«Servono comparse denutrite»
E gli spagnoli si mettono in fila

fila

La malnutrizione è un problema di massa. In diecimila si presentano al casting per il film di Ridley Scott

banner_corseraMADRID – Pedro B. H., 9 anni, da grande vorrebbe fare il calciatore oppure, quando capita che la sua squadra prenda troppi gol, l’astronauta. Non ha mai pensato di diventare attore. Oggi però si presenterà ad un provino per far parte del prossimo film di Ridley Scott. Salterà il doposcuola estivo organizzato per i bambini in difficoltà come lui dal Comune di Almería, nel Sud della Spagna. Per una volta sono mamma e papà ad insistere. Anche loro giovedì scorso sono stati in coda sperando d’entrare nell’esercito delle comparse necessarie al colossal «Exodus» sulla vita di Mosè. È andata bene a papà, male alla mamma.

Giovedì c’erano 10mila aspiranti e venerdì, in un paesino vicino, altri 5mila. I posti disponibili solo 1.800. Il miraggio per la famiglia di Pedro sono gli 80 euro al giorno promessi dalla produzione. I genitori sono disoccupati, il sussidio si è esaurito. Ora si tira avanti a prestiti familiari. In compenso però il piccolo incarna alla perfezione la richiesta del regista di «Blade Runner» e «Il Gladiatore» per rappresentare gli schiavi dell’antico Egitto: «Si cercano figuranti di carnagione scura e corporatura asciutta, magra, spigolosa». Come scriveva ieri su El Mundo Eva Diaz Pérez, si cerca il «profilo fisico della miseria».

Il provino di oggi è riservato ai bambini sotto i 12 anni. Ridley Scott ha dovuto cambiare indirizzo. Le code degli adulti aspiranti schiavi sono state surreali: magri e grassi, giovani e vecchi, biondi e bruni. Si sono rifiutati di lasciare il posto anche quando i traduttori sono passati lungo la coda per confermare che le pance da birra non si addicevano ai mesti costruttori di piramidi. Pochissimi hanno desistito. Troppa la fame per gli 80 euro al giorno promessi in autunno. Nella provincia di Almería la disoccupazione giovanile ronza attorno al 60%, per gli altri non scende sotto la metà. Così oggi i produttori hanno fissato il casting dei minorenni nel palazzetto dello sport. È lì che Pedro giocherà le sua carte da bimbo schiavo.

La Comunità andalusa è ben consapevole di cosa significhi un colossal firmato Ridley Scott come occasione di lavoro. Ad Almería si sono girati un Indiana Jones e decine di spaghetti western. Le quinte perse nella piana desertica funzionano ancora da attrazione turistica. La Commissione Andalucía Film ha steso tappeti rossi al regista britannico. L’economia boccheggia, anche un film può dare ossigeno. Sopralluoghi in jeep ed elicottero lungo il Guadalquivir alla ricerca del punto in cui trasformarlo in Nilo, sulle dune di Cadice o tra le paludi della Doñana.

Pedro è tra i 100mila scolari andalusi che hanno la mensa gratis a scuola. Il 50% di tutti quelli che restano a mangiare nella pausa pranzo. Serve a ridurre il tasso di malnutrizione minorile. Nella ricca Catalogna una famiglia su dieci ha cancellato dalla lista della spesa carne o pesce perché non può permetterselo. La conseguenza sono 50mila bambini che soffrono di una «severa malnutrizione».

Terzo Mondo? Sì, non fosse per lo Stato e la rete di resistenza familiare. Nel 2010, ultimo dato diffuso, gli spagnoli assistiti in qualche modo dallo Stato erano uno su sei, il 20% in più rispetto a tre anni prima. In compenso i fondi del welfare, invece di crescere, sono precipitati. Tra 2010 e 2012 meno 65%. «Trecentomila famiglie in tutta la Spagna – si legge nell’ultimo rapporto Caritas – avrebbero bisogno di aiuto sociale, ma non ricevono nulla a causa della riduzione dei finanziamenti». Come la famiglia di Pedro, aspiranti schiavi per finta, poveri davvero.

 

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