Chi ha tradito Papa Francesco

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Bertone e i suoi presentarono al papa un dossier immacolato sul nuovo prelato Ior monsignor Ricca. Ma per sapere la verità bastava chiamare in Uruguay. Bergoglio lo ha fatto dopo aver letto “l’Espresso”

di Sandro Magister

banner_espressoTre piani sotto la finestra dell’Angelus del papa, in due stanze affacciate sul colonnato di piazza San Pietro, scorrono su grandi schermi, sotto gli occhi dei revisori in caccia di operazioni sospette, i movimenti in danaro dei quasi 19 mila clienti dell’Istituto per le Opere di Religione. Comanda la squadra Antonio Montaresi, una lunga esperienza negli Stati Uniti, nuovo Chief Risk Officer della discussa “banca” vaticana. Basta entrare in questi giorni negli uffici dello Ior per capire quanto sia inconsistente l’argomento accampato a difesa di monsignor Battista Ricca, il prelato dello stesso Ior di cui “l’Espresso” ha rivelato gli scandalosi trascorsi.
A detta dei suoi apologeti, in Vaticano e fuori, colpendo lui la “vecchia guardia” curiale ha voluto bloccare il risanamento della “banca del papa”. I fatti dicono l’opposto. Con o senza il prelato, la bonifica dei conti e dell’apparato va avanti a ritmo febbrile. «Bad management», cattivo governo: il presidente dello Ior Ernst von Freyberg liquida così l’operato del precedente direttore Paolo Cipriani, costretto a dimettersi assieme al suo vice lo scorso 1 luglio.

La vicenda di Monsignor Ricca è un caso di studio sulla zizzania che papa Jorge Mario Bergoglio vuole estirpare dalla curia vaticana. Contro gli omosessuali, anche preti, vescovi, cardinali, nella Chiesa non c’è affatto ostilità preconcetta, tant’è vero che, pacificamente, vari di loro hanno occupato e occupano cariche di rilievo. Quello che la Chiesa non accetta è che delle persone consacrate, che hanno preso un impegno pubblico di celibato e castità «per il Regno dei Cieli», tradiscano pubblicamente questa loro promessa.

Lo scandalo è questo, e per sanarlo la Chiesa richiede un percorso penitenziale, che comincia col pentimento, non con la contraffazione, l’occultamento, l’inganno, peggio ancora se compiuti con la complicità di altri, in una “lobby” di interessi intrecciati, leciti e illeciti. Nel caso di Ricca l’inganno ha colpito lo stesso papa Francesco.

Del passato scandaloso del monsignore, Francesco non sapeva nulla, quando il 15 giugno lo nominò prelato, cioè suo fiduciario nello Ior. Gli era stato mostrato il fascicolo riguardante Ricca conservato nell’ufficio del personale della segreteria di Stato e tutto vi appariva in ordine. Ma nei giorni successivi più persone fidate misero in allarme il papa, a voce e per iscritto, su ciò che era accaduto in Uruguay tra il 1999 e il 2011, nella nunziatura di Montevideo presso la quale Ricca prestava servizio. Altre informazioni arrivarono al papa il 21 e il 22 giugno, quando incontrò i nunzi convenuti a Roma da tutto il mondo.

Dopo che la notizia dell’incombente scandalo uscì il 3 luglio suwww.chiesa.espressonline.it Francesco volle rivedere una seconda volta il fascicolo personale di Ricca. Di nuovo glielo mostrarono immacolato. La catena di comando composta dal segretario di Stato Tarcisio Bertone, dal suo sostituto Giovanni Angelo Becciu e dal delegato per le rappresentanze pontificie, cioè dal capo del personale Luciano Suriani, neppure fece il gesto elementare di richiedere alla nunziatura di Montevideo, per una verifica, la copia dei rapporti del nunzio dell’epoca, Janusz Bolonek, arrivati a Roma ma qui evidentemente fatti sparire.

Peggio, dopo che “l’Espresso” della scorsa settimana ha portato gli elementi dello scandalo alla conoscenza di tutti, hanno fatto dichiarare dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi che quanto pubblicato è «non attendibile». Quando invece corrisponde in tutto ai documenti conservati in copia nella nunziatura, compresa la lettera con cui Bolonek implorava le autorità vaticane di inviargli al posto di Ricca un nuovo consigliere «moralmente sano».

In Uruguay almeno cinque vescovi che furono testimoni diretti dello scandalo sono pronti a riferire.

Dopo aver visto “l’Espresso”, papa Francesco ha alzato lui stesso il telefono e ha chiamato persone di sua fiducia in quel paese. «Sicuramente il Santo Padre, nella sua saggezza, sa come fare», ha dichiarato l’attuale nunzio Guido Anselmo Pecorari.

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