una persona su 4 ha ricevuto non meglio precisate “offerte di lavoro” dopo lo stage. Poco importa se per sei mesi si sia stati sottopagati a spese regionali per lavori che non richiedono alcuno stage formativo. Non bastasse questo anche la Cisl locale, intervistata dal sito Repubblica degli Stagisti, ha sollevato più di una perplessità su come sia stato realizzato il calcolo di quanti hanno ricevuto offerte di lavoro, oltre a lamentare la totale assenza di dati su quale tipologia di contratto sia stata offerta.

Lasciando da parte la forma contrattuale, resta quantomeno la perplessità sulla ragione per cui un ente pubblico dovrebbe finanziare degli stage del genere. “La crisi che attanaglia la nostra Isola può motivare anche tirocini nei settori meno qualificati”, spiega Liori, “perché almeno consente un avviamento al lavoro della durata di sei mesi, aprendo così una prospettiva occupazionale ai tanti giovani disoccupati sardi che si affidano a questo strumento”. Visto che molti sono disperati, tanto vale elargire loro una mancetta insomma.

Ma i problemi, ormai cronici, del progetto Sardegna tirocini non si fermano qui. La gestione del sito ufficiale è talmente dilettantesca da far dubitare si tratti davvero di un’iniziativa istituzionale. Il portale degli annunci è infatti completamente privo di ogni tipo di filtro, tanto che chiunque in due minuti può inventarsi un annuncio e millantare di essere finanziato dalla Regione. In una prova fatta pochi giorni fa abbiamo creato un surreale avviso per trovare stagisti come “sacrifici umani” falsificando in pochi secondi i campi necessari. Il risultato? L’annuncio è andato tranquillamente online e senza alcuna censura.

Se il nostro esperimento voleva evidenziare il problema, di annunci fuorilegge ma originali se ne trovano però a decine. Come ha notato l’attento sito di cronaca locale SardiniaPost.it, che sui tirocini sardi sta conducendo un prezioso monitoraggio quasi quotidiano, diversi annunci arrivano a chiedere la “bella presenza” per le aspiranti tirocinanti, persino per incarichi da archivista.

“La bacheca è aperta alle aziende e solo le domande di tirocinio sono sottoposte ad un’istruttoria che le valuta e le considera ammissibili”, ribatte Liori, “Le domande che dovessero violare le norme vengono individuate e scartate e, in seguito a segnalazioni, l’Agenzia del lavoro provvede a cancellare gli annunci impropri. Proprio uno che parlava di personale di “bella presenza” è stato cancellato su mia segnalazione”. Peccato che dopo la segnalazione dell’assessore, tanti altri annunci sessisti siano comparsi senza troppi problemi (Annunci degradanti, proposte fuorilegge, possibilità di millantare crediti o di prendere in giro chi cerca uno stage: tutto qua? Assolutamente no. La ciliegina sulla torta di questa tragedia regionale è arrivata pochi giorni fa, quando si è aperta per i soggetti ospitanti la possibilità di presentare la domanda di voucher online. A pochi minuti dall’apertura delle pratiche, il sito è completamente crollato ed è comparso l’avviso di “un attacco di hacker” in corso. Non c’è voluto molto perché arrivassero le critiche di enti e aziende che non sono riuscite ad accreditarsi in tempo, tanto che lo stesso Cappellacci ha annunciato un possibile annullamento.

Una buona notizia però c’è: come notato dal già citato SardiniaPost.it, tra chi è riuscito a presentare in tempo la domanda ed aspetta solo l’ultima validazione ci sono tanti nomi della politica locale. C’è il consigliere del Pdl Angelo Stochino che ha ottenuto uno stagista per il suo studio , c’è l’Italia dei Valori che potrà pagare il segretario della sezione giovanile di Cagliari e, dulcis in fundo, c’è lo Studio associato Cappellacci, proprio quello del presidente della Regione. Visto che c’è crisi, perché pagare qualcuno di tasca propria se tanto ci pensa la Regione?

2 Comments

  1. Conosco il problema e quello che mi meraviglia è il fatto che non si parli della crisi che attanaglia la Sardegna, dei tanti giovani e cinquantenni disoccupati, delle aziende in crisi e delle fabbriche che chiudono, degli artigiani che non riescono a pagare i contributi e chi non versa il tfr.
    “Si guarda il dito ma non la luna” direbbe un signore che sbaglia tutti i congiuntivi, i tirocini – non sono la panacea – ma stanno dando un po’ di respiro, ho amici che ne hanno usufruito, aiutano, sopratutto: “non ti fanno sentire solo, abbandonato” è un qualcosa che fa sperare.
    Contestiamo anche, allora, la cassa integrazione, l’assegno di disoccupazione che rende il lavoratore depresso e “parcheggiato” .

    O forse è meglio ricevere un assegno sociale come in Argentina, uno di quelli che ti fanno passare la voglia di lavorare e rendono l’uomo pigro e nulla facente. Signori, forse non ce ne siamo accorti ma è crisi, di quelle toste e anche quei quattro soldi che ci arrivano sono maledetti e benedetti allo stesso tempo. Per questo rigetto con sdegno la parola “schiavo” io gli schiavi gli ho visti ed è tutt’altra cosa. Ve lo posso assicurare

  2. Enrico

    Commento solo qui perché è il blog di un amico. Penso che prima di scrivere bisognerebbe conoscere e chi scrive questi articoli e soprattutto viola la legge non conosce. Cavalca una polemica per farsi notare. Ma chi é questo Munafò un tirocinante dell’espresso? E quanto lo hanno pagato questo scoop?

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