Sono la donna più potente d’Arabia

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Per 15 anni ha ispirato il marito Hamad. Oggi consiglia il figlio Tamim, che ha appena ereditato il trono. Bella, elegante e visionaria, Mozah bint Nasser al Missned è la sceicca che ha fatto del Qatar una potenza mondiale

DI FRANCESCA CAFERRI

banner repubblicaQualche anno fa all’ingresso del suo ufficio, a Doha, c’era una grande scultura: un piede che con un calcio buttava giù un muro. Tutti quelli che aspettavano – o speravano – di parlarle erano costretti a osservarla: che fosse lì per caso è escluso. La sceicca Mozah bint Nasser al Missned voleva che fosse ben chiaro quello che dentro quell’ufficio stava facendo: buttare giù muri, per costruire un mondo diverso. A qualche anno di distanza il messaggio di quella scultura è più attuale che mai: solo pochi mesi fa Mozah, indubbiamente la donna più potente del mondo arabo, ha buttato giù il muro più difficile. In una regione dove i sovrani regnano fino alla morte e il passaggio pacifico di poteri è un’utopia, ha presieduto da dietro le quinte all’abdicazione di suo marito, lo sceicco Hamad bin Khalifa al Thani e all’arrivo sul trono del suo figlio prediletto, Tamim, 33 anni, due mogli e sei figli. Un’altra mossa spiazzante del piccolo Qatar, hanno commentato i media di tutto il mondo. Il trionfo di Mozah, ha sussurrato chi le vicende del piccolo emirato le segue da anni. Nulla infatti diceva che sarebbe dovuto andare così. Sposato tre volte, lo sceicco Hamad ha rotto con la tradizione e nominato Tamim come suo successore nonostante non fosse il più anziano dei suoi 24 figli: lo ha scelto, scartando anche il fratello maggiore, figlio della stessa Mozah, perché il ragazzo è il prediletto della madre, da lei cresciuto con l’obiettivo di portare avanti quella politica che ha fatto del Qatar un protagonista assoluto della scena mondiale. Nel suo discorso di investitura Tamim ha reso omaggio allo spirito visionario del padre e mai ha nominato la madre: ma ogni parola sui suoi progetti futuri rimandava a lei. Negli ultimi 15 anni Mozah, 54 anni, è stata il motore del rinnovamento del Qatar, la potentissima ombra al fianco del marito mentre quest’ultimo, passo dopo passo, faceva del sonnacchioso emirato strappato al padre con un colpo di Stato pacifico nel ’95 uno dei Paesi più importanti della regione e del mondo intero. Qualche anno fa, scherzando con il giornalista di Time, l’emiro rivelava di essere lui quello che si recava nell’ufficio della moglie per parlarle e non il contrario. «Io ho tutto il tempo del mondo», spiegava, «è lei quella impegnata».

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Solo una battuta, quello dello sceicco Hamad, ma che da sola dice molto del carattere della moglie. Figlia di una famiglia di dissidenti che lasciarono il Paese sotto il regno del padre di Hamad, lo sceicco Khalifa, Mozah crebbe fra il Cairo e l’Europa e incontrò il futuro emiro quando lui andò a negoziare per conto del padre il ritorno del clan al Missned in patria. Bella, sofisticata e loquace, la ragazza conquistò il principe, che già aveva una moglie: si sposarono che lei aveva 18 anni, tornò a Doha, prese la laurea in sociologia e s’installò nel palazzo reale. Da allora non si è mai più fermata.
Lei, e non è la prima moglie dell’emiro (né tantomeno la terza, sposata, sostengono gli osservatori di affari qatarini, per imposizione della corte che voleva limitare l’influenza di Mozah) era al fianco di Hamad quando lui spodestò il padre, presiedette alla scoperta dei giacimenti di gas naturale che hanno reso ricchissimo il Qatar e prese la decisione di investire quei soldi per ridisegnare il volto del Paese: la nascita di Al Jazeera, nel ’96, la scelta di fare di Doha un polo culturale di primo piano, il protagonismo sulla scena internazionale, con le aperture nei confronti di Israele ma anche di Hamas, il sostegno agli islamisti e la decisione di concedere agli Stati Uniti l’uso della base di al Udeid. Fino al recente sostegno alla causa delle Primavere arabe, con un intervento diretto in Libia al fianco dei ribelli anti-Gheddafi di cui si dice che Mozah e Tamim siano stati i principali ispiratori.

Mentre il marito costruiva la nuova immagine del Paese, a Mozah era affidato il soft power. Per prima nella regione, decise di investire in cultura ed educazione. Alla periferia di Doha oggi sorge Education city, una creatura diretta della Qatar Foundation diretta da Mozah. Qui le migliori università americane, da Georgetown a Northwestern, fanno a gara per formare la nuova classe dirigente del mondo arabo: per i qatarini tutto è gratuito e gli studenti meritevoli provenienti da altri Paesi arabi possono accedere a borse di studio. Poi la scelta di puntare sull’arte, anni luce prima che nella regione risuonassero parole come Louvre e arte contemporanea. Oggi Doha è una delle capitali dell’arte mondiale, con un museo di arte islamica progettato dall’archistar Ieoh Ming Pei che toglie il fiato per la sua bellezza e il più importante centro di arte araba contemporanea al mondo. Alla testa di tutto, quella che Forbes ha definito la donna più potente del settore, la sceicca Mayassa, 30 anni, figlia di Mozah e sorella minore del nuovo emiro.

Contemporaneamente, Mozah è diventata anche un’icona di stile mondiale: i suoi abiti di foggia occidentale ma adeguati alle tradizioni islamiche e accompagnati da un turbante che è diventato il suo marchio di fabbrica, sono finiti sulle riviste di moda di tutto il mondo. Li ammirano a Parigi e New York, ma li amano soprattutto le ragazze arabe che in lei, più che in icone occidentalizzate come Rania di Giordania, trovano un’ispirazione e un modello di eleganza. Ci sarebbe la passione per la moda di Mozah anche dietro alla decisione del Qatar di acquistare, qualche mese fa, la maison Valentino. Un percorso variegato dunque, e tutto in ascesa, ma non privo di incidenti: la sua sfrenata ambizione è stata spesso oggetto di critiche e la sua più cocente sconfitta pubblica, le polemiche dimissioni del fondatore di Reporters sans frontières, Robert Menard, dal centro per la libertà dei media nel mondo arabo da lei voluto (parlò di «intrusioni e censure») fu accolta con soddisfazione in più di una capitale araba. Dalle stesse città, e dai ranghi degli islamisti qatarini, partirono le polemiche contro la scelta di Mozah per presentare la candidatura di Doha come città ospitante i Mondiali di calcio del 2022. Il Qatar vinse e le immagini di Mozah e Tamin che urlavano dalla gioia fecero il giro del mondo, creando un mare di polemiche fra gli arabi e costringendo l’emiro Hamad a ridurre la sua presenza pubblica per un po’. Mozah allora non si scompose. «L’emiro è un uomo molto sicuro e pensa che io capisca bene qual è la sua visione e possa trasformarla in realtà», disse qualche anno fa in una delle sue rarissime interviste. Oggi che ha insediato suo figlio al potere ed eliminato dalla scena l’arcirivale Hamad bin Jassim, per anni Primo ministro e ministro degli Esteri, per Mozah si apre una nuova sfida: fare un passo indietro e uscire dalla luce diretta dei riflettori che spetterà a colei, fra le due mogli, che il figlio sceglierà di avere al fianco come First lady. Lei continuerà a pesare, nell’ombra, sul futuro del suo Paese. E non c’è da dubitare che anche stavolta sarà un successo.

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