Ditelo con il culo

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SEZIONE TAFAZZI – CAOS PD: I LETTIANI PENSANO DI CANDIDARE ALLA SEGRETERIA LA ZARINA BERLINGUER – E L’ASFALTATORE FINISCE ANCHE SUL LATO B DELLE MODELLE: “NOI VOGLIAMO RENZI” (E LO DICIAMO COL CULO?) 

Epifani conferma la data dell’otto dicembre per le primarie – Si discute sulla separazione tra segretario e candidato premier (ma se si vota in primavera mica si possono fare nuove primarie) – Intanto Renzi-Mao spara sul quartier generale: “Gruppo dirigente rancoroso, non farò la fine di Prodi”…

«WE WANT RENZI»: LO SLOGAN FINISCE SUL LATO B DELLE MODELLE
«È stata una provocazione voluta fin dal primo momento, siamo stufi di vedere governi imposti», spiega Jerry Tommolini, designer del marchio di costumi Pin up stars, che ha mandato in passerella a Milano tre modelle che si sono suddivise sui rispettivi costumi lo slogan ‘We want Renzi’. Una trovata pubblicitaria ma anche una convinta e insolita manifestazione di fiducia nel sindaco di Firenze…

RENZI AVVERTE IL PD: NON FINIRÒ COME PRODI. E SPUNTA BIANCA BERLINGUER

Nino Bertoloni Meli per “Il Messaggero”

La promessa di Guglielmo Epifani è solenne oltre che impegnativa: «Venerdì in direzione chiudiamo. Basta con queste discussioni inutili». Il segretario di transizione ce la mette tutta a reggere la baracca democrat e a svelenire il clima. Scandisce che «la data dell’8 dicembre per le primarie è una certezza», che «Renzi non ha interesse a far cadere il governo», che saranno piuttosto «i problemi economici e la legge di stabilità a decidere della durata del governo più che la vicenda del nuovo segretario Pd».

LETTA-RENZI

Insomma un Epifani ecumenico che si concede pure una civetteria personale, «non mi candido a segretario anche se sarei arrivato di sicuro secondo», una sorta di Tano Belloni della politica, il ciclista eterno secondo dietro al grande Girardengo. Un solo punto di attacco, nelle parole di Epifani a Porta a porta, quando dice di considerare «sbagliato» l’automatismo tra leader e premier, che è quanto ha consegnato la confusa e inconcludente assemblea di sabato. Stanno qui, nell’infinita questione della separazione delle carriere leader-premier, gli ultimi conati di quanti vorrebbero ancora rimettere in gioco le cose.

MARA CARFAGNA DA BIANCA BERLINGUER

LE CORRENTI
Su un divano della Camera, D’Attorre e Stumpo, teste di cuoio del bersanismo, spiegavano: «Nessuno vuole mettere in discussione la data dell’8, il problema è un altro, è che cosa fare se, quando si voterà, magari emergerà un’altra personalità oltre a Renzi, il Nembo Kid evocato da D’Alema. Oggi Renzi è fortissimo, ma domani? Perché dovremmo precluderci altri candidati?».

C’è poi il partito di quanti guardano a Enrico Letta come possibile competitor del sindaco. Tra questi c’è Fioroni: «In combutta con i partitocrati e le burocrazie del Pd, sabato all’assemblea Renzi e i suoi amici hanno ottenuto l’unica cosa che gli stava a cuore, far fuori Letta dalla corsa delle primarie. Ci opporremo».

Nasce da questo retroterra l’idea che venerdì in direzione verrà proposta una sorta di dichiarazione d’intenti in cui i quattro candidati (Renzi, Cuperlo, Civati e Pittella) si impegnano a che, quando si tratterà di scegliere il candidato premier, possano scendere in lizza altri nomi oltre a quello del segretario.

Ma c’è già chi fa notare che se si vota in primavera, non è che si possono rifare primarie appena svolte, sempre che Letta abbia intenzione di scendere in lizza; e comunque Renzi, a quel che si è capito, non porrebbe ostacoli a prendere un impegno del genere.

Qualcuno, pare i lettiani, avrebbe anche pensato a Bianca Berlinguer per convincerla a candidarsi in alternativa a Renzi, il famoso «terzo personaggio» tra Cuperlo e il rottamatore.

Lui, il sindaco, continua nella sua opera rottamatrice: di primo mattino a Omnibus ha attaccato «il gruppo dirigente rancoroso che punta solo a rinviare le cose», annunciando che non intende fare «la fine di Prodi». Un Renzi alla Mao che spara sul quartier generale. Sindaco e renziani hanno fatto presente che quell’organismo sulle regole che è tornato a riunirsi in serata ha ormai le ore contate, «non è legittimato»: tutti e quattro i candidati sono d’accordo che a gestire il congresso dovrà d’ora in poi essere un nuovo organismo che rappresenti loro, non le correnti del passato.

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