C’è da esserne orgogliosi

Odissea in ospedale: la bambina è salva, ma ha perso un rene

Una madre racconta l’incredibile vicenda vissuta dalla figlia «Un caso sottovalutato all’inizio, poi tutto è andato bene»

banner_nuova_sardOLBIA. «Se mia figlia si è salvata è quasi un miracolo. Oggi non ha più un rene, è vero. E probabilmente non si sarebbe mai arrivati all’asportazione se ci fosse stata, in principio, una maggiore attenzione sul suo caso. Ma quel che conta in questo momento è che nel dramma, siamo stati fortunati: la mia piccolina ce l’ha fatta grazie alla sensibilità del mio medico di famiglia, al determinante intervento del cardiologo Piero Zappadu e di altri specialisti che si sono occupati di lei subito dopo».

La storia di questa coraggiosa e vivace bambina, che ha appena compiuto 8 anni, la racconta sua madre Laura. Una donna che vive con la sua famiglia a Porto San Paolo e che si è appena lasciata alle spalle un incubo terribile.

La piccola soffriva, ma nessuno lo aveva intuito, di ipertensione vascolare (ha avuto 4 episodi sincopali passati inosservati): è stata questa silenziosa e pericolosa situazione ad aver gravemente danneggiato un rene, tanto che ormai non funzionava quasi più.

Ma prima di arrivare alla diagnosi, e quindi all’intervento chirurgico a Genova, c’è il racconto. «Da circa un anno la bambina ha cominciato a soffrire di mal di testa, accompagnati a volte da febbre. Questo non mi ha mai fatto preoccupare, inizialmente. La preoccupazione vera è arrivata lo scorso febbraio, durante una festa di Carnevale, quando mia figlia è svenuta e ha avuto problemi di stomaco. Si è ripresa, ma la mattina dopo l’ho portata in ospedale: volevo che valutassero il suo caso. Ma chi l’ha vista, ha detto che si trattava probabilmente di un’indigestione, senza andare oltre. E senza pensare di misurare la pressione arteriosa. Non è una prassi? Non so, non me ne intendo, e non voglio lanciare accuse. Ma mi fronte allo svenimento di una bambina, secondo me si sarebbe potuto fare qualcosa di più».

Passano altri venti giorni e la bambina sta di nuovo male. Sviene ancora. A scuola.

«A quel punto il mio medico Antonello Salis (noi a Porto San Paolo non abbiamo il pediatra) ha deciso di fare ulteriori accertamenti, partendo da una visita cardiologica. Così, dopo 4 giorni, era il 12 aprile scorso, la bimba è stata visitata nel nuovo servizio di prevenzione, diagnosi e cura cardiovascolare diretto da Piero Zappadu nel vecchio ospedale di viale Aldo Moro. Il cardiologo è stato premuroso e attentissimo – prosegue Laura -. Ha dedicato tre ore alla bimba annullando gli appuntamenti successivi: ha subito notato che il suo cuoricino era ingrossato. Poi le ha misurato la pressione arteriosa: una, due, tre volte, poi ancora e ancora. Per essere certi di quel risultato che spaventava tanto: aveva la pressione minima a 140, la massima a 184. Che cosa sarebbe mai potuto accadere? Non ci voglio neanche pensare». Zappadu ha chiesto il ricovero urgente in Pediatria e il primario, Antonio Balata, ha preso a cuore il caso e ha capito che la piccola doveva essere trasferita. «Anche Balata si è subito mobilitato – prosegue la donna -: ha preso contatti con il Gaslini e qui il primario di Nefrologia Gian Marco Ghiggeri ha scoperto che un rene della bambina non funzionava quasi più a causa dell’ipertensione arteriosa. Il 29 aprile l’intervento per asportarle quel rene».

Ora la bimba sta bene, in questo momento non segue nessuna terapia ma è sempre sotto controllo. «Mia figlia ha una grande forza, un coraggio incredibile. E’ sempre stata consapevole di tutto, perché al Gaslini i medici parlano chiaro con i piccoli pazienti e sanno esattamente come farlo. E’ stato bello, dopo tanta paura, festeggiare il compleanno della mia bambina il 17 maggio scorso – conclude Laura -. Ringrazio tutti i medici che ho nominato, perché sono stati loro a salvare mia figlia. Ma ringrazio soprattutto le comunità di Loiri e Porto San Paolo: la mia è una famiglia umile, che vive le difficoltà economiche che hanno tante altre persone. La gente ci è stata vicina in tutti i modi, permettendoci di andare e soggiornare a Genova, e di poter fare rientro a casa con una gioia infinita»

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