Londra: ‘Ablyazov ha asilo politico’ Ma la caccia all’uomo non si fermò

Londra: ‘Ablyazov ha asilo politico’ Ma la caccia all’uomo non si fermò

Un dispaccio della nostra ambasciata a Londra, il 4 giugno, confermava che il dissidente kazako non era un pericoloso latitante. E che moglie e figlia avevano libertà di movimento. Ma quella comunicazione fu ignorata dal Viminale e dal ministro dell’Interno, Alfano

MUKHTAR Ablyazov, chi era costui? Una delle poche, disarmanti, ammissioni condivise dal ministro dell’Interno Alfano e dai suoi apparati è stata quella di aver comprato dai kazaki come “pericoloso latitante” chi al contrario era un noto dissidente.

E di averne avuto coscienza quando ormai era troppo tardi. Epperò, come tutte le ammissioni tardive di questa storia, anche questa si rivela una toppa peggiore del buco. Perché — si scopre ora — anche quando il Viminale ebbe la certezza che Ablyazov era un rifugiato politico, la nostra caccia all’uomo teleguidata da Astana non si fermò. Anzi, riprese.

E per giunta con nuova forza. È l’ennesima verità che illumina la sequenza di mosse sghembe, omissive, contraddittorie con cui — come documentano gli atti allegati alla relazione del Capo della Polizia — dalla mattina del 31 maggio (quando un take dell’Ansa batte in chiaro l’intera storia) al pomeriggio del 12 luglio (giorno in cui viene revocato il decreto di espulsione di Alma Shalabayeva), il ministro dell’Interno, mentre prova disperatamente a evitare che l’affaire lo travolga, è in realtà occupato a garantire assoluta lealtà all’amico kazako Nazarbaev.
I fatti.
I SILENZI DEL MINISTRO – Sostiene Alfano che, sollecitato dal ministro degli esteri Emma Bonino, il 2 giugno attivi il nuovo Capo della Polizia per conoscere ad horas quel che, in realtà, lui sa perfettamente essere accaduto (il suo capo di gabinetto Procaccini lo ha informato il 29 maggio), ma che il copione che
ha deciso di recitare prevede che ignori. La solerzia partorisce non a caso un topolino. Un appuntino della Questura di Roma datato 3 giugno. Che, nelle intenzioni, dovrebbe chiudere la storia senza neppure farla cominciare. E che, a stretto giro, il 5 giugno, diventa addirittura una presa di posizione del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri: «Le procedure di espulsione di Alma Shalabayeva sono state perfette. Tutto in regola e secondo la legge. Mi sono informata subito della questione, e tutto si è svolto secondo le regole ».

Purtroppo per Alfano, il 4 giugno, la nostra ambasciata a Londra, sollecitata dalla Bonino a verificare lo status di Ablyazov e della sua famiglia nel Regno Unito, accerta che “il pericoloso latitante” e sua moglie Alma Shalabayeva hanno ottenuto asilo politico. Sono due “rifugiati”. Lui, gravato dal divieto di espatrio. Lei, libera di muoversi.

 

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