Dionigi, il «prestanome» della malavita
È senza patente ma ha 300 auto intestate

polizia stradale

Al commissariato Scalo Romana stanno raccogliendo testimonianze da tutta Europa

banner_corseraL’ultima segnalazione è di tre giorni fa. I carabinieri bloccano tre ucraini in via Friuli a bordo di un’Alfa 147. Il sospetto è che siano topi d’appartamento, ma sono puliti. La loro auto però è intestata a un italiano di 57 anni che vive allo Stadera. Si chiama Dionigi Crugliano, il suo è un nome conosciuto in tutta Italia. Circolano addirittura i suoi documenti originali. Da Milano a Bari, da Roma a Palermo. Fino a Belgio e Germania perché anche lì, questo disoccupato originario di Crotone residente in una casa Aler, è un nome conosciutissimo.

IL «RE» DEI PRESTANOME – Già i tedeschi avevano fermato un uomo senza patente alla guida di un’auto intestata sempre a Crugliano. Vicino a Bruxelles, invece, l’auto era stata usata per una rapina. Ma lui, nonostante le decine di denunce e segnalazioni in Procura rimediate, è sempre in pista. Da almeno tre anni, Dionigi Crugliano è il più importante e attivo «prestanome» della criminalità, organizzata e non. A lui risultano intestate, secondo quanto ricostruito dalle complesse indagini del commissariato Scalo Romana, «oltre 300 vetture, di tutte i marchi». Si va dalle veloci Bmw e Mercedes, fino a piccole utilitarie di terza e quarta mano. Auto che vengono cedute a immigrati, clandestini, persone senza patente o più semplicemente a sconosciuti. Perché Crugliano non è tipo da fare domande. Nei suoi confronti la questura ha emesso tutti i provvedimenti possibili nell’attesa che la magistratura potesse trasformare anni di segnalazioni in un processo: sequestri delle vetture abbandonate o recuperate dopo inseguimenti, avviso orale del questore e, lo scorso 5 maggio, la sorveglianza speciale. Altro non è stato possibile fare. E così lui è ancora lì.

OPERATIVO MALGRADO I PROVVEDIMENTI – La patente gli è stata ritirata dopo le prime segnalazioni. Incidenti, posti di blocco forzati, omissioni di soccorso ma anche fughe dopo rapine e sparatorie. «Lo faccio per soldi – ha raccontato a verbale agli inquirenti -. Sono stato contattato da alcuni zingari in un piazzale di Milano. Mi hanno offerto dagli 80 ai 150 euro per ogni intestazione. So che le macchine vengono usate da immigrati senza documenti, gente senza patente, ma non è colpa mia se questi finiscono per commettere reati».

«UNA MINA VAGANTE» – E di reati, gli agenti guidati dal vicequestore aggiunto Angelo De Simone, ne hanno messi in fila centinaia. L’8 febbraio 2013 i carabinieri di Binasco inseguono un’Alfa 156 blu. L’auto riesce a sparire e con lei Toma Taulant, albanese di 29 anni, evaso cinque giorni prima dal carcere di Parma. La targa dell’auto, come segnala la questura emiliana, rimanda a Crugliano. Sempre un’auto del 57enne, viene usata per un furto in casa da 150 mila euro a Cremona. Ancora sua è la vettura che fugge dopo la rapina di una collanina a una passante nella zona di corso Garibaldi il 14 giugno 2012; a Firenze, una Hyundai grigia viene usata da un immigrato per uno scippo; truffatori di anziani la utilizzano a Luino, Mariano Comense, Cremona e Mantova; a Bari, il 22 novembre 2011, un’Alfa 147 investe un pedone e scappa; a Roma, due georgiani si dileguano su un’auto dopo una sparatoria. Il 23 marzo 2012, una Ford Focus (poi sequestrata) sperona una pattuglia dei carabinieri e tenta di investire un militare a Besana Brianza. In altri casi (a Catania, Bergamo, Tarvisio, Gorizia) sono stati fermati automobilisti senza patente e assicurazione, con armi o condanne di carcere da scontare. Le loro vetture? Tutte di Crugliano. Gli inquirenti hanno sequestrato decine di automobili e ricostruito nel tempo tutti i passaggi di proprietà in un fascicolo di centinaia di pagine: «È un pericolo, quelle auto sono usate per commettere reati, causano incidenti e non hanno coperture assicurative: sono una mina vagante».

 

 

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