Quando tre ferrovieri in vacanza bloccano la grande Germania

Mainz isolata, il 40% del traffico regionale bloccato. La colpa? I capistazione: Schermata 2013-08-14 a 13.45.49tre in ferie e quattro malati

banner_corseraLe ferie sono sacre in Germania. Così irrinunciabili che tra luglio e agosto per due settimane perfino la corsa elettorale è parsa fermarsi, con i candidati al posto di maggior potere in Europa a godersi il rito della vacanza, tra l’Alto Adige e il Mare del Nord. Nessuno quindi ha voluto, e potuto, richiamare in servizio tre capistazione di Mainz (Magonza), capoluogo della ricca Renania, partiti per il programmato riposo: piuttosto, si sono fermati i treni.

Il risultato è che il 40% del traffico regionale è stato cancellato, la città isolata, si sono accumulati ritardi su tutta la rete nazionale nel Nord. E il «caso Mainz» domina i giornali, con foto dell’orologio gigante della stazione a scandire il tempo dei binari vuoti, come in un celebre scatto della Praga deserta e invasa dai tank sovietici di Josef Koudelka. Sembra quasi che a Mainz si sia inceppato, con diabolica e surreale precisione, il modello tedesco. I capistazione sono quindici, tre in ferie, quattro malati: è loro diritto non essere richiamati, né possono essere sostituiti perché quel lavoro richiede mesi di addestramento. E pur tra riunioni d’emergenza dei vertici delle ferrovie, riprogrammazione delle tratte (garantiti i servizi per portare i bambini a scuola), si tornerà alla normalità solo a fine agosto.

In realtà, a Mainz forse si preannuncia l’inizio di un grande scontro sindacale tedesco. C’è un unico modo di superare la crisi, dice il sindacato dei ferrovieri: assumere. I manager ammettono che la situazione della rete è critica in molti punti. Il candidato cancelliere Spd Peer Steinbrück crede d’aver capito cos’è andato storto (le ferrovie hanno tagliato troppo sul personale), mentre quello liberale Rainer Brüderle pensa che occorra privatizzare di più.
Però mentre in Italia si discute di introdurre riforme simili all’agenda 2010 di Gerhard Schröder, in Germania si comincia a capire che il 2010 è passato da tempo e che occorrerà cominciare a ragionare su un’agenda per il 2020.

 

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *