La Regione boccia ancora le donne
Voto segreto: stop a doppia preferenza

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Il Consiglio regionale boccia ancora una volta le donne. Con 21 voti a favore e 45 contrari l’Assemblea – a scrutinio segreto – respinge la modifica al titolo, che parla solo di abrogazione dell’articolo sull’incandidabilità per il presidente dimissionario al successivo turno elettorale, senza la quale sono quindi decaduti tutti gli emendamenti sulla doppia preferenza di genere. Scoppiano le polemiche.

banner-unioneE’ stato il capogruppo di “Sardegna è già domani”, Mario Diana, a chiedere la modalità di voto segreto sull’emendamento che modifica il titolo della legge. Era stato lo stesso Diana, in occasione dell’esame della stessa legge statutaria a fine giugno a chiedere il voto segreto sulle modalità di espressione di voto facendo decadere gli emendamenti sulla doppia preferenza di genere.

LE PAROLE DEL GOVERNATORE – “Abbiamo sprecato un’opportunità: aver perso quest’occasione è molto triste. Si trattava di fare passi avanti concreti in una società – e l’Italia è ancora molto indietro – che è ancora molto chiusa in questo percorso”. Così il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, ha commentato l’esito negativo con voto segreto sulla doppia preferenza di genere e sull’azzeramento degli sbarramenti, in Consiglio regionale dove si esamina la modifica della legge elettorale statutaria.

SCOPPIA LA POLEMICA – Dopo questo voto segreto, il consigliere regionale del Pd, Mario Bruno, ha ufficialmente chiesto che nella prossima riunione dell’ufficio di presidenza si possa discutere dell’abolizione di questa modalità di voto in Aula se non per quei casi che riguardano le persone e le coscienze. “Nessuno di voi si è alzato a chiedere la modifica del voto segreto durante le sedute dell’ufficio di presidenza – gli ha replicato il capogruppo Segd, Mario Diana – E se porterete in Aula una proposta del genere chiederò il voto segreto. Certo è che non permetteremo più nominate o nominati in quest’Aula – ha aggiunto – non voteremo più con la vecchia legge”.

Secondo Pietro Pittalis, capogruppo del Pdl, “era necessario approvare questa legge per evitare lungaggini di un giudizio della Corte Costituzionale che rischiava di farci tornare al voto con la vecchia legge”.

 

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